Quarantacinque anni di Yoga è un compleanno importante. Quarantacinque anni a livelli altissimi nel panorama nazionale e internazionale. È l’anniversario che è stato festeggiato dal Centro Studi Yoga Roma di Via delle Alpi 8 fondato l’8 gennaio dell’anno 1981 da Barbara Woehler. Oggi il centro è gestito da Barbara e dal marito Antonio Nuzzo e insieme si occupano dei corsi di formazione che negli anni hanno sfornato centinaia di insegnanti preparatissimi, dopo quattro anni di studi approfonditi e intensivi.
«Ho conosciuto lo yoga nel 1976», inizia a raccontarci la maestra Woehler. «Sono madrelingua americana (da parte di padre) e mi avevano chiesto di tradurre le lezioni di un maestro che veniva a Roma, Janakiraman Yogacharya. Ho frequentato la Facoltà di Filosofia, in particolare Filosofia della Scienza (la facoltà di Psicologia non c’era ancora a quei tempi). La mia tesi era sull’inizio del rapporto psicoanalitico, quando Freud abbandona l’ipnosi e crea un rapporto nuovo tra medico e paziente, l’idea di malattia e un nuovo modo di pensare e di curare. Ero molto incuriosita, perché venivo da tanti anni di lavoro nella danza (avevo una mia compagnia) e in ambito psicoanalitico, tant’è che pensavo di diventare psicoanalista. Ho trovato molto affascinante questa disciplina che teneva insieme il corpo e la mente. Ho cercato, quindi, qualcuno da seguire come Maestro di Yoga».
E chi hai trovato?
«Gerard Blitz, che è colui che ha fondato i Club Med, agli inizi degli Anni 80 (e una tradizione di Raja Yoga, ndr). Il corso con lui è durato quattro anni, e nel frattempo, sono andata a studiare con il suo Maestro che era T. K. V. Desikachar a Madras (ora Chennai) in India. Successivamente ho studiato all’Ashram di Swami Rama, l’Himalayan Institute di Rishikesh, e ho continuato i miei studi presso la Divine Life Society (DLS) con una ginecologa, la dottoressa Mataji Dr. Kutty, allieva diretta di Swami Sivananda. Tutti riferimenti importanti nello yoga».
Qual è l’insegnamento più grande che ti ha dato Blitz?
«Un giorno ci ha chiesto di stare nella posizione in piedi saṁasthiti, tadasana, la posizione della montagna. Più semplice non si può. L’equilibrio tra gli opposti che ho vissuto in quella posizione mi ha accesso una lampadina, come nei cartoni animati; ho avuto un insight. Tutti gli insight su cui avevo lavorato per più di dieci anni in ambito psicoanalitico, individuale, di gruppo, tutta quella sfera della mia vita lì, la ritrovavo in quella posizione. Pensa quanto era potente. Lì ho capito che quello era il mio cammino».
Prima ancora di dedicarti a Yoga e Donna, il tuo focus era sulla condizione femminile.
«Sì, in quello stesso periodo avevo svolto una ricerca con il “Coordinamento regionale Lazio per una nuova coscienza del parto e della nascita”. E nel tempo mi sono trovata a collaborare con una serie di istituzioni private, semi-pubbliche o pubbliche. Con il Coordinamento – assieme al Comune di Roma e in collaborazione con l’Ospedale S. Giovanni e la Facoltà di Psicologia Clinica della Sapienza – abbiamo realizzato una ricerca molto interessante. Era il 1993-1994: abbiamo seguito a domicilio 100 donne che avevano partorito. All’inizio degli Anni 80, ho iniziato a collaborare con le Asl ex Roma 3- 4 a via Monza, insegnando yoga e menopausa, un’attività durata sette anni. Sto andando in ordine sparso, ma avete capito che a me interessava molto il tema della maternità. Un tema che fino alla fine delli Anni 70 non aveva alcuna pubblicazione a riguardo».
