C’è un tema ricorrente nel mondo della cosiddetta “spiritualità” che ogniqualvolta lo incontro mi provoca dei sommovimenti interni. È il tema della partecipazione o meno alla vita sociale e politica. Il tema dell’informazione, dell’informarsi, dell’attingere a testate giornalistiche, a libri di studiosi. «Io non leggo i giornali, preferisco informarmi altrove», è un classico. Dove altrove sono siti controllati dai poteri fortissimi di chi fa disinformazione sistematica.
Voi andreste a prendere medicine da un carrozziere? No, e con le informazioni è la stessa cosa. Perché c’è differenza tra giornali che rispondono a visioni di editori o di politici, e siti che vengono confezionati all’estero, riproducono elementi di AI e hanno il solo scopo di destabilizzare le persone. La tipica frase «Questa cosa non ce la dicono», «Queste cose ce le nascondono», «Nessuno ci dice che…» rispondono a questa logica. Sono portatori di inquietudine sociale, di ansie indifferenziate, di false informazioni, di semi di panico e paralisi intellettuale. Se ci nascondono qualcosa, non possiamo più essere certi di nulla. Ma la notizia è che non lo siamo mai stati. E se vogliamo cambiare il mondo è inutile litigare su Facebook, è utile invece partecipare, sporcarsi le mani, entrare nel no-profit.
Bisognerebbe partire da qui per spiegare che la Verità non esiste, che esistono i punti di vista (come quelli che esponiamo su questo web magazine che è interamente finanziato da me che non appartengo a nessuna corrente né politica né religiosa) e che tutti noi ci dibattiamo nel dubbio di sbagliare le nostre scelte, di fare una sintesi delle varie informazioni e di scegliere la migliore per se stessi.
Ci sono mille teorie mediche, scientifiche, spirituali, ginniche, osteopatiche, dietistiche, possiamo solo sperimentare e cercare quella che corrisponde maggiormente ai nostri bisogni, al nostro carattere, alle mie idee. E una volta fatta la scelta, cercare di non imporla agli altri. Questo è il tema più sensibile. Si stigmatizzano giustamente le Crociate, ma le “crociatine” dei milioni di depositari e dispensatori della “verità” che ci tocca sopportare sono una piaga sociale. E anche una piaga spirituale. I social sono pieni di soloni senza ragione d’essere che ti spiegano come vivere e cosa pensare e vanno sui profili altrui a insultare o stigmatizzare. Ne ha giustamente parlato Riccardo Serventi Longhi nel suo ultimo ottimo articolo.
Ma il punto è che quando si legge un giornale non ha senso cercare la “verità” sulle sue pagine! Possiamo solo raccogliere degli stimoli culturali e di cronaca per cercare di farci un’idea sul mondo. E l’alternativa a questo relativismo non può nemmeno essere l’isolamento! Isolarsi nutre solo la nostra ignoranza che non si misura in lauree, ma nella capacità di metterci in discussione, di studiare, di leggere libri scritti da esperti veri (e non autoriferiti), romanzi che aprono il cuore e la mente, guardare Tg italiani ed esteri che mostrano punti di vista (alcuni intollerabili, certo), fiction che alleggeriscono la mente…
Quando ogni mattina (di default da sempre) accendo il TGCom24 per guardare il rullo di informazioni che dura 7 minuti (risparmiatemi le critiche sul Tg5, sono un professionista, ascolto e leggo di tutto), poi SkyTg24, Rainews, France24, faccio spesso fatica a reggere alle notizie. Ma non ha senso alcuno mettere la testa sotto la sabbia. È faticoso? Pensiamo quanto è faticoso vivere in Ucraina o a Gaza o in certe zone dell’Africa o dell’Asia! Ci fa male guardare le immagini? Dovremmo schermarci per non inquinare la nostra meditazione? Ma di quale razza di spiritualità stiamo parlando?! Una pratica che ci porta a non-guardare non è spirituale. È una recita a soggetto in cui ci illudiamo di essere superiori o dediti allo spirito. Ma è una finzione.
