Mahavatar Babaji, il guru di Lahiri Mahashaya che ha portato il Kriya Yoga in tutto il mondo, grazie soprattutto all’opera instancabile di Paramahansa Yogananda, è definito un essere immortale. Anzi, per molti, Babaji è un avatar, un essere «simile al Cristo», dice Yogananda. Mito o realtà? Difficile stabilirlo.
Spiega il sito della Self Realization Fellowship: «Le Upanishad hanno classificato con grande precisione ogni stadio dell’evoluzione spirituale. Un siddha (essere perfetto) è colui che si è evoluto dallo stato di jivanmukta (essere che ha raggiunto la liberazione mentre è ancora in vita) a quello di paramukta (essere supremamente libero, che ha ottenuto il completo potere sulla morte). Il paramukta è riuscito a sottrarsi completamente alla schiavitù di maya e al suo ciclo di reincarnazioni, e quindi ritorna raramente in un corpo fisico; se lo fa, è un avatar, ossia un divino intermediario, incaricato di portare al mondo celesti benedizioni. Un avatar non è soggetto alle leggi universali; il suo corpo puro, visibile come immagine di luce, è libero da ogni obbligo verso la natura». E si aggiunge: «Babaji ha assolto e assolve in India la missione di assistere i profeti nell’adempimento dei loro divini mandati. Per questo motivo merita il titolo di Mahavatar (grande avatar) che le scritture gli hanno attribuito. Babaji ha detto di aver iniziato allo yoga Shankara, colui che riorganizzò l’Ordine degli swami, e Kabir, il famoso maestro vissuto nel Medioevo. Nel diciannovesimo secolo il suo maggiore discepolo è stato, come sappiamo, Lahiri Mahasaya, che ha riportato alla luce la perduta arte del Kriya. Babaji è in costante comunione con Cristo; insieme trasmettono al mondo le loro vibrazioni redentrici e hanno ideato la tecnica spirituale destinata a portare la salvezza nella nostra era».
«Il nome e la data di nascita di Babaji non sono a noi noti, ma la sua influenza è presente in tutto il mondo grazie alla compassione che ha mostrato all’umanità rendendo il Kriya Yoga ancora accessibile a tutte le anime assetate di verità» si legge invece sul sito di Ananda Europe.«Yogananda spiegò che il Kriya Yoga si perse a causa del “segreto sacerdotale e indifferenza umana”. Babaji rispose alla sincera richiesta del suo discepolo, Lahiri Mahasaya, concedendo la grazia del Kriya Yoga a tutte le anime che genuinamente ricercano Dio. E fu proprio lui che inviò Yogananda in Occidente per compiere questa Divina missione. Yogananda disse che Babaji è la reincarnazione del grande profeta Krishna, per questa ragione noi spesso diciamo “Babaji-Krishna” quando nominiamo la nostra linea di Guru».
C’è una tradizione legata a Babaji anche nel Tamil Nadu, nel sud dell’India. «Babaji diceva: “Tutte le missioni sono la mia missione”». ricorda Satchidananda Marshall Govindam, presidente del Babaji’s Kriya Yoga Order of Archaryas, un ordine laico di oltre 25 insegnanti di Kriya Yoga che operano in più di 20 Paesi. «Questo significa che egli è dietro a tutte le opere buone che vengono compiute da tanti insegnanti e persone che cercano di portare luce nel mondo. Babaji non è esclusivo: come i veri Siddha (guru realizzati, ndr), opera in modo anonimo, senza bisogno di essere una figura pubblica. Ciò che deve essere condiviso sono gli insegnamenti, non la persona». E aggiunge: «Babaji appartiene alla tradizione tantrica. Il Tantra si distingue dalle vie più antiche perché non si limita ad accettare i limiti umani, come se l’essere umano fosse un veicolo difettoso costruito male. Al contrario, il Tantra considera l’esistenza umana come un’occasione per trasformare i nostri difetti, elevarci e evolvere verso una forma più alta di coscienza». Dice Babaji: «Il Divino non chiede che ci separiamo dal mondo, ma che portiamo la luce nel mondo»
Se qualcuno storcesse il naso vi svelo qualcosa che non molti sanno. Nella tradizione di Swami Sivananda Saraswati e del suo discepolo tantrico Swami Satyananda Saraswati, esistono delle sofisticate tecniche di Kriya Yoga. Ebbene, lo stesso Satyananda svela che queste tecniche furono insegnate da Babaji in persona al suo guru Sivananda, che poi le ha riversate yogicamente a lui, e che ora, attraverso la Bihar School of Yoga vengono insegnate a chi è pronto per riceverle (le trovate nel libro Kundalini Tantra). «Questo seminario vi insegnerà le tecniche di kriya yoga»», disse Swami Satyananda al workshop di Kriya Yoga del settembre 1982 a Torino. «Il proposito non è insegnarvi come controllare la mente ma come risvegliare la consapevolezza interiore».