Tu dici: «La donna in gravidanza ha un compito specifico: alzare il suo livello di coscienza».
«Se andiamo a leggere i testi antichi, come per esempio la Mandukya Upanishad, ci spiega cos’è Om. Mandukya vuol dire “rana”, in sanscrito. T. K. V. Desikachar mi parlava della rana incastrata nel pozzo e che pensava che tutta l’esistenza fosse in quel che vedeva nel pozzo, l’acqua del pozzo, il cielo dal cerchio del pozzo e stop. Un giorno arriva un’altra rana che le dice: “Sei incastrata lì sotto, ma, se esci, ti porto a conoscere l’oceano”. La rana del pozzo va verso l’oceano e scopre un altro mondo. Om non è là fuori. Om è il Brahman, il creatore, e non è li fuori: siamo noi. Quando la gestante recita il mantra Om sta mettendo il suo corpo fisico, energetico, ambientale, eterico in sintonia con il suo bambino. Il bambino entra sulla stessa lunghezza d’onda ed è una lunghezza d’onda che parla della luce, dell’infinito, del creatore. In questo mantra Om viene incluso tutto il passato di tutto il mondo, di tutta l’eternità, tutto il presente e tutto il futuro. La vibrazione del mantra Om ha questa intenzione, come la Mandukya Upanishad ci dice, di trasportarti oltre la visione ristretta della rana nel pozzo, che si illude che quella sia l’esistenza mentre è solo un’illusione. Noi, nel percorso dello yoga, abbiamo un compito: non solo conoscere il Brahman, ma esserlo. È una ricerca spirituale che inizia dal corpo, ma il corpo non può esserne il fine, come invece regolarmente viene inteso nello yoga moderno».
È quello che ci insegna Yoga Sutra di Patanjali…
«Quello è un testo che entra nei minimi dettagli su come funziona la nostra mente. Si parla del controllo della mente, ma per controllare la mente devi conoscerne i suoi infiniti meccanismi. A un certo punto della mia vita mi sono trovata a insegnare Psicologia (in inglese) facendo la spola tra una università americana e una università italiana. La psicologia moderna che parte da Freud tra la fine dell’800 e l’inizio 900, tocca la punta dell’iceberg, anche lui parla di cosa c’è sotto l’iceberg. Abbiamo una serie di condizionamenti, di saṁskāra, di vāsanā che sono legati alla nostra memoria ma che trovano riscontro nel nostro corpo. I nostri saggi nell’antichità avevano capito tante cose. Come? Non avevano gli strumenti che abbiamo oggi. Avevano affinato l’osservazione!».
Stavamo parlando della gestante…
«La gestante ha il compito di rendere il suo terreno più sereno e accogliente per il futuro cittadino. In questo percorso, abbiamo la possibilità di uscire dal pozzo ed espandere la coscienza.
Se si vuole acquietare il turbinio mentale, il metodo esiste, ma richiede rigore, sennò rimani nel pozzo. Ci deve essere disciplina per cambiare visione. Questa ricerca su Yoga e donna non è un brand, ma è cercare di condividere con le donne la conoscenza, come loro possono appoggiarsi a questa disciplina per aiutarsi nelle sfide, nelle varie tappe e quando si acutizzano queste sfide: per le giovani che ogni mese soffrono in modo spropositato nei giorni della purificazione (cioè nei giorni delle mestruazioni) come durante la maternità (dove cambia tutto), nel puerperio o nella pre-menopausa, quando i cambiamenti ormonali vanno a picco dove anche lì cambia tutto. Lo yoga può aiutare chi attraversa tutte queste tappe evolutive».