Ricordo sempre la storia di Paramahansa Yogananda, quella che lui stessa racconta in «Autobiografia»… Lui che cerca di scappare dalla casa di Calcutta (quella che vedete nella foto fatta da me lo scorso anno) per andare nelle grotte dell’Himalaya a meditare con i sadu. Mi fa sorridere pensando al suo destino che fu quello di partire tutto solo per l’America a propagare lo Yoga in mezzo a sconosciuti e in condizioni difficili. Voleva isolarsi, il suo guru lo ha scaraventato nel mondo. Il suo è un insegnamento spirituale enorme.
Come quello di Swami Satyananda. Dopo un anno di ascesi, ha fondato un ashram a Rikhiapeet che sarebbe dovuto essere un luogo di assoluto ritiro; per lui lo è stato per 9 anni durante la pratica estrema dei “5 fuochi”, in cui è rimasto in meditazione ogni giorno per tutto il tempo in mezzo a quattro braceri e sotto il sole, ma le sue indicazioni alle swami sotto la guida di Swami Satsangi è stata quella di mettersi al servizio della popolazione più povera dell’India. Non è un’opinione, è la realtà, Yoga, spiritualità, religione, sono soprattutto «relazione». Se l’afflato interiore non diventa servizio, stiamo solo recitando a soggetto, nel migliore dei casi; o per far soldi nel peggiore.
Quindi a chi si avvicina alla ricerca interiore (meglio che la parola vaga e presuntuosa “spiritualità”) direi: leggi, informati, pratica, cerca di dentro di te e trova il modo di fare qualcosa di bello per gli altri. Tutto il resto è fantasia.

Sempre più persone si vantano di non guardare le notizie sugli organi di informazione e poi finiscono su siti dalla dubbia provenienza e autenticità. Ma voi andreste a prendere medicine da un carrozziere? No, e con le informazioni è la stessa cosa. Perché c’è differenza tra giornali che rispondono a visioni di editori o di politici, e siti che vengono confezionati all’estero, riproducono elementi di AI e hanno il solo scopo di destabilizzare le persone. Ma il punto è che quando si legge un giornale non ha senso cercare la “verità” sulle sue pagine. Sono punti di vista e di riflessione da cui dovrebbe partire una nuova ricerca per capire meglio la realtà. Poi qualcuno non si informa perché fatica a reggere le notizie che lo turbano. Ci fa male guardare le immagini? Dovremmo schermarci per non inquinare la nostra meditazione? Ma di quale razza di spiritualità stiamo parlando?! Una pratica che ci porta a non-guardare non è spirituale. È una recita a soggetto in cui ci illudiamo di essere superiori o dediti allo spirito. Ma è una finzione
Nel suo capolavoro «Il filo del rasoio», W. Somerset Maugham racconta la ricerca spirituale di Larry Darrel, un giovane americano che rinuncia alle certezze della società occidentale per interrogarsi su Dio, la morte e il significato dell'esistenza. Attraverso il confronto con la filosofia indiana e l'incontro con Ramana Maharshi, che ispirò lo scrittore, il romanzo esplora il confine tra fede e conoscenza, tra amore e attaccamento, e la possibilità di trovare una verità oltre i dogmi religiosi
Gli Yoga Sutra di Patanjali invitano a esplorare le radici profonde dei vortici di pensiero, spesso alimentati dalla dimensione inconscia più che dalla ragione. Desideri, attaccamenti e conflitti interiori generano inclinazioni contrarie che condizionano la nostra esistenza. Attraverso i principi di Yama e Nyama, lo Yoga propone un percorso di consapevolezza che supera la semplice osservanza di regole morali e conduce alla conoscenza della propria natura e alla trasformazione delle tendenze mentali
Che ci sia un calo di iscritti è sotto gli occhi di tutti. Dal 20 al 30 per cento di iscritti in meno. Anche il pilates arretra, anche se meno. Lo scrittore e insegnante di Yoga, Philip Goldberg, commenta: «A quanto pare, “morto” significa che lo yoga tradizionale ha perso il suo fascino nel mondo delle discipline fitness di tendenza. Forse è un bene se, in seguito a tutto ciò, il pieno significato dello yoga potrà essere riscoperto in tutta la sua profondità».
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