Chi vive lo yoga sa perfettamente che nutrire il pensiero negativo, fallimentare, di critica distruttiva, non può che dar spazio in se stessi a germogli della stessa pianta. Ormai da anni, mentre lo yoga cresce in numeri da capogiro, contemporaneamente lo zoccolo duro della purezza di questa scienza millenaria contesta la modalità e la qualità di questa crescita. Contesta e combatte. C’è una vera e propria letteratura del FalsoVero Yoga. I social hanno dato voce alle rabbie più recondite e alle polemiche più accese a riguardo. Ultimamente la collocazione dello Yoga nel settore Sport per necessità pratico-fiscali, ha scaldato ancora di più gli animi (sai che gliene importa allo yoga dove viene collocato…).
Un mare di Illuminati incompresi che sanno qual è LA VIA, si accaniscono a suon di reel, uno contro l’altro, per convincersi a vicenda che il proprio yoga è quello VERO! È tutto un magna magna mi verrebbe da dire.
Fortunatamente i punti di riferimento importanti, i grandi yogi contemporanei, restano alla larga dalla giostra.
Non so come sia accaduto, ma questa pratica di vita, a me, l’esistenza l’ha cambiata davvero, partendo dal modo di vedere le cose, dal modo di considerare la possibilità di coesistenza degli opposti soprattutto perché, nel coesistere, il peggio – se comprendi che è un allenatore insidioso che incita a guardarsi costantemente dentro – aiuta il meglio ad emergere.
Tutti scrivono di yoga, tutti insegnano yoga (compreso chi si permette queste righe ora). Ma chi pratica? Centinaia di milioni di praticanti al mondo, dicono.
È ovvio che, se una massa di persone così ampia è approdata a una disciplina simile, non stiamo parlando della stessa che per migliaia di anni è stata una scelta esistenziale di pochissimi esseri umani che anelavano alle risposte a domande immense isolandosi nelle caverne himalayane o nelle foreste: Chi sono veramente? Perché vivo? qual è la mia ragione, la mia missione? Dove vado e da dove vengo? Cos’è reale?
Quanti praticanti (all’inizio e anche dopo 10-20 anni) anelano davvero a riconoscere il Puruśa (come dicono quelli bravi)? Quanti praticano per “espandere la coscienza”, per “neutralizzare le vritti” per lasciar “emergere il Testimone”, per dissolvere il piccolo ego nella Coscienza Cosmica?
Quanti, mi chiedo, rispetto a chi nello yoga cerca semplicemente uno spazio di riposo dallo stress. Di evasione dalla tempesta degli impegni e delle responsabilità, dal dolore, dalle difficoltà, insomma. La maggior parte delle persone incontra lo yoga come una boa in mezzo all’oceano durante una traversata senza maschera, pinne, boccaglio e spesso senza neanche aver potuto imparare a nuotare. Non va tanto per il sottile, si tuffa a una lezione di prova e vede come va. Se sta bene rimane, altrimenti cerca altro. Fantastico! È lo yoga dei Rishi? No, ma nemmeno quello che si pratica nei posti “seri” se hanno un’affluenza elevata.
Lo yoga è diventata una lingua parlata più che un’esperienza personale di osservazione interiore. Un’occasione per poter discutere e dire cosa è sì, e cosa è no, oggettivizzando la soggettività. L’ennesimo spunto per polemizzare fino all’aggressività. E giù pagine di etichette su tutto. L’algoritmo riempie il web di argomenti preferiti che sono diventati spot imbonitori o esaltazione personale. È l’era della Saccenza dello yoga (per parafrasare il capolavoro di Stephen Cope, «La saggezza dello yoga»). Siamo umani, lo so. Ci piace dire cose e metterle per scritto, a osservare i libri che vengono pubblicati: un centinaio dalla notte dei tempi e 10.000 negli ultimi 20 anni!! E la maggior parte negli ultimi 5-7.
Insomma tutti oggi sanno cosa è o non è lo yoga, se desiderano avvicinarsi. Basta scrivere su Google, se proprio non si ha la possibilità di chiedere a qualcuno. Possiamo cessare il conflitto almeno laddove dovremmo trovare il principio della pacificazione interiore? Non parlo di “volemose bene”. Parlo di vivere la libertà delle scelte. I nodi vengono al pettine spontaneamente, se devono venire.
È chiaro che se stai a pezzi, arrivato alla mezza età (o anche prima) e cerchi di scappare da una condizione personale difficile, di frustrazione magari anche lavorativa, e ti iscrivi a un corso di formazione insegnanti avendo praticato per due mesi come “allievo” prendendo in un tempo anche inferiore un diploma, magari on line, e ti proietti su un tappetino colorato vestito di bianco a cercare di piacere e ammaliare gli astanti condendo il tutto con qualche parola in sanscrito sparata a vanvera, presumibilmente non potrai essere un caposaldo dello Yoga nella vita di chi ti capiterà come inconsapevole partecipante a eventuali incontri.
Presto si accorgerà di qualcosa e cambierà strada. Per chi invece ha già qualche esperienza nella pratica, la lezione di prova basterà per allontanarsi. Questo non lede allo yoga in alcun modo, amici perfezionisti degli Yoga Sutra (anche io amo il tema). L’esistenza dei fast food non è mai stata un pericolo per i ristoranti stellati.
