Per molto tempo ho sostenuto che lo yoga è una disciplina adatta solo a persone che hanno la piena presenza mentale. Poi come spesso, e per fortuna, accade, ci sono situazioni che inducono riflessioni e approfondimenti che portano a rivedere le proprie convinzioni. Qui vi racconto la mia esperienza al Servizio psichiatrico di diagnosi e cura (SPDC ) dell’Azienda Usl di Parma...
Quando qualcuno ci chiede chi siamo, generalmente rispondiamo attraverso elementi che appartengono alla nostra storia: il nostro nome, il lavoro che facciamo, le persone che frequentiamo, i luoghi in cui viviamo, le nostre preferenze, le nostre esperienze. Tutto questo certamente racconta qualcosa di noi, ma sappiamo anche che ogni aspetto esterno della nostra vita è soggetto al cambiamento. La tradizione dello Yoga ci invita proprio a questa esplorazione: riconoscere ciò che cambia e avvicinarci a “colui che osserva il cambiamento”. In questa visione il Kriya Yoga poi è uno strumento per sviluppare la conoscenza di sé. Con un obiettivo: diventare più presenti, più stabili e più capaci di scegliere
Quante volte abbiamo lasciato che la vita fosse chiusa e compressa dentro di noi? Ci vuole coraggio per aprirci ed è necessario cercare l’armonia dell’apertura perché un vulcano può esplodere in modo rovinoso o tracciare nuove valli e nuove vie. Il fiume di lava può essere distruttivo o armonico. Spesso abbiamo paura di aprirci perché significa rischiare ma solo rischiando un possibile errore possiamo aprirci anche a una nuova parte di noi
La vulnerabilità, in parole quotidiane, è quando ti senti “scoperto”. È quel momento in cui non hai armature: non stai recitando un ruolo forte, non stai controllando tutto, e si vede un po’ di più quello che provi davvero. Io mi sono sentito vulnerabile nella vita e nel mio lavoro. E ho imparato che è una condizione che possiamo accogliere...
Talvolta ho letto nel cuore di alcuni la paura di oltrepassare un confine, di avvicinarsi a qualcosa che forse non si dovrebbe toccare. E mi rendo conto di quanto la società, la famiglia e talvolta anche la religione abbiano costruito dentro di noi piccole prigioni interiori. Prigioni fatte di giudizi, regole non sempre comprese, paure tramandate più per abitudine che per reale consapevolezza. Eppure, la ricerca spirituale nasce da un movimento opposto cioè dal desiderio di aprire porte, non di chiuderle...
Esiste un aspetto frainteso, sottovalutato o peggio ancora abusato, quel principio a cui ci riferiamo con il termine karma yoga, che vuol dire «yoga dell’azione». Il karma yoga nella sua forma più viva e più creativa, ma anche più esposta, non si nasconde dietro il ruolo che dà visibilità e potere nei gruppi strutturati, ma vive nelle iniziative più piccole, nei gruppi informali e nei progetti che nascono senza struttura né garanzie ma che richiedono una qualità diversa di presenza e di disponibilità. È un gesto interno che non appartiene a nessuna organizzazione, non ha marchio, non ha ruolo, non cerca pubblico: è la coscienza che agisce
Jagger, il mio cane, non trasmette forza aggressiva o dominio. Anzi. Con il suo sguardo dolce sembra quasi chiedere lui protezione a me. Ed è proprio lì che ho capito qualcosa. Forse proteggere qualcuno non significa controllarlo. Non significa rinchiuderlo nella paura o possederlo. Forse significa semplicemente esserci. Custodire una fragilità. Come fece zio Enzo quando morì mio padre...
Divisioni e conflitti attraversano da sempre religioni e percorsi spirituali, nati spesso da ideali condivisi ma destinati a incrinarsi nel tempo. Dalle grandi scissioni storiche alle tensioni nei movimenti contemporanei, emerge una fragilità profondamente umana, legata a ego, potere e bisogno di affermazione. Anche figure carismatiche possono deludere, mostrando limiti inattesi. In questo scenario, diventa essenziale coltivare uno sguardo lucido ma non disilluso, capace di distinguere ciò che nutre davvero il cammino interiore da ciò che lo allontana...
