Da «Yoga per tutta la vita» di Paola Campanini (Edizioni Selides di Massimo Soncini), con l’autorizzazione dell’autore e dell’editore, quest’estate pubblichiamo alcune pagine per i lettori di «Rispirazioni».
3. Ultima puntata
Per molto tempo ho sostenuto che lo yoga è una disciplina adatta solo a persone che hanno la piena presenza mentale. Poi come spesso, e per fortuna, accade, ci sono situazioni che inducono riflessioni e approfondimenti che portano a rivedere le proprie convinzioni. Come dice un detto popolare “mai dire mai”! “Yoga e psichiatria” è un buon esempio.
Grazie a una nostra allieva psichiatra siamo state contattate dal primario del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura (SPDC ) dell’Azienda Usl di Parma per collaborare a un progetto finalizzato a limitare la contenzione dei pazienti nel letto. Ci siamo chieste se fosse possibile utilizzare e adattare lo yoga per uno scopo così alto: abbiamo preso tempo per riflettere, per pensare a un possibile progetto. Cogliendo l’invito di Eugenio Borgna a “sentire il nostro destino come destino dell’altro, a immedesimarci senza pregiudizi, a essere disponibili all’incontro”, abbiamo accantonato le nostre perplessità e ci siamo impegnate in questa nuova esperienza. Nuova davvero perché in Italia ci sono poche iniziative di yoga in strutture psichiatriche, ma nessuna in un Servizio di Diagnosi e Cura.
Fino a prima della proposta di collaborazione, eravamo fra quegli insegnanti di yoga che si rifiutano di proporre lo yoga a persone che assumono farmaci psichiatrici e che non hanno la serenità sufficiente per fare pratiche introspettive e meditative. Visto che un adattamento poco ortodosso della disciplina yogica avrebbe portato comunque dei benefici a persone svantaggiate, e soprattutto, come in questo caso, sarebbe stato un momento, seppur breve, alternativo alla contenzione, abbiamo accettato la sfida.
Abbiamo costituito un team di insegnanti yoga dedicato alla psichiatria. Ci siamo documentate, abbiamo contattato telefonicamente Amalia Cornale (vicedirettore editoriale di Rispirazioni, ndr) una brava insegnante di yoga siciliana che da tempo conduce il progetto «Dal coccio al vaso» e che ci ha raccontato la sua esperienza; abbiamo chiamato Sarah Cervellati una psicologa, insegnante di yoga che aveva tenuto lezioni con pazienti psichiatrici e che ci ha sostenuto in un breve percorso formativo. Una volta scritto il progetto, ci siamo confrontate con la referente sanitaria, abbiamo messo a punto delle linee guida per come condurre le lezioni e che pratiche scegliere.
Una riflessione a fine esperienza.
Pensavamo di evitare i riferimenti simbolici privilegiando piccoli movimenti in armonia con il respiro. Ma dopo le prime lezioni il clima era così disteso, che le insegnanti in modo spontaneo uscivano dai binari di alcune “linee guida” inserendo anche alcune forme dello Yoga Ratna. La reazione dei pazienti ci ha stupito: stavano molto più a lungo nelle posizioni, erano assorti e concentrati, ed era evidente il loro gradimento.
I limiti: il progetto prevedeva la partecipazione dei pazienti dimessi; la lezione di yoga secondo noi poteva essere un ponte fra fuori e dentro, ma eravamo state ingenue perché una volta che si lascia il Diagnosi lo si lascia volentieri per sempre. Il limite maggiore è stata l’impossibilità a incontrare la componente medica del reparto; un vero peccato perché sarebbe stato utile potersi confrontare portando le nostre osservazioni sul comportamento dei pazienti in questo spazio così diverso da quello della degenza. Per fortuna è stata costante la partecipazione (seppur obbligata) del personale infermieristico.
