Nello Yoga contemporaneo e soprattutto nelle edizioni dei testi degli attuali maestri di riferimento così come nelle traduzioni più moderne dei testi dei loro maestri e pionieri, non si fa quasi mai cenno al Brahman e alla conoscenza che lo riguarda. Nello Yoga delle origini la pratica era intesa per realizzarlo e ciò era reso possibile partendo dalla comprensione che ciò fosse possibile soltanto attraverso il superamento della mente. Invece, si è approdati nel tempo a ridurre sensibilmente la componente filosofica per prediligere quella fisica, fino a giungere ad un completo disinteresse per gli elementi originari...
Per cambiare il mondo non basta giudicare e non serve fantasticare sulle cospirazioni: invece sono necessarie le nostre azioni consapevoli, appassionate, nate dallo studio di sé e dei testi. Serve mollare la comoda ignoranza per entrare nella conoscenza che ci rende persone migliori. I mostri non sono “altrove”, il burattinaio è il nostro pensiero che culla le illusioni e le fantasie. La più piccola illuminazione caccia il mostro e accende la luce della coscienza. E il mondo ha bisogno di questa luce. Della nostra luce
Mataji, sorella spirituale di Mahavatar Babaji, lancia un messaggio “definitivo”: la realizzazione non è individuale e non può essere completa se non si traduce in cura per il destino collettivo. Questo cambiamento di paradigma ha conseguenze importanti per il modo in cui la spiritualità viene interpretata, perché suggerisce che la pratica interiore non produca soltanto pace personale ma possa generare cambiamenti profondi nelle relazioni, nei modelli culturali e nella visione che l’umanità ha di se stessa...
Nel libro del 1929, Sivananda descrive gli stadi dello yoga interno: qui parliamo della concentrazione alla meditazione (dhyāna), fino al samādhi, stato supremo di unione con il Sé. Fornisce indicazioni pratiche su luogo, postura e progressione, sottolineando l’importanza della calma mentale. La meditazione purifica, scioglie l’ego e porta alla conoscenza intuitiva. Vengono trattati anche kundalini ed energia vibratoria, fondamentali per equilibrio, salute e crescita spirituale
Nel suo Lezioni pratiche di yoga (1929) Sivananda dedica ampio spazio a prānāyāma e dhārana, seguendo i rami classici dello yoga. Il respiro, da funzione grossolana, diventa strumento di controllo del prāna sottile, energia vitale che unisce corpo fisico e astrale. Attraverso pratiche graduali di inspiro, ritenzione ed espiro, si accumula prāna e si favorisce il risveglio della Kundalini. Il perfezionamento del prānāyāma conduce alla concentrazione e al controllo mentale. In dhārana l’attenzione viene educata a fissarsi su un solo oggetto, superando distrazioni e automatismi. Per Sivananda lo yoga è un lavoro rigoroso sulla mente e sul subconscio, fondato su disciplina, introspezione e trasformazione etica
Il desiderio è davvero causa di sofferenza o può diventare forza di trasformazione? Tra yoga, psicanalisi e pratica interiore, esploriamo l’ambivalenza delle passioni umane e il ruolo di memoria, inconscio e discernimento nel percorso spirituale. Non si tratta di reprimere ciò che ci muove, ma di attraversarlo con consapevolezza, fino a lasciare spazio a un cambiamento inatteso
«Servire è amore in azione», diceva questo gigante della spiritualità e dello Yoga. La sua storia è esemplare e riassume tutte le tappe dell'ascesi: da medico, diventò swami e si dedicò ai poveri e ai sofferenti. Fondò un lignaggio, lo Yoga Integrale, che porta in sé karma yoga, bhakti, jñāna e rāja yoga. La cui filosofia di vita si riassume in questa frase: «Servire gli altri è il modo più rapido per realizzare Dio. Quando ami tutti, Dio dimora in te»
Ormai on line ci vendono di tutto. Anche corsi di yoga dai nomi fantasmagorici. Come orientarsi: scegliete un insegnante che provenga in modo incontrovertibilmente certificato da un lignaggio tradizionale. È l'unico modo per non farsi truffare.
Mahavatar Babaji, il guru di Lahiri Mahashaya che ha portato il Kriya Yoga in tutto il mondo, è il protagonista di un nuovo libro scritto da Jayadev Jaerschky. Che ci spiega chi è quest'essere leggendario che Yogananda descriveva come «simile al Cristo»
È utile essere ricercatori, sperimentatori. Verificare i metodi, applicarli abbastanza a lungo da registrarne gli effetti. Nessun’arte si apprende con le sole informazioni, sui libri, e senza praticare in modo stabile. Io ho trovato nel Kriya Yoga un metodo raffinato e accessibile che da 15 anni mi accompagna nella scoperta di chi sono...
Dove sta andando lo Yoga? Domanda pericolosa, perché qualcuno potrebbe rispondere: «a ramengo». La deriva che ha preso questo «metodo» (è una delle possibili traduzioni della parola) è sempre più quella di assecondare un mercato che ha deciso di sfruttare il termine come già ha fatto per il buddhismo tibetano negli Anni 90...