È quasi una missione di vita, la tua…
«È il mio svadarma, il mio compito, la mia missione in questa vita, sì: portare lo yoga alle donne. Questo per me è chiaro. Swami Asokananda, monaco allievo Swami Satchidananda, mi ha dato questo termine. Se tu guardi sul sito del Centro Studi Yoga Roma le mie conferenze riguardano due grossi lignaggi: il lignaggio di Tirumalai Krishnamacharya e il lignaggio monastico di Swami Sivananda. Ognuno di loro ha avuto un ruolo fondamentale. Le donne si sono avvicinate allo yoga dal lignaggio di Krishnamacharya. Una storia singolare la sua: nel 1905 cercò un insegnante di yoga e non lo trovò e allora andò nel Tibet; dopo 7 anni che studiava con lui, il suo maestro gli disse che doveva sposarsi e fare figli. Dal suo lignaggio sono arrivati Desikachar, Pattabhi Jois, BKS Iyengar e Indra Devi. Indra Devi veniva da una nobile famiglia lettone e chiese a Krishnamacharya di potere apprendere lo yoga, ma ricevette un rifiuto netto perché la richiesta proveniva da una donna e per di più occidentale mentre le sue lezioni erano frequentate solo da uomini indiani (era il 1937). Alla fine, però, la dovette accettare perché il Maharaja che lo ospitava intercedette per lei. Fu la prima donna straniera e occidentale che poté praticare Yoga sotto la guida di Krishnamacharya. Nel 1953 Indra Devi pubblicò il primo libro sullo yoga, “Forever Young, Forever Healthy: Simplified Yoga for Modern Living” e nel 1959 “Yoga for Americans”. che raggiunse la 18° edizione. È morta a quasi 103 anni nel 2002».
Oggi in Nord America, su 15-20 milioni di praticanti, il 75% sono donne e moltissime sono le insegnanti sparse in tutto il mondo. È possibile individuare un insegnamento specifico dello yoga per le donne?
«L’ America ha bisogno di brand. Io non voglio creare nello yoga uno speciale brand “Yoga e Donna”. Il motivo per cui, oggi, il 75 % di donne frequenta corsi di yoga è perché lo yoga è di grande aiuto alle donne. Sono più disponibili e più duttili. Però ci vuole rigore. Se fai uno yoga solo per il corpo fisico rimani come la rana nel pozzo, non cogli l’insieme, ed è un vero peccato perché, se tu leggi i testi scritti sullo yoga in maternità e menopausa, sono tutti incentrati sui cambiamenti ormonali. Quindi che ci siano dei benefici, non abbiamo dubbi. Lo Yoga è una disciplina collaudata nei millenni, non dobbiamo dimostrare niente. E allora se vogliamo cogliere la sua specificità, per una reale trasformazione interna, è necessario studiare i testi di riferimento. I benefici sul corpo fisico sono un parziale sul totale..».
Che consigli daresti oggi a una giovane allieva che intraprende la sua attività di insegnante yoga?
«Ribalto la domanda: quanto tempo dedica all’insegnamento la giovane allieva? Perché in tante fanno due-tre lavori per sbarcare il lunario. Certe parti più sottili dello yoga non le capisci subito, ci vogliono tanti anni, ti devi impegnare molto. La giovane allieva che vuole insegnare yoga deve lavorare su se stessa per trasmettere. Altrimenti non trasmetti nulla. È affascinante perché non c’è fine a questa ricerca. Dopo 45 anni di insegnamento, io continuo ad approfondire. Dieci anni fa, mi sono iscritta al Master in Yoga Studies dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ho studiato tantissimo e scritto una tesi, mettendo in sinossi cinque autori che commentano gli Yoga Sutra di Patanjali (la Tesi è consultabile sul sito www.centrostudiyogaroma.com). Nei 195 aforismi ci sono solo 4 verbi, quindi commentatori e traduttori li hanno inseriti secondo la loro interpretazione e io ho tirato fuori tutti questi verbi nella mia tesi, un lavoro impegnativo. Certe cose devi assimilarle poco per volta dedicandoti ogni giorno a questa disciplina. Più anni passano e più uno, lavorando su sé stesso, cambia la propria interiorità. Magari non basta una vita…».
