In una società che pretende tutto e subito, anche lo Yoga rischia di diventare un prodotto da consumare in fretta. Corsi per insegnanti in poche settimane, scelte affidate ai social e una ricerca spirituale che perde profondità. Eppure lo Yoga richiede tempo, impegno, ascolto e la capacità di fermarsi. Scegliere consapevolmente un maestro e una tradizione significa riconoscere il valore dell'esperienza, lasciare che maturi dentro di noi e riscoprire il senso autentico del proprio percorso interiore
Viviamo immersi nel rumore e questa condizione non fa che alimentare le nostre turbolenze mentali. Ma i testi di yoga fondanti per la nostra pratica parlano del silenzio indicandolo con il termine «Mauna», il silenzio consapevole. E per sperimentare lo non è necessario isolarsi in un eremo, possiamo inserire brevi spazi di silenzio intenzionale nella routine quotidiana. Momenti di presenza a noi stessi. Il prezzo da pagare? Viaggiare controcorrente...
La parola yoga porta ormai con sé un bagaglio visivo fatto di tappetini colorati, luci calde, un bel fisico in equilibrio su una mano davanti a un panorama. La flessibilità e le posizioni sono fotografabili ma il silenzio e la trasformazione interiore no. Così allo yoga si è legata a doppio filo a quell’estetica e, chi non si riconosce, si autoesclude prima ancora di cominciare. Il percorso però è diverso, più semplice e più complesso nello stesso tempo. Ma per arrivare alla semplicità bisogna prima attraversare la complessità. E questo - che lo chiamiamo yoga o in qualsiasi altro modo - è il lavoro vero
È difficile sapere di cosa ho bisogno veramente. Ma è centrale capirlo. Sapere che non siamo le nostre emozioni, che il nostro testimone non sta nelle sensazioni. Sapere che siamo angeli e demoni, parte di azzurro e parte di buio. Che l'incoerenza è la coerenza del cosmo e che non c'è separazione in noi e tra noi e l'Universo. C'è un percorso da fare, non esiste la pillola della realizzazione, ma sappiamo che basta un attimo di luce perché la nostra vita cambi del tutto
«Possibile che non c’è un attimo di tregua?», ci chiediamo talvolta. Perché sembra davvero che sia così. Allora non troveremo mai pace? Mai un momento senza onde che ci sbattono di qua e di là? Non lo so, forse per qualche ora, qualche giorno, ma poi auguro a ognuno che il movimento vitale prosegua i suoi passi, perché rimanere all’àncora non è lo scopo del viaggio della vita. Non siamo quadri fissi al muro che riproducono sempre la stessa immagine, siamo affreschi in perenne espansione in colore, forme, simboli, significato. Forse, allora, la stabilità è assenza di equilibrio per come lo intendiamo, ovvero la speranza di vivere nel fulcro dell'altalena...
di Isabella Schiavone - La ricerca dell’equilibrio attraversa molte pratiche orientali: Tai Chi Chuan, meditazione, yoga. Ma non tutte le difficoltà riguardano il piano interiore. Spesso l’attrito nasce dagli ambienti che frequentiamo, dai modelli culturali dominanti, dalle forme di organizzazione sociale basate sulla competizione, sulla produttività continua, sull’individualismo e sul consumo...
In questa vita tutti e tutte siamo chiamati a ricoprire un ruolo, l’impiegata, l’avvocato, la mamma o il papà. Rispettare questi ruoli che per convenzione ci siamo dati, ci permette di vivere in società, una società dove è richiesto il rispetto di alcune regole, dove è richiesta un minimo di disciplina e dove è anche a volte sano essere un minimo rigidi e accettare di indossare quella maschera o quell’altra. La maschera diventa un problema quando non riusciamo più a togliercela...
Le parole non dette nascono spesso dall’abitudine al silenzio imparata fin da piccoli. A volte tacere aiuta a comprendere e lasciare che le emozioni si sciolgano da sole; altre volte, però, trattiene un disagio che pesa. Serve equilibrio: saper attendere senza orgoglio, ma anche trovare il coraggio di parlare quando necessario, liberando ciò che altrimenti resterebbe bloccato
di Isabella Schiavone - «Terra» non è un concetto neutro. Nelle pratiche la terra è un’immagine metaforica e concreta al tempo stesso: è direzione, peso, gravità, attrito. È la base da cui dipende la possibilità di esserci: il pavimento, l’erba, il suolo. Con la terra si stabilisce un rapporto. Si torna a un punto d’appoggio. E vale nello Yoga, nel T'ai chi e nella meditazione...
Quando il lavoro diventa parte della nostra storia: il desiderio umano di contribuire, di essere un piccolo mattoncino nella crescita di un progetto e la sottile ferita che nasce quando quella storia sembra dimenticarci
Il desiderio è davvero causa di sofferenza o può diventare forza di trasformazione? Tra yoga, psicanalisi e pratica interiore, esploriamo l’ambivalenza delle passioni umane e il ruolo di memoria, inconscio e discernimento nel percorso spirituale. Non si tratta di reprimere ciò che ci muove, ma di attraversarlo con consapevolezza, fino a lasciare spazio a un cambiamento inatteso
La via dello yoga unisce riflessione e abbandono: ardore, studio di sé e infine affidamento all’Infinito. Non è solo pratica fisica, ma esperienza del Sé, coltivata ogni giorno con consapevolezza. Attraverso osservazione, mantra e presenza, si impara a dimorare nel “qui e ora”, anche nel caos quotidiano, perché lo yoga è esperienza viva, non magia
Mi sono sempre immaginata in viaggio, con uno zaino leggero o una valigia essenziale, pronta a incontrare luoghi e persone, a nutrirmi della bellezza sparsa nel mondo. Ora… ora si ricomincia. Nonostante le responsabilità, le differenze, i nuovi interessi. Torno a volermi bene, a riconoscermi...
Ti sei mai sentito o sentita a pezzi? Se non ti è mai accaduto, è come per chi non ha mai la febbre, non è detto che faccia bene. Sai quando affiora quella sensazione di sgretolamento, di terremoto dentro e fuori di te? A me è successo e vi racconto le difficoltà e i doni di questa esperienza
La posizione della “candela” (salamba sarvangasana) esprime al meglio l'augurio per il nuovo anno. Significa capovolgere il consueto, introdurre nella vita quotidiana dei ribaltamenti, essere disponibili al cambiamento e alla trasformazione. Saremo capaci di accogliere l’imprevisto? E il diverso, che guarda il mondo con occhi capovolti perché preda della miseria e della guerra? Saremo capaci di buttare “gambe all’aria” la gabbia delle abitudini? Queste sono le sfide che ci attendono
Tutto attorno a noi parla di conflitto, opposizione, prevaricazione, forse questo è il motivo per cui si parla molto di pace,. Ma ci sono molti luoghi all’interno di noi dove si può fare esperienza di una condizione pacifica...
Quando la mente sottile prende vita, cambia la visione interiore e quella della vita dell’altro. L’altro non è più “altro” ma è un atomo dell’Uno, proprio come te e me. Quando m’interesso di te, m’importa di me. E questo è il gesto interiore che considero più vicino al divino che io conosca
Lavoro con la voce da cinquant’anni. È stata la mia compagna, la mia arma gentile, il mio specchio: la radio, la tv, il canto. Con la voce ho raccontato e ascoltato, ho cercato emozione, ritmo, verità. Ma più la uso, più capisco che la voce non è solo suono: è respiro che si manifesta, corpo che vibra, anima che prende coraggio e decide di farsi sentire. È la forma più diretta di presenza