Le lezioni sono sempre state molto diverse tra di loro per partecipazione (il numero dai 4 ai 16 pazienti), per il clima ( alcune volte di grande armonia nel gruppo e a volte con persone in grande difficoltà).
Siamo consapevoli di aver proposto uno yoga molto adattato; avevamo molti dubbi che si sono dissolti in un momento di grande emozione quando un ragazzo molto giovane ci ha detto «per me è troppo bello sapere che fuori di qui c’è qualcuno come voi che pensa a noi che siamo chiusi qui dentro».

C’è una vera e propria letteratura del “FalsoVero Yoga”. Un mare di Illuminati incompresi che sanno qual è LA VIA, si accaniscono a suon di reel, uno contro l’altro, per convincersi a vicenda che il proprio yoga è quello VERO! Ma diciamocelo, quanti praticano per “espandere la coscienza”? Quanti rispetto a chi nello yoga cerca semplicemente uno spazio di riposo dallo stress? Chi cerca la via dello Yoga, la trova. Nel frattempo gli infiniti rigagnoli che discendono dalle montagne delle diverse attività che tentano di appiccicare definizioni accanto a questa parola ormai così abusata, che proseguano pure la loro corsa nel nome del “Bisogna pur campare”. Ma credo che sia l'ora di cessare il conflitto almeno laddove dovremmo trovare il principio della pacificazione interiore...
Nello Yoga e nel Tantra, Shakti rappresenta l'energia che permea l'esistenza e che trova nella relazione con la coscienza la propria espressione. Ma che cosa orienta questa energia? L'intenzione è il punto di partenza di ogni percorso, mentre Saraswati, dea della conoscenza, della parola e della creatività, ci introduce al potere del discernimento. Un viaggio nella mitologia e nella filosofia indiana, fino allo Śri Yantra, simbolo dell'incontro tra Shiva e Shakti
Viviamo immersi nel rumore e questa condizione non fa che alimentare le nostre turbolenze mentali. Ma i testi di yoga fondanti per la nostra pratica parlano del silenzio indicandolo con il termine «Mauna», il silenzio consapevole. E per sperimentare lo non è necessario isolarsi in un eremo, possiamo inserire brevi spazi di silenzio intenzionale nella routine quotidiana. Momenti di presenza a noi stessi. Il prezzo da pagare? Viaggiare controcorrente...
Tra le montagne dell’Himalaya, sei sillabe accompagnano da secoli la vita spirituale di milioni di buddhisti: «Om Mani Padme Hum» è il mantra della compassione, legato ad Avalokiteshvara, il bodhisattva che ha fatto voto di liberare tutti gli esseri dalla sofferenza. Ma qual è il suo autentico significato? Attraverso gli insegnamenti del Dalai Lama, le fonti antiche e le interpretazioni della tradizione tibetana, scopriamo come queste sei sillabe racchiudano un percorso di trasformazione della mente, nel quale compassione e saggezza diventano inseparabili
Appena fuori Varanasi, luogo d'eccellenza dell'induismo, sorgono i resti del luogo in cui il Buddha insegnò le Quattro Nobili Verità ai suoi primi discepoli. È il sito di Sarnath, oggi elevato dall'Unesco a Patrimonio mondiale. Ecco la sua storia e perché deve tutto il suo fascino a un grande imperatore, Ashoka
Oggi siamo schiavi dell'attrazione per il cellulare. Eppure sappiamo che quando la mente vaga, entrano in gioco processi che coinvolgono il recupero dei ricordi, l’esperienza autobiografica, l’immaginazione di scenari futuri e la costruzione di associazioni tra informazioni anche lontane. Tutto questo può creare un terreno favorevole alla comparsa di intuizioni e soluzioni inattese. Il consiglio, allora, è semplice: concedetevi il lusso, ogni tanto, di vincere contro il fascino per il telefonino e introducete un confine tra lui e voi. È una pratica “salva-neuroni” che genera un effetto sorprendentemente...