Se entro in una palestra con la musica a tutto volume, così alta che per chiedere informazioni devo urlare, e mi dicono strillando fra il tunz-tunz-tunz del rapper del momento “La lezione di yoga comincia ora!”, mostrandomi una sala con persone che saltano a ritmo del tappeto musicale, è probabile che comprenda che quello che offre quel luogo non è yoga e non credo che qualcuno possa pensare diversamente.
Ci sono persone che cercano di “scaricarsi” nello yoga e son felici di sudare in una lezione. Hanno inventato qualcosa del genere diversi anni fa anche nomi altisonanti della pratica. E allora? Lo so che non è lo yoga di Patanjali o di Swatmarama e nemmeno della Siva Samhita o di tutti i testi che possiamo elencare, ma chi è là dentro e sta bene, lo fa perché l’alternativa di strade più interiorizzanti ancora sono lontane per essere accolte.
È così un po’ dappertutto, certo, come per il cibo nei ristoranti orientali a 19,90 all you can eat. In Oriente non troverete mai quei piatti, l’Oriente si piega all’Occidente per appagare i gusti a poco prezzo. Ma lo sappiamo no? Mica passiamo davanti ai ristoranti urlando la nostra disapprovazione, né lo fanno i titolari di locali di qualità superiore. Se vogliamo davvero soddisfare questa esigenza, andremo a cercare altrove.
Lo Yoga ha resistito a tutto, non sarà l’aggiunta di una posizione che sfiora una prestazione circense, o una gara a chi si piega di più a un’Olimpiade inventata per business, o l’aggiunta di una birra mentre scivoli sul tappetino sognando un tramonto esotico a Bali a ledere le sorti della via di ricerca spirituale (forse) più antica che si possa annoverare.
Se qualcuno mettesse “Gesù su una Jeep e il surf sul sedile posteriore” invece che trafitto da chiodi sul crocifisso o nella grotta sulla mangiatoia, penseremmo forse che il suo messaggio rischierebbe di perdersi? Non si è perso nonostante 2.000 anni di istituzioni religiose, ringraziando il Cielo. Chi sente il giovane di Nazareth come scintilla di riferimento per la propria devozione, trova come andare alla fonte, fregandosene dei danni fatti da chi ne ha infangato il senso attraverso azioni deplorevoli o drammaticamente devastanti, uccidendo in suo nome, violentando e conquistando continenti interi radendo al suolo culture preesistenti per insediarci il simbolo dell’occupazione religiosa per eccellenza: il cattolicesimo.
Chi cerca la via dello Yoga, la trova. Nel frattempo gli infiniti rigagnoli che discendono dalle montagne delle diverse attività che tentano di appiccicare definizioni accanto a questa parola ormai così abusata, che proseguano pure la loro corsa nel nome del “Bisogna pur campare”.
I punti di riferimento ci sono, anche in Italia, davvero importanti. Non serve prendere l’aereo. Anzi è esperienza personale (ma non oro colato) che l’India a volte è più deludente dell’Occidente. Trovi gli stessi apparenti ostacoli. Tutto è business nel terzo millennio e l’India vende il più possibile ciò che l’ha resa famosa nel mondo. Ma in Italia la pizza non è buona dappertutto. Dipende dal pizzaiolo e dagli ingredienti. Quando iniziamo un cammino così particolare come lo yoga, chi è interessato veramente, chiede i riferimenti dell’insegnante (lignaggio, formazione etc). Può in modo libero e adulto scegliere e iniziare dal punto dov’è, il lento processo verso la scoperta del gioiello che è.
Ovunque nel mondo si combatte per ottenere ragione. Per obbligare fino alla violenza, una visione che è sempre parziale. Nello Yoga proviamo a cambiare i toni, a non cercare il “like” a tutti i costi. Proviamo a praticare. Il respiro ci dirà cosa fare. Forse, chi si offre come divulgatore, chi condivide questa preziosità millenaria, potrebbe arrivare anche a manifestare (non sembrare) l’equanimità di cui parla.
P.S. Per scrivere questo pezzo non è stato maltrattato nessun ristorante cinese (a basso costo o raffinato) nessuna pizzeria o palestra. I libri citati sono maggiorenni e la visione dei reel è adatta a qualsiasi pubblico. La citazione di Gesù è tutelata da copyright. Per i fast food è in atto la sottoscrizione di una liberatoria

C’è una vera e propria letteratura del “FalsoVero Yoga”. Un mare di Illuminati incompresi che sanno qual è LA VIA, si accaniscono a suon di reel, uno contro l’altro, per convincersi a vicenda che il proprio yoga è quello VERO! Ma diciamocelo, quanti praticano per “espandere la coscienza”? Quanti rispetto a chi nello yoga cerca semplicemente uno spazio di riposo dallo stress? Chi cerca la via dello Yoga, la trova. Nel frattempo gli infiniti rigagnoli che discendono dalle montagne delle diverse attività che tentano di appiccicare definizioni accanto a questa parola ormai così abusata, che proseguano pure la loro corsa nel nome del “Bisogna pur campare”. Ma credo che sia l'ora di cessare il conflitto almeno laddove dovremmo trovare il principio della pacificazione interiore...
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