Lo dicono le neuroscienze e le ultime ricerche: è scritto nei nostri circuiti nervosi che comprendere l’altro significa, in una certa misura, diventare l’altro. Che vivere insieme non è un’opzione culturale tra le tante, ma una condizione inscritta nella nostra architettura cerebrale
«Distacco» è lasciar andare senza rimpianti il passato che non torna, non prefigurare il futuro che non andrà mai come immaginiamo, saper vivere il momento presente per quello che è, bello o brutto che sia, ma transitorio.E come diceva Willy Van Lysebeth, «lo yogi si immerge nell’esperienza e la assapora anziché mettere in atto strategie difensive e di controllo e così facendo, dall’interno, può emergere un “distacco sensibile”»...



