Le 12 lezioni di Swami Sivananda: la meditazione e il samadhi

Nel libro del 1929, Sivananda descrive gli stadi dello yoga interno: qui parliamo della concentrazione alla meditazione (dhyāna), fino al samādhi, stato supremo di unione con il Sé. Fornisce indicazioni pratiche su luogo, postura e progressione, sottolineando l’importanza della calma mentale. La meditazione purifica, scioglie l’ego e porta alla conoscenza intuitiva. Vengono trattati anche kundalini ed energia vibratoria, fondamentali per equilibrio, salute e crescita spirituale

La lezione di Swami Sivananda: «Cos’è davvero il pranayama»

Nel suo Lezioni pratiche di yoga (1929) Sivananda dedica ampio spazio a prānāyāma e dhārana, seguendo i rami classici dello yoga. Il respiro, da funzione grossolana, diventa strumento di controllo del prāna sottile, energia vitale che unisce corpo fisico e astrale. Attraverso pratiche graduali di inspiro, ritenzione ed espiro, si accumula prāna e si favorisce il risveglio della Kundalini. Il perfezionamento del prānāyāma conduce alla concentrazione e al controllo mentale. In dhārana l’attenzione viene educata a fissarsi su un solo oggetto, superando distrazioni e automatismi. Per Sivananda lo yoga è un lavoro rigoroso sulla mente e sul subconscio, fondato su disciplina, introspezione e trasformazione etica

Il vangelo di Sivananda: «Servi, Ama, Dona» e ti realizzerai

«Servire è amore in azione», diceva questo gigante della spiritualità e dello Yoga. La sua storia è esemplare e riassume tutte le tappe dell'ascesi: da medico, diventò swami e si dedicò ai poveri e ai sofferenti. Fondò un lignaggio, lo Yoga Integrale, che porta in sé karma yoga, bhakti, jñāna e rāja yoga. La cui filosofia di vita si riassume in questa frase: «Servire gli altri è il modo più rapido per realizzare Dio. Quando ami tutti, Dio dimora in te»