* Seconda parte *
Il fuoco nella cultura vedica riceve tre nomi principali che designano tre funzioni specifiche: davagni, vadavagni e jatharagni.
- Davagni è il fuoco che costituisce l’elemento materiale fra i cinque elementi materiali primordiali terra, acqua, fuoco, aria ed etere chiamati pancha-maha-bhuta.
- Vadavagni rappresenta l’intelletto, il fuoco che permette di discernere il mondo.
- Jatharagni è il fuoco digestivo che trasformando gli alimenti produce la forza vitale che sostiene il corpo.
Nello Yoga mistico sappiamo che, quando l’adepto risveglia Kundalini-shakti nel primo centro energetico, situato alla base della colonna vertebrale, incanalandola nel canale centrale unita ad apana, il soffio vitale che governa questo centro energetico, facendola risalire incontra il fuoco di Agni nello stomaco che, scaldandola, la infiamma e la spinge verso l’alto unendola al Prana.
Quando Kundalini perforando tutti i centri energetici situati lungo il canale centrale giunge nel sesto chakra, tra le sopracciglia, si unisce al fuoco dell’intelletto e raggiunge il primo stadio dell’illuminazione.
A conferma ulteriore possiamo citare il quarto capitolo del Bhagavad Gita che afferma:
«Nel sacrificio eterna è l’offerta, eterno è l’ingrediente utilizzato ed eterno è il fuoco devastatore nel quale viene lanciato, poiché eterno è l’esecutore che lo realizza per l’Eterno…
Alcuni Yogi realizzano atti di sacrificio per i semi dei, mentre altri sacrificano se stessi nel fuoco del servizio verso l’Eterno…
C’è chi sacrifica tutte le funzioni sensoriali unite alle loro arie vitali nel fuoco della mente controllata, come un’offerta. Altri offrono in sacrificio le loro ricchezze, i risultati delle loro austerità, la pratica dello Yoga, lo studio dei Veda e l’osservanza di voti ristretti, per progredire nella conoscenza trascendentale».
Nella fisiologia sottile dello Yoga, nella zona dell’addome si trova una regione circolare attorno all’ombelico chiamata kandasthana che funziona come un terminale da cui transitano e dipartono molte terminazioni sottili che terminano negli organi sensoriali del naso, degli occhi, delle orecchie, della lingua e nei genitali. Questa zona anatomica è imperniata intorno all’ombelico che viene a formarsi con il tessuto connettivo che proviene dall’endoderma embrionale. Con endoderma si intende il foglietto embrionale più interno, che si forma all’inizio della terza settimana di vita. L’endoderma dà origine all’intestino primitivo (anteriore, medio e posteriore), da cui derivano l’epitelio dell’apparato respiratorio, dell’apparato digerente e delle ghiandole ad esso annesse (fegato, pancreas, ecc.) e di una parte dell’apparato urinario (vescica urinaria e uretra).
Nella Chandogya Upanishad i nadi sono descritti come pieni di un fluido che risponde alla luce del Sole. Il kandasthana è uno dei plessi dai quali si diramano la maggior parte dei nadi e dove si inizia a sublimare l’energia fisica, cinetica, biochimica in energia sottile, grazie all’unione del fuoco con il moto ascendente dell’aria vitale apana.
A riprova di queste dichiarazioni citiamo in particolare il canale energetico chiamato vishvodhara, che nelle pratiche Yoga viene stimolato dagli esercizi chiamati Uddhiyana-bandha e Nauli-kriya, in cui si sollevano o ruotano i muscoli retti addominali assieme al diaframma, esercitando una forte pressione intra-addominale, che produce una intensa stimolazione viscerale e sui plessi nervosi periferici. Infine, quando la Shakti che ha penetrato la via di mezzo ed è stata scaldata dal fuoco interno raggiunge i chakra sommitali, passa attraverso l’apertura chiamata Brahmarandhra, il foro di Brahma dal quale prende due direzioni: quando percorre la via di destra del loto del terzo occhio, giunge alla narice sinistra chiamata Ida o Varana, narice lunare.
Questa nadi rappresenta la divina Ganga e si dice che l’energia scorra come il fresco Gange la cui corrente sgorga costantemente come nettare. Percorrendo la via di sinistra del loto a due petali, giunge alla narice destra chiamata Pingala, dove dimora la sfera del Sole. Il veleno che essuda continuamente è l’essenza pericolosa che riscalda eccessivamente e fluisce pienamente attraverso Pingala.
Quando la Shakti penetra il canale di mezzo, attraversa l’insieme energetico del corpo fisico, chiamato “corpo fatto di alimenti” o Annamayakosa. Poiché ha unito l’aria vitale ascendente con quella discendente con il fuoco, penetra l’insieme energetico chiamato Pranamayakosa o guaina di prana.
Quando la Shakti raggiunge il Brahmarandhra penetra il Manomayakosa o guaina fatta di mente. Qui, nel punto d’incontro dei tre canali energetici Shushumna-Ida-Pingala conosciuto come Yukta-triveni, si trovano le funzioni dell’io che sono connesse alla facoltà di discriminare, infiamma e illumina Vijnanamayakosa, la guaina fatta d’intelletto.
A continuazione nel terzo brahmana primo adhyaya della Sarvasara-Upanishad si dice:
«(Prajapati, cioè Brahma, il progenitore dell’umanità) dopo che ebbe allontanato la morte, il male dalle altre divinità, le fece poi passare al di là della morte. Per prima fece passare la parola. Questa, quando fu liberata dalla morte, divenne il fuoco che risplende, avendo oltrepassato il limite della morte. Poi fece passare il soffio vitale; quando fu liberato dalla morte, esso diventò il vento che purifica, avendo oltrepassato la morte. Inseguito fece passare la vista; quando fu liberata dalla morte, la vista divenne il Sole che brucia, avendo oltrepassato la morte. Poi fece passare l’udito. Quando fu liberato dalla morte, l’udito si mutò nelle regioni celesti, nei punti cardinali, che hanno oltrepassato la morte. Infine fece passare la mente. Quando fu liberata dalla morte, divenne la Luna, che riluce avendo oltrepassato la morte».
Questi versi che si avviano a chiudere questo brahmana mettono in connessione le conclusioni filosofiche delle Upanishad con i misteri delle pratiche del Tantra-yoga di cui abbiamo parlato, ponendo l’accento sul soffio vitale come strumento di liberazione della mente:
«Quindi il soffio vitale procurò a sé stesso mediante il canto (dei mantra) il nutrimento. Qualunque alimento si assuma è il soffio vitale che lo assimila e in esso trova il suo sostegno».
Quale Mantra? Il Mantra originale della creazione cosmica Aum.
Di esso si dice che sia della stessa sostanza dell’anima e in sé racchiuda i tre stati della coscienza: nella A lo stato di veglia, dove le funzioni sensoriali e intellettive sono retratte nel corpo fatto di cibo; il secondo stato di sonno nella U, dove le funzioni sensoriali e intellettive sono retratte nel corpo fatto di mente; nella M lo stato di sogno o trance, dove le funzioni sono retratte nel corpo astrale. I sensi sono retratti nelle loro divinità di riferimento, così come le funzioni dell’io nella coscienza primordiale. Tuttavia l’autore, Yajnavalkya, ammonisce il suo discepolo, Maitreiya:
«Chi mai potrebbe conoscere il conoscitore? In verità o Maitreiya così hai ricevuto l’insegnamento».
2. Fine

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