Ecco il messaggio di pace del Venerabile Bhikkhu Pannakara, leader della Walk for Peace che ha percorso 3500 chilometri negli Stati Uniti per portare il messaggio di Pace a Washington alle Nazioni Unite per il Vesak 2026. Il Vesak è la massima festività buddhista in cui si celebra la nascita, l’illuminazione e il parinirvāṇa di Gautama Buddha. A Milano l’Ubi, l’Unione buddhista italiana lo celebra con tre giorni di altissima qualità, con conferenze e discussioni ai massimi livelli e completamente gratuiti. Qui il link per il programma.

di Bhikkhu Pannakara
Buon pomeriggio alle vostre eccellenze, agli ambasciatori, al venerabile Mahasangha, ai leader religiosi, ai rappresentanti delle Nazioni Unite, signore e signori, fratelli e sorelle di tutto il mondo. Offro umilmente il mio saluto a tutti voi in questa sacra occasione della Giornata Internazionale del Vesak.
Oggi ci riuniamo qui, alle Nazioni Unite, per onorare la nascita, l’illuminazione e il parinirvana del Signore Buddha, un essere il cui messaggio di saggezza, compassione, consapevolezza e pace continua a guidare l’umanità oltre 2600 anni dopo. Desidero esprimere la mia sincera gratitudine alle missioni permanenti dello Sri Lanka e della Thailandia presso le Nazioni Unite per aver organizzato questa significativa commemorazione, e a tutte le nazioni e ai partecipanti presenti oggi. Il Vesak non è soltanto una celebrazione per i buddhisti. È anche un’opportunità per l’umanità di riflettere profondamente sulla condizione del nostro mondo, delle nostre società e soprattutto sulla condizione dei nostri cuori e delle nostre menti.
Nel mondo di oggi, la tecnologia e la scienza hanno compiuto progressi straordinari. Possiamo comunicare tra continenti in pochi secondi. Possiamo curare malattie che un tempo erano mortali. Abbiamo costruito sistemi potenti, di grande complessità ed efficienza. Eppure, nonostante tutti questi progressi, molte persone continuano a soffrire profondamente. Vediamo conflitti tra le nazioni, divisioni tra le comunità, paura tra i vicini, solitudine tra gli individui e una sofferenza emotiva che milioni di cuori portano silenziosamente dentro di sé. Molte persone desiderano la pace, ma fanno fatica a trovarla dentro se stesse. Per questo gli insegnamenti del Buddha restano oggi profondamente attuali. Il Buddha insegnò che la pace non nasce soltanto dai governi o dalle istituzioni. La pace nasce nella mente umana.
Una mente inquieta crea sofferenza.
Una mente colma di rabbia crea divisione.
Una mente dominata dalla paura genera danno.
Ma una mente compassionevole genera guarigione.
Un cuore consapevole genera comprensione.
E una persona pacifica può contribuire a trasformare famiglie, comunità e persino nazioni.
Nel buddhismo ci viene insegnato che l’odio non può porre fine all’odio. Solo la compassione può farlo. Solo la comprensione può superare la paura. E solo la saggezza può guidare l’umanità lontano dalla sofferenza. Questa verità resta importante oggi quanto lo era migliaia di anni fa. Nel nostro mondo moderno, molte persone cercano la felicità nelle cose esteriori: status, ricchezza, riconoscimento o potere. Eppure, anche dopo aver ottenuto tutto questo, il cuore spesso rimane inquieto. Perché? Perché la pace duratura non può essere acquistata. Non può essere imposta. Deve essere coltivata con attenzione attraverso la consapevolezza, la compassione, la pazienza e l’amorevole gentilezza.
La pace non è passiva. La pace è una pratica.
La pace è nel modo in cui parliamo gli uni agli altri.
La pace è nel modo in cui i leader usano la loro influenza.
La pace è nel modo in cui le comunità si prendono cura dei più vulnerabili.
La pace è nel modo in cui trattiamo tutti gli esseri viventi e la natura stessa.
Un mondo pacifico non può essere creato da cuori pieni di rabbia, avidità o odio. Per questa ragione, la trasformazione interiore non è separata dalla trasformazione globale. Le due cose sono profondamente connesse. Quando guariamo noi stessi, iniziamo a guarire il mondo intorno a noi. La pace deve diventare azione. Deve camminare tra le persone, passo dopo passo, persona dopo persona, nazione dopo nazione. La pace si costruisce gradualmente attraverso azioni consapevoli. Nessuna pace duratura può emergere dall’odio o dalla violenza. La vera pace si costruisce attraverso comprensione, pazienza, dialogo e compassione.
