Vi spiego cos’è il Kriya Yoga e perché ci sono tanti rami

Il nome di Babaji è stato conosciuto in Occidente grazie al libro «Autobiografia di uno Yogi», scritto da Paramahansa Yogananda. Queste tecniche sono state insegnate dal leggendario guru a quattro maestri che ne hanno perpetrato la tradizione: Lahiri Mahasaya, Swami Sivananda, V.T. Neelakantan e S.A.A. Ramaiah. Da questi si sono sviluppati tre sentieri, ognuno dei quali si rivolge a persone con diverso temperamento e potenziale...

La lezione di Swami Sivananda: «Cos’è davvero il pranayama»

Nel suo Lezioni pratiche di yoga (1929) Sivananda dedica ampio spazio a prānāyāma e dhārana, seguendo i rami classici dello yoga. Il respiro, da funzione grossolana, diventa strumento di controllo del prāna sottile, energia vitale che unisce corpo fisico e astrale. Attraverso pratiche graduali di inspiro, ritenzione ed espiro, si accumula prāna e si favorisce il risveglio della Kundalini. Il perfezionamento del prānāyāma conduce alla concentrazione e al controllo mentale. In dhārana l’attenzione viene educata a fissarsi su un solo oggetto, superando distrazioni e automatismi. Per Sivananda lo yoga è un lavoro rigoroso sulla mente e sul subconscio, fondato su disciplina, introspezione e trasformazione etica