La via del Kriya Yoga è una via spirituale, ma come ogni via spirituale non è avulsa dalla realtà. Ecco perché quando ci è arrivata la notizia che l’apneista Nicola Colleoni a 53 anni ha vinto una gara dei Campionati di Apnea Indoor ci siamo incuriositi. Lui è un kriyaban della via del Kriya Yoga del sud dell’India legata alla tradizione dei Siddha e di Mahavatar Babaji. Ma non vogliamo insinuare che Nicola percorra la via del Kriya per migliorare i suoi tempi. Al contrario, conosciamo il suo impegno sincero nella via spirituale. Ma ci restava la curiosità di sapere qual è la connessione tra due pratiche che hanno obiettivi così lontani anche se entrambe contemplano la sospensione del respiro.
Nicola Colleoni, sei diventato campione di apnea statica con il tempo di 7 minuti e 6 secondi. Un’eternità. Intanto spiegaci cos’è esattamente l’apnea statica?
«Quando si parla di apnea ci pensa alle imprese di Vitomir Maričić, Jacques Mayol, Umberto Pelizzari o Enzo Maiorca. Ma ci sono diversi tipi di apnea: quella per cui ho stabilito il tempo di 7,06 è appunto l’apnea statica che consiste nel rimanere a filo d’acqua con la testa immersa, e lasciarsi andare sulla superficie dell’acqua galleggiando. All’inizio è molto bello perché si vive in una sorta di stato di grazia. Poi vieni messo di fronte alle tue paure quando inizia a mancare il respiro. E lì decidi consapevolmente se andare avanti ancora e accogliere questa sensazione, esci dalla tua zona comfort, vai a dialogare con il tuo istinto di sopravvivenza».
Come sei arrivato al Kriya Yoga?
«Per un grande bisogno di cambiamento. Negli ultimi anni sentivo una voce interiore che mi diceva che doveva esserci altro in questa vita oltre al materialismo dal quale siamo circondati. Ci pensavo spesso. Poi ho avuto avuto la fortuna di leggere Autobiografia di uno yogi di Paramhansa Yogananda, un libro magico che mi ha illuminato. Ho cominciato con alcune lezioni di Hatha Yoga e poi ho conosciuto la mia insegnante, Chiara Chandradevi Strani, che è anche una vostra collega di Rispirazioni. Lei mi ha dato l’iniziazione al Kriya Yoga nel lignaggio di Mahavatar Babaji».
E quali sono stati i primi cambiamenti nella tua vita?
«Attraverso le tecniche che ti vengono date e alla costanza nel praticarle ti rendi conto che nella tua vita c’è un miglioramento, un maggiore livello di serenità, di empatia. Mi sono accorto di avere una maggiore centratura non solo con me stesso ma anche con gli altri. E questo lo ritrovo anche nell’apnea perché riesco a rimanere molto più focalizzato, equilibrato».
Sia nello Yoga sia nell’apnea, al centro troviamo sempre il respiro e il momento in cui non c’è né inspirazione né espirazione, anche se le finalità sono differenti. Qual è la differenza tra sospensione e trattenimento del respiro?
«Sospendere è quando decidi consapevolmente di non respirare. Trattenere sembra la stessa cosa, ma c’è una sostanziale differenza: tratterere significa fermare qualcosa che vuole scappare. E lì si entra in uno stato di violenza e di sofferenza perché trattieni con la forza. Se invece fermi il tuo respiro con consapevolezza, senza paure, vivi una sensazione particolare, affascinante».
E quali sono le similitudini fisiche – se ci sono – tra la sospensione dei Kriya e il trattenere dell’apnea in acqua?
«Nelle tecniche del Kriya Yoga, quando sospendi il respiro, puoi avere la sensazione di staccarti dal tuo corpo, da ciò che è fisico. Nell’apnea c’è la respirazione diaframmatica che rilassa moltissimo, certi esercizi, sono simili come procedure e quando sei in apnea entri in uno stato che potremmo definire “meditativo”».
Quali sono gli altri elementi che, stando in acqua, contribuiscono ancor più a rendere questo stato che raggiungi così speciale?