Oggi il nostro mondo affronta anche un’altra sfida: la disconnessione. Sebbene l’umanità sia più connessa digitalmente che mai, molte persone si sentono emotivamente isolate. Lo abbiamo visto molte volte nel nostro tempio di Fort Worth, in Texas, così come durante le nostre marce per la pace. I giovani, soprattutto, stanno crescendo in un mondo pieno di rumore, pressione, competizione e continue distrazioni. Molti cercano un significato. Molti lottano in silenzio contro ansia, solitudine e disperazione. Per questo la compassione e la mindfulness non sono più valori opzionali per l’umanità. Sono essenziali. Se insegniamo ai bambini soltanto a competere e non a prendersi cura gli uni degli altri, rischiamo di creare un mondo produttivo ma profondamente sofferente. Dobbiamo insegnare alle future generazioni non soltanto l’intelligenza, ma anche la consapevolezza; non soltanto l’ambizione, ma anche la gentilezza; non soltanto il successo, ma anche l’umanità. Questa responsabilità non appartiene soltanto ai governi o alle istituzioni religiose. Appartiene a tutti noi: a ogni genitore, ogni insegnante, ogni leader, ogni comunità, ogni nazione.
Gli insegnamenti del Buddha ci ricordano che ogni essere umano possiede la capacità della compassione, indipendentemente da nazionalità, religione, razza, lingua o condizione sociale. Tutti desiderano vivere liberi dalla sofferenza. Tutti desiderano sentirsi al sicuro, valorizzati e amati. Per questa ragione, la comprensione interreligiosa e il rispetto reciproco sono profondamente importanti nel nostro mondo di oggi. Tradizioni diverse possono usare parole, simboli e pratiche differenti. Eppure molti percorsi spirituali incoraggiano la compassione, la pace, il servizio e il rispetto per la vita. Dobbiamo imparare non soltanto a tollerarci, ma ad ascoltarci sinceramente gli uni gli altri. Il nostro futuro dipende dalla capacità di riconoscere la nostra comune umanità.
Il mondo non ha bisogno di più odio.
Il mondo non ha bisogno di più avidità.
Il mondo non ha bisogno di più violenza.
Il mondo ha bisogno di compassione.
Il mondo ha bisogno di saggezza.
Il mondo ha bisogno di guarigione.
Il mondo ha bisogno di pace.
Come buddhisti, ci viene anche ricordato di estendere la compassione oltre l’umanità stessa. Dobbiamo proteggere la natura. Dobbiamo prenderci cura degli animali. Dobbiamo riconoscere la profonda interconnessione della vita. Dal punto di vista buddhista, tutti gli esseri senzienti condividono la paura, il dolore e il desiderio di vivere. Gli animali, come gli esseri umani, cercano sicurezza, conforto e libertà dalla sofferenza. Eppure oggi, in molte parti del mondo, innumerevoli animali sopportano sofferenze causate da negligenza, sfruttamento e danni inutili. Sistemi industriali di produzione alimentare, sperimentazione e intrattenimento trattano spesso gli animali come oggetti anziché come esseri viventi. Quando riflettiamo profondamente, comprendiamo che la compassione non può essere selettiva. Se la compassione è autentica, si estende naturalmente oltre i confini umani.
Coltivare gentilezza verso gli animali non è separato dal coltivare gentilezza verso gli esseri umani. Fa parte dello stesso sviluppo morale e spirituale. Quando danneggiamo inutilmente altri esseri, perdiamo anche la nostra sensibilità. Quando proteggiamo la vita, raffiniamo la nostra consapevolezza e rafforziamo la nostra capacità di empatia. Gli insegnamenti del Buddha sulla non violenza ci invitano ad ampliare il nostro cerchio di cura il più possibile e a comprendere che tutta la vita è interconnessa. Questa è la vera saggezza. Prendersi cura degli animali non è dunque una questione secondaria. È parte della costruzione di un mondo pacifico. Una società che rispetta la vita in tutte le sue forme è una società che si avvicina alla vera armonia.
Allo stesso tempo, la nostra responsabilità si estende all’ambiente che sostiene tutti gli esseri. La Terra non è separata da noi. È la condizione stessa della nostra sopravvivenza. Quando la natura viene degradata, tutti gli esseri soffrono. Quando gli ecosistemi collassano, anche la società umana diventa instabile. Quando l’umanità vive senza consapevolezza verso l’ambiente, la sofferenza arriva inevitabilmente per tutti gli esseri viventi. Sappiate che prendersi cura della Terra è anch’esso un grande atto di compassione.
Oggi, qui alle Nazioni Unite, credo che esista ancora una ragione per sperare.
La speranza esiste ogni volta che gli esseri umani scelgono la gentilezza invece dell’odio.
La speranza esiste ogni volta che le nazioni scelgono il dialogo invece del conflitto.
La speranza esiste ogni volta che le comunità si uniscono nel rispetto reciproco.
E la speranza esiste ogni volta che l’umanità ricorda che la pace nasce dentro di sé.
In questo sacro giorno del Vesak, possiamo riflettere non soltanto sull’illuminazione del Buddha, ma anche sulla nostra responsabilità di portare più compassione nel mondo.
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