L’isola verde
Mi chiedi di raccontarti come è l’isola: è verde, molto verde, colore della speranza.
Il mare azzurro, blu e verde.
Qualche alta montagna, molte baie, tantissimi alberi e fiori, che scendono fino al mare.
È tranquilla, silenziosa anche qui al porto.
Sono belle le distese di ulivi e gli alberi fioriti degli oleandri, dai tanti colori.
Soffia il vento, un vento che mitiga il caldo infuocato del sole.
Nelle taverne lungo il porto le foto dei cibi di qui, serviti in quantità che vedo ovunque enormi.
Grandi insalate su cui è posata una intera fetta di feta, giganteschi peperoni e pomodori ripieni, pesci e carni.
Bevono vino bianco e birra; dicono che sia squisita, perché sa di Oriente, fatta con il miele, coriandolo ed erbe aromatiche.
Ma io non passo volentieri davanti alle taverne, preferisco passeggiare sul lungomare.
Ho colto gli occhi golosi di Imad quando ha visto le patatine fritte. Al campo ci danno solo, qualche volta, quelle lesse.
Imad è bravissimo e nasconde nel silenzio tutti i suoi ricordi e le sue paure: da poco ha ripreso a guardare verso il mare.
Da poco, di notte, non urla più il nome delle sue sorelle.
Mi chiedi come sto. Finché al campo resterà tuo cugino, e sono sotto la sua protezione, nessuno mi potrà importunare.
Ma io vivo solo per fare il mio dovere di madre, con la speranza che finisca questa attesa.
Passano i giorni sempre uguali. Tutti noi siamo una silenziosa e sgradita presenza che passeggia su e giù per il lungomare.
A volte si alza fortissimo il vento , allora rivedo la dolce Amrita quando, sospirando, mi diceva:
«È pazzo il vento, mamma. Scompiglia tutto all’improvviso, mi fa paura il vento».
Mando questa lettera all’indirizzo della nostra vecchia casa.
Mi illudo che in qualche modo arrivi a te.
Faccio anche questo per Imad, lui come me non vuol sapere che ci rivedremo solo come nuvole nel cielo.
Nel vento sento vicino a me Amrita e il tuo abbraccio che mi avvolge.
A te porti il profumo del mio nome
Yasmine

Narendranath Dutta era un ragazzo di Calcutta brillante e vivace. Con una domanda: qualcuno ha davvero visto Dio? Quando incontra Ramakrishna la sua ricerca prende un nuovo avvio che lo porta al Parlamento delle Religioni di Chicago del 1893
Quando la mente sottile prende vita, cambia la visione interiore e quella della vita dell’altro. L’altro non è più “altro” ma è un atomo dell’Uno, proprio come te e me. Quando m’interesso di te, m’importa di me. E questo è il gesto interiore che considero più vicino al divino che io conosca
La parola Karma è uno dei termini più evocati di tutta la filosofia indiana, tanto da entrare nel nostro linguaggio comune e diventarne un termine quasi insostituibile. La parola Karma esprime l’idea delle reazioni che abbiamo compiuto e che ci incatenano a una serie di conseguenze inevitabili. Nella cultura vedica questo termine non solo indica in generale l’insieme delle reazioni alle azioni compiute nelle vite passate, ma anche come queste determineranno le vite future nelle diverse incarnazioni...
Avevo giurato che non sarei mai andata nella terra del Gange. Poi è accaduto e dopo i primi giorni di spaesamento mi sono abbandonata e ho accolto preziosi doni e indicibili emozioni. Il fascino dei colori, l’empatia dei sorrisi, le emozioni di luoghi suggestivi... Mi chiedo se ho viaggiato o è stato un sogno
Il leggendario Yogi immortale è l’essere umano che completa l’evoluzione con la padronanza delle energie interiori e la realizzazione del Sé. E molte scuole tamil sostengono che il Kriya Yoga, reso famoso da Yogananda, abbia radici nel “Siddha Yoga” tamil...
Questo è un po’ il manifesto dello yoga che pratico e che insegno da quasi trent’anni. Lo yoga si occupa della domanda essenziale che abita ogni essere umano. Del mistero del vivere, del mistero dell’essere coscienti. Del “chi” siamo e “come” siamo. La parola “Yoga” indica uno stato, uno stato fondamentale della coscienza. Non è un percorso che conduce da un luogo a un altro, e neppure una ricerca di benessere. È la possibilità di essere consapevoli di essere vivi e di come lo siamo. La possibilità di sentirsi espressione di una realtà indivisa. La pratica di Yoga si fonda sull’Osservazione e sul Cambiamento.



