Ogni anno, tra agosto e settembre, milioni di devoti in India e nel mondo celebrano Krishna Janmashtami, la festa che ricorda la nascita di Krishna, che per gli induisti è l’ottava incarnazione del dio Visnu, e che è il protagonista della Bhagavad-Gita, il libro più importante del Vedanta. La ricorrenza cade l’ottavo giorno della fase calante della luna nel mese di Shravana, sotto la costellazione di Rohini, e si svolge nell’arco di due giorni, con riti che iniziano a mezzanotte, momento tradizionalmente associato alla sua nascita. “Tradotto”, non è comunque semplice, come quasi tutto ciò che riguarda il meraviglioso mondo indiano. Difatti, ogni anno la festa di Krishna Janmashtami cade in giorni diversi, a seconda delle tradizioni e dei calendari seguiti. Nel 2025, la maggior parte dell’India ha celebrato l’evento il 16 agosto, data osservata sia nella tradizione Smarta (la più importante di tutte le scuole spirituali brahmaniche, che si rifà agli insegnamenti di Adi Shankara, maestro dell’Advaita Vedānta), sia in quella Vaishnava (come gli Hare Krishna).
Entrambe le date sono basate sul calendario lunare e sul momento in cui cade l’Ashtami tithi (semplificando molto, tithi è un giorno lunare, la cui dirata è variabile; ashtami è l’ottavo giorno) con la costellazione di Rohini.
In India, il nome Rohiṇī stesso significa “rossastra” o “color del cervo rosso”, richiamando sia la tonalità di Aldebaran sia l’idea di vitalità e seduzione. Aldebaran brilla nel cuore della costellazione del Toro, una gigante rossa di colore arancio acceso, visibile anche a occhio nudo nelle notti limpide e attorno a questa stella si dispone un gruppo di astri che, nella tradizione vedica, prende il nome di Rohiṇī, una delle 27 nakshatra o “dimore lunari”. Queste suddivisioni del cielo servivano in origine a scandire il moto della Luna lungo l’eclittica e costituiscono un elemento fondamentale dell’astrologia indiana.
Nella tradizione mitologica indiana, Rohiṇī non è soltanto un astro: è una delle figlie del saggio Daksha Prajāpati, date in spose al dio lunare Chandra. La leggenda racconta che Chandra, pur avendo 27 mogli, preferisse Rohiṇī alle altre, trascurandole e suscitando così la loro gelosia. Rohiṇī viene descritta come una donna di straordinaria bellezza, sensuale e feconda, simbolo di attrazione e desiderio. Rohiṇī rappresenta la fertilità, la prosperità e la creatività. La sua stella guida, Aldebaran, è da sempre considerata una delle più splendide del cielo, tanto che diverse culture – dai Greci ai popoli arabi – l’hanno associata a immagini di forza, bellezza e ricchezza.
Tuttavia, non tutti i devoti seguono il calendario lunare. In alcune regioni e comunità che adottano il calendario solare, la celebrazione di Janmashtami sarà osservata un mese più tardi, il 14 o 15 settembre 2025. Questa varietà di date non è una contraddizione, ma riflette la ricchezza delle tradizioni hindu, che interpretano e onorano la nascita di Krishna secondo diverse modalità rituali e astronomiche.
Secondo la tradizione, Shri Krishna venne al mondo intorno al 3228 a.C., nell’era Dvapara Yuga. Era l’ottavo figlio di Devaki e Vasudeva, imprigionati dal tiranno Kamsa, fratello di Devaki, che temeva la profezia secondo cui sarebbe stato ucciso proprio dal suo ottavo nipote. Dopo la nascita miracolosa, le porte della prigione si aprirono da sole e le guardie caddero in un sonno profondo, permettendo a Vasudeva di portare in salvo il bambino. Attraversata il sacro fiume Yamuna, le cui acque si placarono al suo passaggio, il piccolo Krishna fu accolto e cresciuto dal pastore Nanda e da sua moglie Yashoda, che lo amarono come figlio.
La vita di Krishna è narrata nei grandi poemi epici e nelle tradizioni popolari. Egli pose fine al dominio crudele di Kamsa e guidò i Pandava nella guerra del Mahabharata, insegnando ad Arjuna la via della devozione (bhakti) e del giusto agire. Con la sua morte, avvenuta per una freccia scoccata da un cacciatore al tallone, ebbe inizio il Kali Yuga, l’era attuale.
Krishna incarna molteplici volti del divino: il bambino birichino amante del burro, l’affascinante giovane che conquista le gopi con il suono del flauto, e il saggio condottiero che guida l’uomo sul campo di battaglia della vita. Le celebrazioni di Janmashtami uniscono ritualità e gioia collettiva. I devoti osservano il digiuno, recitano mantra, cantano bhajan, rappresentano episodi della vita di Krishna (Krishna-lila) e preparano dolci a lui cari. Al termine delle cerimonie il digiuno viene interrotto con il prasad, cibo consacrato e condiviso.
Il senso profondo di Krishna Janmashtami va oltre la celebrazione festosa: ricorda che, come recita la Bhagavad-gita, «ogni volta che il Dharma decade e l’ingiustizia prevale, Io mi manifesto». Krishna è quindi simbolo eterno della presenza divina che interviene per ristabilire l’armonia, guidando l’uomo con amore, gioia e saggezza.
Diversi studiosi hanno provato a ricondurre Krishna a una figura storica, ipotizzando che potesse essere un capo tribale o un eroe realmente vissuto nell’India antica. Tuttavia, non esistono testimonianze scritte contemporanee né evidenze archeologiche che confermino la sua esistenza. Le narrazioni di Krishna sono profondamente intrecciate con elementi mitologici e simbolici, rendendo difficile separare la realtà storica dal mito religioso.
La figura di Krishna, cuore pulsante del Vaishnavismo e protagonista del Mahabharata, non appartiene solo alla tradizione induista. Alcuni riferimenti extratestuali e fonti di altre culture sembrano attestare che il suo culto fosse vivo e diffuso già secoli prima dell’era cristiana. Anche il buddhismo antico fa cenno a Krishna e ai personaggi del Mahabharata. Nel Ghata-Jataka (III sec. a.C.), Krishna appare come un re indiano le cui imprese corrispondono a quelle narrate nei testi hindu. Poco più di un secolo dopo, nel Mahabhashya di Patanjali (II sec. a.C.), si ricorda la vittoria di Krishna e di suo fratello Balarama (qui chiamato Samkarshana) contro il tiranno Kamsa. Queste fonti, pur appartenendo a un altro contesto religioso, confermano l’eco delle gesta di Krishna nel mondo indiano preclassico.
Durante e dopo le campagne di Alessandro Magno, gli studiosi e viaggiatori greci ebbero contatti diretti con l’India. L’ambasciatore Megastene (350 a.C.), nel suo celebre scritto Indica, identifica Krishna con Eracle (Herakles) e descrive una tribù chiamata Sourasenoi, che lo venerava nelle città di Methora (Mathura) e Kleisobora. Tra queste scorreva un fiume navigabile, che gli studiosi associano alla Yamuna. Questo parallelismo tra Krishna e l’Eracle greco testimonia come i Greci avessero riconosciuto nel dio indiano una figura eroica affine al loro pantheon.

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