16 – Ma se non lo vedo, come faccio ad amare Dio?

Non si tratta di aderire a un’etichetta religiosa, ma di fare esperienza di una coscienza più alta che emerge quando il rumore si abbassa. Krishna parla di “prendere rifugio in Me” che non significa diventare passivi, annullare la propria personalità, reprimere i desideri e i talenti o perdere la libertà, ma orientare tutto ciò che siamo verso il progetto divino, che riconosciamo nel momento in cui facciamo chiarezza interiore. E la domanda “Perché Dio non si mostra?” diventa “Come lo sto cercando?”...

La mia India, la terra di chi ci ricorda il divino che è in noi

La nostra Sabrina Rossi è partita dalla Romagna per trascorrere un mese in India e vivere appieno l'esperienza spirituale di quella Terra. Dalle sacre rive del Gange ci ha mandato questa poesia, una riflessione, quasi una preghiera che ci ricorda chi siamo.

L’Induismo come Pirandello: in India Dio può essere “uno o centomila”

In India l’infinito e l’assoluto, se esistono, possono essere inspiegabilmente e simultaneamente, irrazionalmente e illogicamente, uguali e diversi, infiniti e simultaneamente infinitesimali, eterni e temporali, una persona assoluta originale e infinite emanazioni o espansioni che coesistono simultaneamente alla coscienza totale impersonale...

Bhagavan o Brahman: nell’Induismo ci sono due modi di intendere e di adorare Dio

Nell’induismo, nascosti dietro la moltitudine di divinità e personaggi mitologici, si possono individuare due fondamentali indirizzi di pensiero: il primo si delinea secondo l’idea che Dio sia una Persona Suprema, con attributi, qualità e una personalità trascendentali: in sanscrito il termine Bhagavan identifica l’aspetto personale di Dio; il secondo si accosta a Dio nella sua forma impersonale, priva di attributi, qualità e forme individuali. In sanscrito si chiama Brahman...