Il piccolo Ganesh e la mia esperienza ospedaliera da yogini

Sottoporsi a un intervento chirurgico è un’esperienza piuttosto comune. Quanti pensieri e quante riflessioni. A partire da quella relativa al rapporto fra il corpo che invecchia e lo yoga. Molti mi hanno chiesto come mai dovessi essere operata all’anca, visto che avevo fatto yoga per tantissimi anni. Ho sempre risposto che lo yoga non impedisce l’invecchiamento e l’usura, non evita l’insorgere di gravi patologie, ma può attenuare i disagi della malattia e della vecchiaia. Nel mio caso, proprio grazie alla pratica yoga, sono riuscita fino ad ora a camminare, fare viaggi e ad avere una vita normale nonostante il deterioramento della cartilagine in entrambe le articolazioni.

La lezione di Swami Sivananda: «Cos’è davvero il pranayama»

Nel suo Lezioni pratiche di yoga (1929) Sivananda dedica ampio spazio a prānāyāma e dhārana, seguendo i rami classici dello yoga. Il respiro, da funzione grossolana, diventa strumento di controllo del prāna sottile, energia vitale che unisce corpo fisico e astrale. Attraverso pratiche graduali di inspiro, ritenzione ed espiro, si accumula prāna e si favorisce il risveglio della Kundalini. Il perfezionamento del prānāyāma conduce alla concentrazione e al controllo mentale. In dhārana l’attenzione viene educata a fissarsi su un solo oggetto, superando distrazioni e automatismi. Per Sivananda lo yoga è un lavoro rigoroso sulla mente e sul subconscio, fondato su disciplina, introspezione e trasformazione etica

Il sentiero per l’Infinito parte dalla consapevolezza di sé

In India come in Grecia, il vero obiettivo di qualsiasi percorso è conoscere se stessi. E conoscere se stessi ha come sbocco abbracciare se stessi fino all'abbandono tra le braccia dell'Infinito. Però sappiamo che la via della ricerca è lunga e ci vuole costanza. E ora, in edicola, un libro ci racconta questo percorso verso la meraviglia...