Certe volte mi trovo a pensare che se Patanjali avesse voluto tutti endivanados a giudicare il mondo dalla nostra bolla di benessere (chi molto, chi meno) non avrebbe chiamato la sua Via, Kriya Yoga, lo yoga dell’azione, del “lavoro”. Non ci avrebbe detto che per provare a cambiare il corso delle cose è necessario usare l’energia, il sacro fuoco, assieme alla conoscenza di sé, del mondo e dei testi sacri, e a una delle pratiche più complesse per l’uomo, l’abbandono al divino che c’è in noi o semplicemente il lasciarsi andare al posto di lottare contro i mulini a vento, l’evitare di vivere di illusioni e di attese. Tre azioni rivolte a noi stessi, non agli altri. Tre modi di vivere e di interpretare la nostra realtà interiore.
Quello che accade, invece, è che nel momento in cui entriamo in una via spirituale, qualsiasi essa sia, cominciamo a giudicare, cioè proiettiamo l’azione, la passione, lo studio, verso l’esterno, invece che verso l’interno. Questo genera mostri e spesso i mostri non sono là fuori.
Il cospirazionismo è una malattia che esiste da decenni in America e vediamo cosa ha prodotto: la distorsione della realtà. È arrivato da noi in ritardo, come tutto quello che arriva dall’America, nazione che ci ha colonizzati e ora ci sputa come le ossa del pollo fritto con cui ha riempito i nostri centri storici. E noi continuiamo a nutrirci di teorie affascinanti, ma prive di un fondamento storico, logico, fattuale, scientifico. Perché abbiamo bisogno di avere certezze, di avere la verità in tasca, di smascherare coloro che – secondo altri – ci tolgono la felicità e la ricchezza.
Vi do una notizia certa: questi mostri siamo noi stessi. Noi che dai nostri divani sistemiamo le faccende altrui, le crisi nazionali e internazionali e scopriamo cospirazioni internazionali. Senza aprire un libro, senza studiare, senza muovere un dito, magari facendo l’unico sforzo di ascoltare il podcast di qualcuno che pensiamo essere illuminato, istruito, “che sa”. Io sono il mostro che mi tolgo la felicità, che vivo nella nebbia della mente, che nascondo a me stesso la Verità (stavolta con la maiuscola) che abita dentro di me, che mi avveleno la mente e l’anima dando credito ai miei pensieri, alle mie proiezioni, alla mia fervidissima immaginazione o a quella altrui. Io sono il deus ex machina, il burattinaio che rovina la mia vita. La cospirazione nasce dentro di me ogniqualvolta esco da me stesso per osservare e giudicare l’altro e non guardo alla mia intenzione, al colore della mia intenzione come direbbe Antonio Nuzzo.
È inutile cercare altrove il demiurgo della nostra vita. È più utile cercare dentro di sé i semi di questo nemico oscuro e invisibile e provare a diradare la nebbia che ci impedisce di vedere. «Veda» ha la radice del verbo vedere. È sanscrito, non New Age. Significa che è necessario vedere dentro di noi per provare a cambiare la realtà. La realtà esteriore, il mondo che vorremmo diverso, non nasce dal giudizio o dall’ansia impotente di chi pensa di essere governato dai rettiliani. Il rettiliano sono io quando esco dalla logica di Patanjali dell’azione.
«Be Good, Do Good», diceva Swami Sivananda, uno dei più grandi santi del ‘900, fai del bene e sii buono. Potremmo creare un corso di meditazione su questi due semplici consigli. Cosa significa fai del bene oggi? Cosa significa sii buono. Per me significa uscire dalla nostra bolla di giudizio per guardare in faccia la miseria del mondo. Quella dell’ignoranza che è il vero rettiliano che ci sta rubando l’anima. Ignoranza e giudizio vanno sottobraccio, quindi uscire dall’ignoranza significa in primis uscire dal giudizio non per “non fare peccato”, ma per dare una possibilità all’altro e mettersi ad ascoltare l’altro, i suoi bisogni, il suo mondo. Non possiamo salvare il mondo, non possiamo salvare nessuno, ma possiamo salvare noi stessi dal degrado morale, questo sì, dal finire per credere solo al nichilismo, che è l’altro “rettiliano” che ci sta mangiando la vita.
Io voglio credere. Per questo studio, insegno Yoga, ho dato vita a questo giornale, cerco con i miei amici e maestri che lo animano, di cambiare un pensiero. Se cambiamo un solo pensiero, a pioggia cambiano tutti i pensieri. La conoscenza di sé e della realtà produce una cascata dolce e chiara che rende migliore il mondo. Il mio, il tuo, il loro.
Se mai avrai una illuminazione, se mai avrai trovato un guru che ti ha fatto trovare un barlume di quello che sei, non chiuderti nella bolla di quel guru o di te stesso: espandi la tua coscienza – qualcuno nel buddhismo questo lo chiama vento energetico e ne ha fatto una pratica simile – e porta non la verità di questo o quel guru, ma i frutti della tua scoperta interiore, della tua realizzazione. Non abbiamo bisogno di “guru” che vogliono farci entrare nel loro settarismo, ma di tante anime con un briciolo di illuminazione che possano accendere una luce forte e potente. C’è buio là fuori e ora più che mai il mondo ha bisogno di tutti noi.

Questa è la seconda parte dell'articolo di Andrea Fugazza sul sacrificio nella cultura dell'India. E qui parla del fuoco e della Kundalini. «Nello Yoga mistico sappiamo che, quando l’adepto risveglia Kundalini-shakti nel primo centro energetico, situato alla base della colonna vertebrale, incanalandola nel canale centrale unita ad apana, il soffio vitale che governa questo centro energetico, facendola risalire incontra il fuoco di Agni nello stomaco che, scaldandola, la infiamma e la spinge verso l’alto unendola al Prana...».
Questa è l'ultima puntata della lunga intervista allo swami-cantautore in cui ci racconta la libertà di un viaggio on the road alla scoperta della musica. La via di Swami Nirvanananda per l'India e una vita ascetica è passato attraverso la fascinazione per gli Stati Uniti e la musica americana. Ma il suo messaggio oggi è francescano: si può vivere con poco e imparare ad ascoltare i suoni del divino attorno a noi...
I nostri articolisti sono tutti validi insegnanti di Yoga e qui trovate tutte le proposte in tutta Italia. Molti gli stili e le scuole di riferimento, ma su tutte c'è la serietà e lo studio profondo dei nostri autori
Cercavo un libro per rilassarmi e ho trovato un gioiellino di Murakami, «L'arte di correre». Non solo un libro sulla corsa, ma anche sulla forza, sul prendersi cura di noi e sul valore del coraggio di continuare. Per tornare ogni giorno al nostro centro
Per orientare l’esperienza, la conoscenza rappresenta una guida indispensabile. Mircea Eliade, suggerisce che la storia ha il potere di insegnare per il presente e per il futuro e nei testi del passato è possibile ritrovare il riflesso delle nostre attuali possibilità. E uno di questi libri a cui fare riferimento è «Yoga Sutra» di Patanjali. Ecco perché è indispensabile conoscerlo e seguirlo
L'una nata tra la Britannia e l'Irlanda, l'altra nell'antica Cina. I punti in comune ci sono, ma stabilirne i contatti è pressoché impossibile. Allora perché spesso vengono accomunati? Perché si fa riferimento al druidismo contemporaneo che non è la stessa cosa di quello antico. Ecco tutto quello che è necessario sapere per capire meglio



