L’isola verde
Mi chiedi di raccontarti come è l’isola: è verde, molto verde, colore della speranza.
Il mare azzurro, blu e verde.
Qualche alta montagna, molte baie, tantissimi alberi e fiori, che scendono fino al mare.
È tranquilla, silenziosa anche qui al porto.
Sono belle le distese di ulivi e gli alberi fioriti degli oleandri, dai tanti colori.
Soffia il vento, un vento che mitiga il caldo infuocato del sole.
Nelle taverne lungo il porto le foto dei cibi di qui, serviti in quantità che vedo ovunque enormi.
Grandi insalate su cui è posata una intera fetta di feta, giganteschi peperoni e pomodori ripieni, pesci e carni.
Bevono vino bianco e birra; dicono che sia squisita, perché sa di Oriente, fatta con il miele, coriandolo ed erbe aromatiche.
Ma io non passo volentieri davanti alle taverne, preferisco passeggiare sul lungomare.
Ho colto gli occhi golosi di Imad quando ha visto le patatine fritte. Al campo ci danno solo, qualche volta, quelle lesse.
Imad è bravissimo e nasconde nel silenzio tutti i suoi ricordi e le sue paure: da poco ha ripreso a guardare verso il mare.
Da poco, di notte, non urla più il nome delle sue sorelle.
Mi chiedi come sto. Finché al campo resterà tuo cugino, e sono sotto la sua protezione, nessuno mi potrà importunare.
Ma io vivo solo per fare il mio dovere di madre, con la speranza che finisca questa attesa.
Passano i giorni sempre uguali. Tutti noi siamo una silenziosa e sgradita presenza che passeggia su e giù per il lungomare.
A volte si alza fortissimo il vento , allora rivedo la dolce Amrita quando, sospirando, mi diceva:
«È pazzo il vento, mamma. Scompiglia tutto all’improvviso, mi fa paura il vento».
Mando questa lettera all’indirizzo della nostra vecchia casa.
Mi illudo che in qualche modo arrivi a te.
Faccio anche questo per Imad, lui come me non vuol sapere che ci rivedremo solo come nuvole nel cielo.
Nel vento sento vicino a me Amrita e il tuo abbraccio che mi avvolge.
A te porti il profumo del mio nome
Yasmine

C’è una vera e propria letteratura del “FalsoVero Yoga”. Un mare di Illuminati incompresi che sanno qual è LA VIA, si accaniscono a suon di reel, uno contro l’altro, per convincersi a vicenda che il proprio yoga è quello VERO! Ma diciamocelo, quanti praticano per “espandere la coscienza”? Quanti rispetto a chi nello yoga cerca semplicemente uno spazio di riposo dallo stress? Chi cerca la via dello Yoga, la trova. Nel frattempo gli infiniti rigagnoli che discendono dalle montagne delle diverse attività che tentano di appiccicare definizioni accanto a questa parola ormai così abusata, che proseguano pure la loro corsa nel nome del “Bisogna pur campare”. Ma credo che sia l'ora di cessare il conflitto almeno laddove dovremmo trovare il principio della pacificazione interiore...
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