Leo Lionni
«Piccolo blu e Piccolo giallo»
(1959)
Babalibri
C’è chi lo definisce un acquisto di cui non ci si pente mai, un libro che dovrebbe stare in ogni biblioteca, scolastica e di casa. Chi racconta di bambine che ne vanno matte fin dai tre anni. Chi, semplicemente, lo chiama magico: la prova che non servono disegni complessi per raccontare qualcosa di profondo. Sono le voci dei lettori di «Piccolo blu e Piccolo giallo», il libro che Leo Lionni pubblicò nel 1959 e che, a distanza di oltre sessant’anni, continua a parlare, a bambini e non solo.
La storia, in fondo, è minima. Piccolo blu e Piccolo giallo sono amici. Si abbracciano così forte da diventare verdi. E quando tornano a casa, i genitori non li riconoscono più: «Tu non sei il nostro piccolo blu. Tu sei verde», dicono mamma e papà blu. Lo stesso accade dall’altra parte. È un rifiuto che arriva proprio da chi dovrebbe accogliere, e che il libro non nasconde né addolcisce.
Lionni racconta tutto questo quasi senza parole. Macchie di colore che si muovono, si toccano, si fondono, e bastano a comunicare un’emozione prima ancora che un bambino sappia leggere. È qui la sua forza: prima del linguaggio, prima del giudizio, c’è la percezione diretta di ciò che accade tra due forme che si vogliono bene. I bambini capiscono il verde prima di capire perché i grandi ne abbiano paura.
Ed è questo il cuore del libro: un’identità che non si perde nell’incontro con l’altro, ma si trasforma restando in qualche modo se stessa. Il verde non cancella il blu né il giallo, li contiene entrambi. Un’idea semplice quanto radicale, capace di parlare a un bambino di tre anni e, insieme, a un adulto che di identità e differenza si è fatto tante domande.
Nel luglio 2015 il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, inserisce «Piccolo blu e Piccolo giallo» in una lista di libri per l’infanzia da ritirare dalle scuole della città, insieme ad altri titoli ritenuti portatori di “ideologia gender” e accusati di trattare argomenti che spetterebbero solo ai genitori. La notizia fa il giro d’Italia e trasforma un libro illustrato del 1959 in un caso pubblico: da allora, “Piccolo blu e Piccolo giallo” resta anche il simbolo di una battaglia culturale, quella per difendere il diritto di un libro per bambini a parlare, semplicemente, di due colori che si incontrano.

È difficile sapere di cosa ho bisogno veramente. Ma è centrale capirlo. Sapere che non siamo le nostre emozioni, che il nostro testimone non sta nelle sensazioni. Sapere che siamo angeli e demoni, parte di azzurro e parte di buio. Che l'incoerenza è la coerenza del cosmo e che non c'è separazione in noi e tra noi e l'Universo. C'è un percorso da fare, non esiste la pillola della realizzazione, ma sappiamo che basta un attimo di luce perché la nostra vita cambi del tutto
Quando qualcuno ci chiede chi siamo, generalmente rispondiamo attraverso elementi che appartengono alla nostra storia: il nostro nome, il lavoro che facciamo, le persone che frequentiamo, i luoghi in cui viviamo, le nostre preferenze, le nostre esperienze. Tutto questo certamente racconta qualcosa di noi, ma sappiamo anche che ogni aspetto esterno della nostra vita è soggetto al cambiamento. La tradizione dello Yoga ci invita proprio a questa esplorazione: riconoscere ciò che cambia e avvicinarci a “colui che osserva il cambiamento”. In questa visione il Kriya Yoga poi è uno strumento per sviluppare la conoscenza di sé. Con un obiettivo: diventare più presenti, più stabili e più capaci di scegliere
La disciplina indiana ben si concilia con questo burrascoso periodo della vita. Ed è un valido aiuto per scoprire meglio se stessi e ricomporre mente, corpo e percezione di sé. Inoltre avvia al riconoscimento dei propri valori personali e diventa un metodo per riconoscere e affrontare al meglio emozioni e stress
Da sempre cerco di consigliare delle letture sullo Yoga e sul misticismo indiano cercando di intuire quali interessi si trovino dietro ogni lettore con cui condivido eventuali suggerimenti. Allora vi consiglio tre testi classici per entrare ancora di più in questa via...
Quante volte abbiamo lasciato che la vita fosse chiusa e compressa dentro di noi? Ci vuole coraggio per aprirci ed è necessario cercare l’armonia dell’apertura perché un vulcano può esplodere in modo rovinoso o tracciare nuove valli e nuove vie. Il fiume di lava può essere distruttivo o armonico. Spesso abbiamo paura di aprirci perché significa rischiare ma solo rischiando un possibile errore possiamo aprirci anche a una nuova parte di noi
È un libro che dovrebbe stare in ogni biblioteca, scolastica e di casa. Ma il sindaco di Venezia ha tolto «Piccolo blu e Piccolo giallo» dalle biblioteche scolastiche perché ritenuto portatore di “ideologia gender”. Eppure racconta solo la storia di Piccolo blu e Piccolo giallo che si abbracciano così forte da diventare verdi...