«Come ci immergiamo nell’acqua abbiamo una riduzione immediata dei battiti cardiaci, il cuore inizia a rallentare e c’è anche una riduzione del nostro metabolismo. S’inizia a consumare meno ossigeno, che è il riflesso d’immersione dei mammiferi. Questo ci accomuna molto, per esempio, alle balene, ai delfini…».
Sei anche istruttore di apnea, che cosa ti ha spinto a intraprendere questo percorso di insegnamento?
«Sono diventato istruttore di apnea proprio perché mi piace l’idea di trasmettere i valori profondi di queste esperienze. Non è solo la sfida a raggiungere primati. È il percorso che conta e questo va spiegato. Le difficoltà e i bei momenti che ho vissuto durante la mia crescita li rivedo negli altri. Si crea un’unione di persone, di anime che vanno nella medesima direzione».
E nel Kriya qual è, oggi, la tua direzione?
«Dopo due anni e mezzo di esperienza, ilKriya è diventato una priorità. Non vado in giro vestito da santone, però mi rendo conto che attraverso la pratica posso andare dove il mio spirito mi sta guidando. Che non sia un’illusione lo dimostra ciò che è cambiato in me, dalle maggiori percezioni e intuizioni, dal mio rapporto più sereno con gli altri».

È difficile sapere di cosa ho bisogno veramente. Ma è centrale capirlo. Sapere che non siamo le nostre emozioni, che il nostro testimone non sta nelle sensazioni. Sapere che siamo angeli e demoni, parte di azzurro e parte di buio. Che l'incoerenza è la coerenza del cosmo e che non c'è separazione in noi e tra noi e l'Universo. C'è un percorso da fare, non esiste la pillola della realizzazione, ma sappiamo che basta un attimo di luce perché la nostra vita cambi del tutto
Quando qualcuno ci chiede chi siamo, generalmente rispondiamo attraverso elementi che appartengono alla nostra storia: il nostro nome, il lavoro che facciamo, le persone che frequentiamo, i luoghi in cui viviamo, le nostre preferenze, le nostre esperienze. Tutto questo certamente racconta qualcosa di noi, ma sappiamo anche che ogni aspetto esterno della nostra vita è soggetto al cambiamento. La tradizione dello Yoga ci invita proprio a questa esplorazione: riconoscere ciò che cambia e avvicinarci a “colui che osserva il cambiamento”. In questa visione il Kriya Yoga poi è uno strumento per sviluppare la conoscenza di sé. Con un obiettivo: diventare più presenti, più stabili e più capaci di scegliere
La disciplina indiana ben si concilia con questo burrascoso periodo della vita. Ed è un valido aiuto per scoprire meglio se stessi e ricomporre mente, corpo e percezione di sé. Inoltre avvia al riconoscimento dei propri valori personali e diventa un metodo per riconoscere e affrontare al meglio emozioni e stress
Da sempre cerco di consigliare delle letture sullo Yoga e sul misticismo indiano cercando di intuire quali interessi si trovino dietro ogni lettore con cui condivido eventuali suggerimenti. Allora vi consiglio tre testi classici per entrare ancora di più in questa via...
Quante volte abbiamo lasciato che la vita fosse chiusa e compressa dentro di noi? Ci vuole coraggio per aprirci ed è necessario cercare l’armonia dell’apertura perché un vulcano può esplodere in modo rovinoso o tracciare nuove valli e nuove vie. Il fiume di lava può essere distruttivo o armonico. Spesso abbiamo paura di aprirci perché significa rischiare ma solo rischiando un possibile errore possiamo aprirci anche a una nuova parte di noi
È un libro che dovrebbe stare in ogni biblioteca, scolastica e di casa. Ma il sindaco di Venezia ha tolto «Piccolo blu e Piccolo giallo» dalle biblioteche scolastiche perché ritenuto portatore di “ideologia gender”. Eppure racconta solo la storia di Piccolo blu e Piccolo giallo che si abbracciano così forte da diventare verdi...



