In questo nuovo quarto di secolo appena iniziato sentiamo sempre di più l’esigenza di trovare il senso autentico della pratica di Yoga che in questi ultimi anni è stato sempre di più declinato come una pratica fisica. E ha perso così il suo significato originario di una via di profonda e integrale ricerca spirituale.
Nella scuola di Yoga fondata da Swami Satyananda, la Bihar School of Yoga, questa tendenza generale è ben chiara e proprio per questo, per far fronte alle sfide umane e sociali del millennio, ha dato vita a quello che è stato definito da Swami Niranjanananda, «il secondo capitolo nella storia dello Yoga». Un capitolo che ha ben illustrato nel libro Yoga Chakra – La ruota dello Yoga (Edizioni Yoga Pubblication Trust, Munger. Bihar, India).
Un libro che dà la risposta all’eterna domanda, «Che cos’è lo Yoga?»: «È uno stile di vita per coltivare le qualità o le facoltà di testa, cuore e mani»», spiega Swami Niranjan. E ancora: «Yoga è espansione della coscienza». Semplice e potente.

Swami Anandananda Saraswati. (Foto per gentile concessione).
Va da sé che, oggi, la mission di Swami Anandananda e Swami Shaktidhara, che reggono l’ashram italiano della Bihar School a Montescudo (Rimini), sia quella di portare questa nuovo “capitolo” ai praticanti italiani. A Milano sono venuti per presentare un seminario di grande attualità: «Yoga, Connettersi col positivo», cioè, «stabilire e a mantenere una connessione con le qualità ed aspetti positivi della propria personalità». Paragonato a quello che accade in molti centri e palestre italiane, è una rivoluzione copernicana.
Swami Anandananda, questo nuovo capitolo nasce anche dalla constatazione che, rispetto alla fine del ‘900, è cambiato l’uomo?
Swami Anandananda: «Credo che l’approccio occidentale al “sistema Yoga” non sia cambiato, nel senso che fin dai primi anni del ‘900 sono stati presi in considerazione solamente gli asana, come se lo Yoga fosse una sorta di ginnastica esotica indiana per mantenere il corpo in buona salute, per avere una buona postura e continuare così a fare la propria vita di sempre. Al contrario, l’essenza dello Yoga Chakra si prende cura di tutti gli aspetti della personalità, e non gestisce solo le necessità e i bisogni del momento: lo scopo è portare tutta la personalità a vivere un’esperienza di pace, di luminosità, di pienezza. Di vera soddisfazione della vita».
Cioè, al posto di uscire da una meccanicità fisica e mentale di una società che è fondamentalmente improntata sull’aspetto materiale, si è assunto la parte materiale di una tradizione per rafforzare quell’aspetto profano.
Swami Anandananda: «L’Occidente è fortemente condizionato dalla religione cristiana e per questo motivo includere e accettare sistemi, filosofie, pratiche e tecniche che provengono da altri luoghi, o da quelle che considerano essere di altre religioni, mette le persone in una situazione di difficoltà. Ci sono tanti esempi di persone, di scienziati, di ricercatori che sono andati in India, hanno imparato i sistemi e le tecniche dello Yoga e dei Veda, poi sono tornati in Occidente e hanno creato una corrente cui hanno dato il loro nome, o che ha dato nomi diversi alle tecniche apprese in India. E questo per paura di venire condannati ed esclusi dalla società. Questa “politica” è stata usata per salvaguardarsi e anche per fare i propri interessi. Ed è accaduto allora che quelle tecniche si sono sviluppate, ma si è completamente persa la consapevolezza dell’origine, della fonte, delle radici».
È per questo motivo che sia Swami Satyananda sia Swami Nirajanananda, sia soprattutto Swami Sivananda, hanno sempre insistito nel dire che lo yoga non ha niente a che vedere con la religione?
Swami Anandananda: «No, lo Yoga non è una religione. E neanche l’induismo lo è. È un’invenzione degli inglesi. Gli abitanti dell’India, che chiamano il proprio Paese, Bharat, definiscono la religione Sanatana Dharma, Legge eterna. La parola “induismo” deriva dal nome del fiume Hindu e della catena dell’Hindu Kush, là dove era arrivato anche Alessandro Magno. Il quale disse che tutto quello che era al di là del fiume era “indu”».
Veniamo al titolo del libro «Yoga Chakra«? Si tratta di un altro stile?
