Un paio di mesi fa ho partecipato ad un gruppo di discussione organizzato da un’associazione professionale che riunisce insegnanti di yoga di tutta Italia provenienti da scuole e tradizioni diverse, che aveva come focus «Yoga e mercato». Eppure i testi dicono che Yoga è una visione dell’esistenza che richiede, per la sua messa in pratica, tempo, studio, dedizione, probabilmente nell’arco di più vite. Come uscire da questa logica?
Stare a lungo in una posizione permette di scardinare abitudini e condizionamenti profondi, di esplorare come la più piccola modifica possa liberare da tensioni profonde. Allora i confini del corpo si dissolvono. Non si sa più quale forma stia effettivamente assumendo il corpo: è uno stare nel corpo andando al di là del corpo...
Cos’è prendersi una pausa, fare una pausa? Cosa può significare nel proprio vissuto, nel proprio immaginario? Per qualcuno ha a che fare con il tempo, con lo spazio, per qualcun altro con il fare e/o con il non fare, o con il fermarsi, e per altri ancora con il fare chiarezza, riordinare le idee, riposarsi, o forse tutto insieme o altro ancora. Spesso si carica di aspettativa: sarò più riposata/o, avrò più slancio, più energia, sarò più produttiva/o…Qualche riflessione, rispetto a questo tema, nella relazione tra yoga e vita quotidiana...