Nel mondo della ricerca spirituale, dove ci si aspetterebbe armonia e gentilezza, emergono spesso dinamiche di ego, abuso e conflitto. Tutti noi potremmo raccontare esperienze dirette con maestri e ambienti “spirituali” che si sono rivelati' tossici. Ma è possibile arrivare a una consapevolezza: non sono i percorsi a essere corrotti, ma gli esseri umani che li attraversano. La vera crescita non passa dalla sofferenza imposta né dall’obbedienza cieca, ma dal discernimento, dalla libertà e dalla gentilezza autentica
Le teorie del complotto non sono un fenomeno nuovo, ma oggi attirano grande attenzione nella psicologia sociale, anche per la loro diffusione sui social. Due studi mostrano che le persone si collocano lungo uno spettro: alcuni vedono cospirazioni con facilità, altri tendono a respingerle. Usando la teoria della rilevazione del segnale, i ricercatori distinguono tra capacità di valutare le prove e predisposizione a credere ai complotti. Il rischio, in entrambi i casi, è sbagliare: vedere complotti inesistenti o ignorare quelli reali
Lo stupore non è solo una reazione rapida all’inaspettato, ma può diventare un’esperienza profonda e trasformativa, definita awe. Le ricerche di Dacher Keltner mostrano che questo stato nasce dal contatto con la vastità, riduce l’egocentrismo e rafforza empatia e cooperazione. Le sue dinamiche neuropsicologiche dialogano sorprendentemente con lo yoga e le pratiche contemplative, indicando nello stupore un ponte tra neuroscienze, spiritualità e relazione
L’Italia è una nazione in cui si è smarrito il rispetto e l’empatia, nonostante l’abuso retorico di parole come «amore», «cuore» e «perdono». Mentre dati europei e studi internazionali dimostrano che più educazione significa più consapevolezza e prevenzione, il Paese si divide sull’educazione sessuo-affettiva a scuola. E tra tabù familiari e strumentalizzazioni politiche, restiamo pericolosamente indietro.
Il valore dei legami autentici, della presenza, della cura reciproca: come musica, yoga e vita ci insegnino a mantenere e riconoscere l’amicizia...
Quante parole sprechiamo. Quanti giudizi gratuiti diamo. Un tempo erano solo chiacchiere da bar, ora con i social stiamo inquinando il mondo. Eppure se prima di parlare, provassimo a fermarci e a immedesimarci almeno un po’ in ciò di cui stiamo per dire qualcosa cambierebbe. E sono certa che nella maggior parte dei casi capiremmo che la scelta migliore è tacere
Sono un mix tra teatro dell’anima, spiritualità pop, e auto-esplorazione emotiva che appassiona molti. Ma possono essere davvero considerati uno strumento terapeutico? O solo un’esperienza intensa e suggestiva? E quando possiamo fidarci di chi guida gli incontri? Una piccola “scheda” orientativa
Quante donne si spengono e si affaticano per lasciare gli spazi ai propri uomini! Ma così facendo minano la loro stessa salute. Allora è necessario trovare la forza di fermarsi alla prima avvisaglia psicosomatica. E, senza sentirsi in colpa, riflettere su cosa deve cambiare. Qualcuno borbotterà, all’inizio. Ma voi resistete. Siate imperturbabili...
Negli ultimi anni, psicologi e sociologi hanno riportato una crescente attenzione verso forme sofisticate di manipolazione mentale. Si tratta di un sistema organizzato di tecniche psicologiche progettate per erodere la capacità di giudizio autonomo e la stabilità interna della persona. E riconoscere tali meccanismi è fondamentale...
Per invecchiare meglio bisognerebbe leggere più libri sulla biologia e guardare meno pubblicità. Facile a dirsi, un po’ meno a farsi. Perché i condizionamenti sociali sono enormi. Ma a prescindere dallo sviluppo tecnologico che l’umanità ha raggiunto, le domande sulla vita e sulla morte rimangono le stesse. Perché nasciamo, perché moriamo? Ai quesiti esistenziali senza tempo rispondiamo con trapianti e i ritocchi, mentre dovremmo imparare a meditare...