Swami Anandananda: «Assolutamente no, anzi! Mentre in tutto il mondo se dici la parola “Yoga” tutti pensano agli asana, Swami Satyananda ha insegnato che i raggi della ruota dello Yoga (“chakra” significa proprio ruota) sono sei: Yoga è una pratica che si occupa di tutto quello che c’è dentro l’uomo e di ciò a cui l’uomo deve far fronte nella vita, ma in una condizione di serenità, di pace, di felicità, di luminosità. In modo, cioè, da mantenere tutte le qualità positive e creative dell’individuo. Non è solo il corpo fisico che gestisce e affronta la vita!».
Anche se sono molti gli insegnanti che si comportano come se fosse così e la loro è una pratica fatta di posizioni…
Swami Anandananda: «Nell’uomo c’è una parte invisibile e impercettibile dall’esterno, ma che fa parte dell’esperienza del vivere. Che sono i pensieri e le emozioni che ti tengono sveglio la notte, i sentimenti che ti provocano reazioni, che impediscono di esprimere la tua positività; un sentire che ti fa soffrire, ti rende triste o infelice. Di questo si occupa lo Yoga, questo è alla base del concetto di Yoga Chakra che ha portato Swami Satyananda e che si chiama “Satyananda Yoga”. È vero, sono molti gli insegnanti che pensano che anche il Satyananda Yoga sia asana. Ma questo atteggiamento impedisce alle persone di conoscere in profondità questo metodo».
Perché avviene questo, secondo lei?
Swami Anandananda: «Perché non hanno tempo di approfondire, o non hanno voglia, o esercitano l’insegnamento come se fosse una professione. Dal 2015 a oggi, cioè da quando è stata istituita la Giornata internazionale, la parola “Yoga” ha assunto un grande potere commerciale. C’è molta competizione, nelle città in ogni isolato c’è una scuola di Yoga…».
Dove però insegnano prevalentemente movimento.
Swami Anandananda: «Eh sì, dove insegnano asana. Certo. Noi invece insegniamo Yoga Chakra. E in questo contesto “chakra” (che si legge “ciakra”, ndr) è una ruota di un carro con sei raggi: un raggio è Raja yoga, un altro è Hatha Yoga, un altro ancora è Kriya Yoga, poi c’è Karma Yoga, Bakhti Yoga e Jnana Yoga. E tutti questi raggi insieme formano la tradizione dello Yoga Classico secondo gli insegnamenti della Bihar School of Yoga fondata da Swami Satyananda».
Partiamo dal Raja Yoga…
Swami Anandananda: «È quella componente dello Yoga che ha a che vedere con la gestione delle tecniche per mantenere la mente in uno stato di funzionalità appropriata e adeguata. Noi tutti sappiamo che esiste il Raja Yoga di Patanjali, quello degli otto stadi, e questa è la forma più idonea per persone che vivono in società. È ideale da applicare alla vita quotidiana. Ma prima di Patanjali esistevano altri Raja Yoga: uno, per esempio, è quello di un Rishi di nome Shukracharya che proponeva un percorso con cinque stadi al posto di otto».
Poi c’è Hatha Yoga, che non è solo asana…
Swami Anandananda: «No, ma quello è un errore che fanno migliaia e migliaia di insegnanti. Qualcuno scrive perfino “Ata” senza le due “H”… Invece “Ha” e “Tha” sono due mantra, due suoni, le sillabe che corrispondo alle due nadi, Ida e Pingala, i due canali energetici che avvolgono il canale centrale o Sushumna, e che portano verso l’altro l’energia, il prana. Hatha Yoga è purificazione ed equilibrio delle forze vitali di Ida nadi (l’energia mentale) e Pingala nadi (l’energia vitale). Dall’equilibrio di queste nadi dipende l’equilibrio generale di tutto l’individuo. Quando si dice che una persona è equilibrata significa che ha l’equilibrio tra Ida e Pingala, pensiero e azione. Il respiro indica questo stato di equilibrio e la mente è in una condizione particolare dove può essere concentrata. È in uno stato ottimale. Hatha Yoga, poi, è costituito da diversi livelli di pratiche, ma tutto ha inizia con gli Shatkarma: sono le sei pratiche di purificazione, azioni concrete, preliminari alla pratica profonda. Il loro scopo è rendere il corpo idoneo allo Yoga».
Nello Yoga di Satyananda ci sono anche i Kriya, che esercitano una forte attrattiva, ma che sono in relazione con gli Shatkarma.
