Nei Yoga Sutra, il problema centrale non è il mondo, ma l’instabilità della mente: le fluttuazioni che alterano la percezione e producono sofferenza. Quando Seneca osserva che «Soffriamo più spesso per la nostra immaginazione che per la realtà», sembra descrivere esattamente ciò che Patanjali chiama vṛtti, i movimenti mentali che distorcono l’esperienza. In entrambi i casi, il dolore non è negato, ma ricollocato: non nasce tanto dagli eventi quanto dal modo in cui li amplifichiamo...
Per cambiare il mondo non basta giudicare e non serve fantasticare sulle cospirazioni: invece sono necessarie le nostre azioni consapevoli, appassionate, nate dallo studio di sé e dei testi. Serve mollare la comoda ignoranza per entrare nella conoscenza che ci rende persone migliori. I mostri non sono “altrove”, il burattinaio è il nostro pensiero che culla le illusioni e le fantasie. La più piccola illuminazione caccia il mostro e accende la luce della coscienza. E il mondo ha bisogno di questa luce. Della nostra luce