Ultima domanda, la più preziosa: che consigli daresti per integrare la pratica yoga nella vita quotidiana?
«È necessario fare una scelta di percorso. Ti devi concedere il tempo necessario, togliere i rami secchi… Se prevale la nostra mente inferiore, non cambi mai. Non cambi finché non vai oltre. È una decisione da prendere. Ci sono le guide, c’è il metodo, ma lo devi seguire e con le persone giuste».

Barbara Woehler, una vita di ricerca
Laureata in Filosofia con indirizzo psicologico (1976), Barbara Woehler consegue una specializzazione in Psicoprofilassi Ostetrica all’Ospedale Fatebenefratelli di Roma (1984).
Già docente di Psicologia della personalità e problemi della personalità e igiene mentale presso la Loyola University of Chicago a Roma (1977-78).
Si avvicina al mondo dello yoga nel 1976. Si diploma all’Istituto Superiore di Formazione Insegnanti Yoga (ISFIY) nel 1984 con l’unico corso di formazione yoga in Italia tenuto interamente dal maestro Gérard Blitz. Inoltre studia con i maestri T.K.V. Desikachar, André Van Lysebeth, Mataji Dr. Kutty, allieva diretta di Swami Sivananda alla Divine Life Society, Swami Satyananda Saraswati, Sri Swami Satchidananda, Vimala Thakar e all’Himalayan Institute di Swami Rama a Rishikesh.
Consegue il Master in Yoga Studies all’Università Cà Foscari di Venezia alla prima edizione del 2014.
Studia danza al Teatro dell’Opera San Carlo di Napoli e al Teatro dell’Opera di Kaiserslautern in Germania. Membro fondatore nel 1979 dell’Associazione TRIAD dance, gruppo di ricerca sugli aspetti scientifici ed artistici del movimento sovvenzionato dal Ministero del Turismo e Spettacolo (1979-83), coreografa e danza in spettacoli di danza contemporanea in Italia e all’estero.
Nel 1981, l’8.1.81 per la precisione, fonda il Centro Studi Yoga, che diventa in seguito il Centro Studi Yoga Roma. È stato socio della Federazione Mediterranea Yoga (FMY), affiliata all’Unione Europea di Yoga (UEY). Come docente ha condotto Corsi di Formazione Insegnanti Yoga ISFIY della Federazione Italiana Yoga (1990-1997) e ha partecipato a convegni e seminari della FMY dalla sua fondazione. Ha participato dall’inizio alle tante edizioni dello YogaFestival dal Nord a Sud Italia.
Nel 1982 rappresenta l’Italia nel primo Symposium su Le Yoga et la Femme dell’UEY insieme a Frédérick Leboyer. Membro fondatore del “Coordinamento Regionale del Lazio per una Nuova Coscienza del Parto e della Nascita” collabora al “Progetto Pilota di Assistenza Domiciliare al Puerperio” e alla stesura de Il puerperio, consigli utili con il Comune di Roma (1993-94).
Pubblica il libro Riflessi nell’animo sul ciclo della vita femminile (poesie e disegni di Maria Gallotti 1883-1965) nel 2001.
Crea e cura la rubrica Yoga e Donna per la rivista Vivere lo Yoga (2016-7).
Con il progetto Yoga e Donna, sviluppa una ricerca sullo yoga e le tappe evolutive delle donne in età fertile, in maternità e in menopausa-maturità sia nel privato che nel pubblico (ex USL RM 3-4-5, 1983-94).
Conduce un Master Yoga e Donna a Roma arrivato alla XIII edizione.
Ha due figli e tre nipotini.

La home page del sito del Centro Studi Yoga Roma con i due maestri, Barbara Woehler e Antonio Nuzzo. Link: https://www.centrostudiyogaroma.com/ (Tutte le foto sono di GEORGIA NUZZO).
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