Swami Anandananda: «Incontro molte persone che mi chiedono di imparare i Kriya, e io a mia volta domando loro: “Cosa hai fatto di Hatha Yoga?”. E mi rispondono: “Asana”. Mai Shatkarma! Cadono dalle nuvole, non li prendono in considerazione. La pratica degli Shatkarma non è solo per purificare il corpo da determinati squilibri, ma va molto, molto oltre. Le tecniche sono rivolte ai chakra! Le pratiche di Neti, Jala Neti, la purificazione del naso con soluzione salina, è per Agya Chakra; la pratica di Kunjal Kriya (o Vaman Dhauti), la pratica della purificazione dello stomaco, è per Manipura, Anahata e Vishuddi chakra; la pratica di Shankhaprakhalana, la pulizia dell’intero tratto digerente, ha che vedere con Swadisthana e Mularadhara chakra; Khapalabhati ha a che vedere con Agya, Sahasrara e Bindu; Trataka ha a che vedere con Agya e Manipura chakra, Nauli è per Manipura chakra. Quindi, anche in relazione allo Hatha Yoga, il concetto comune riguardo a queste tecniche si ferma alla struttura superficiale del corpo: il catarro, gli acidi, il gas… Ma c’è molto di più!».
E arriviamo al Kriya Yoga…
Swami Anandananda: «Le tecniche di Kriya Yoga includono mudra, bandha, chakra, mantra, per arrivare a espandere la coscienza dell’uomo, per espandere la mente, per produrre effetti nella dimensione più sottile della personalità, quella psichica e quella astrale. Sto parlando di Vijnana Maya Kosha, il corpo sottile».
Abbiamo visto i primi tre raggi della ruota. Gli altri tre sono Karma, Bhakti yoga e Jnana (o Gyana) Yoga…
Swami Anandananda: «… e queste toccano il modo in cui l’essere umano vive: come agisce, come ama e come conosce. “Karma” significa “azione”, “agire”. “comportarsi”, “interagire col mondo”, nella vita, con se stesso, con i membri della sua famiglia, in società, nell’ambiente di lavoro. Qual è la sua attitudine, il grado di consapevolezza, lo stato interiore che ha nel compiere un’azione nelle varie situazioni dell’esistenza? Quindi Karma Yoga non è quello che si fa in ashram, il lavoro comunitario, il servizio. Questa traduzione è dettata da un condizionamento, da una mentalità molto comune, ma in realtà Karma Yoga è qualsiasi azione noi compiamo: tu che ti alzi e vai in cucina a preparare la pasta, poi pulisci il lavello, metti in ordine la casa, vai al gabinetto… È qualsiasi azione! Ma come la compi? Lo Yoga ha a che vedere con l’individuo che si esprime, si manifesta e interagisce col mondo».
Poi c’è il Bhakti Yoga: come viene interpretato nel Satyananda Yoga?
Swami Anandananda: «Il Bhakti Yoga è stato interpretato in modo erroneo come “yoga della devozione”: accendi gli incensi, fai la puja… No, Bhakti yoga è raffinare e connettere al massimo della positività la dimensione emozionale. Riguarda le emozioni dell’uomo. Quanti sbalzi emozionali abbiamo durante l’arco di una giornata? Osserviamolo. Mantenere uno stato emozionale stabile e positivo è Bhakti Yoga. Che ha diversi livelli di realizzazione. Fino ad arrivare a nutrire un amore incondizionato dove non c’è separazione, differenza, tra te, il mondo e l’altra persona. Ed è il culmine della positività».
Infine c’è lo yoga della conoscenza, lo Jnana Yoga…
Swami Anandananda: «…che indaga su noi stessi. Come funzioniamo? Perché reagisco in questo modo ogni volta che mi trovo in questa circostanza? Perché ho questo tipo di pensieri o comportamento quando ho una determinata percezione sensoriale? Perché divento triste quando sento il rumore della pioggia? Senti un suono attraverso l’udito e quella percezione sensoriale genera uno stato mentale, emozionale, e vogliamo conoscerne il motivo, risolvere un disagio. Perché se il suono della pioggia genera tristezza, potrebbe generare anche pace, una connessione con la con la natura. Quindi se indago e trovo il perché di quella tristezza, con lo stesso stimolo sensoriale posso vivere una condizione positiva».
Qual è lo scopo di queste pratiche?
Swami Anandananda: «Jnana, Bhakti, Karma, Kriya, Hatha e Raja Yoga hanno un unico scopo: produrre una trasformazione interiore affinché questa trasformazione si esprima poi nella vita quotidiana. Lo yoga diventa così uno stile di vita, uno stato in cui l’individuo si manifesta nel mondo esprimendo le proprie qualità positive, vivendo in pace, chiarezza, luminosità e positività, in qualunque azione compia. Questa è la direzione dello yoga».

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