Di Babji, Yogananda parla in Autobiografia di uno Yogi e ora il maestro tedesco Jayadev Jaerschky ha pubblicato un libro interamente dedicato a questo guru leggendario che – per chi ci crede – vive da migliaia di anni in una dimensione parallela nelle grotte dell’Himalaya assieme a una compagnia di esseri perfettamente realizzati: «Lo Yogi immortale dell’Himalaya» (Ananda Edizioni). Dice: «Uno yogi una volta ci ha detto: “È pura Luce. È così che lo incontrerete”. Un altro ha consigliato: “Per vedere Babaji, ritirate il vostro prana nella spina dorsale, portatelo verso l’alto e uscite dal corpo. A quel livello, lo yogi incontra lo yogi“. Eppure, in tutti i miei anni di pellegrinaggio, nessuno mai ha descritto Babaji con la profondità di Yogananda (…). Yogananda spiega che Babaji non è solo uno yogi immortale. Egli è ciò che le scritture descrivono come uno Yuga Avatar, un’incarnazione divina l’eternità, chiamata anche Kalpa Avatar: un avatar per un’intera epoca della creazione. Babaji, dice Yogananda, è corresponsabile dell’evoluzione spirituale dell’umanità, un avatar la cui missione è “lento progresso evolutivo dell’essere umano nel corso dei secoli”».

In questo libro, il maestro direttore dell’Accademia di Ananda Yoga ricorda che Babaji ha ispirato anche Roger Hodgson dei Supertramp che ha scritto una canzone per lui, Babaji, appunto. Dice il testo: «Oh Babaji, hai una canzone per me, per dire al mondo del suo angelo custode? Tirala fuori, così possiamo cantarla. Oh, devi rimanere un estraneo? Di notte, quando le stelle sono vicine, e desidero che l’illusione scompaia, allora vedo il riflesso che c’è nei tuoi occhi… è tempo di sapere?».
«Babaji», spiega Jayadev,«rivela la sua forma fisica solo occasionalmente, e solo a chi è pronto». Aggiunge: «Babaji vive in incognito a Badrinarayan, sull’Himalaya, e si fa vedere solo occasionalmente dai suoi discepoli e da altri che sono meritevoli, scelti appositamente da lui per un colloquio». Ma chi è questo grande yogi? Spiega ancora il maestro Jaerschky: «Alcuni dicono che è la reincarnazione di un grande siddha, un essere che ha raggiunto la perfezione. Altri lo descrivono come uno yogi illuminato che ha raggiunto il dominio dell’immortalità e dei cinque elementi della creazione. Alcuni lo definiscono un mahayogi, il supremo tra gli yogi, o un nirmanakaya, una persona che può manifestare o ricreare il suo corpo fisico a volontà». Possiamo crederci o meno, ma sicuramente ha un messaggio per tutti noi: «Babaji ci assicura, che meditando anche solo un poco possiamo salvarci dalla terrificante paura della morte e degli stati successivi alla morte», spiega Jayadev. Questa sì che è immortalità.

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