Continuando il discorso iniziato nel precedente articolo in cui abbiamo esplorato gli Yoga Sutra di Patanjali, con particolare attenzione verso il contenuto del verso:
«Lo yoga è la soppressione delle modificazioni della coscienza. Allora il testimone si stabilisce nella sua propria forma. Altrimenti si identifica con i vortici di pensiero (Vrtti). Le Vrtti sono di cinque tipi, dolorose e non dolorose: Retta cognizione, opinione erronea, immaginazione, sonno e memoria»,
in cui abbiamo cercato di collegare il testo al contesto filosofico letterario vedico, ora andremo ad approfondire quanto l’idea che i vortici di pensiero siano maggiormente influenzati dalla dimensione inconscia che non da quella razionale. Lo Yoga possiede una visione più ampia e approfondita sul tema del benessere, che è in relazione al grado di consapevolezza e che determina la crescita personale.
La consapevolezza e il benessere, come sappiamo tutti, devono passare dalla risoluzione dei conflitti interiori che ognuno di noi sperimenta nella vita. I Sutra di Patanjali ci offrono uno spunto di riflessione.
Nel passo 2.33 si descrivono i vitarka, le inclinazioni contrarie:
«Quando si è tormentati da inclinazioni contrarie, si sviluppano i loro opposti».
E ancora:
«Le inclinazioni contrarie sono causa di dolore e violenza e possono essere compiute o subite verso sé e gli altri; sono causate dalla cupidigia, dalla collera e dalla confusione mentale. Possono essere deboli, medie o forti e produrre frutti senza fine fatti di dolore e ignoranza. Per questo bisogna sviluppare pensieri che si oppongono a tali inclinazioni».
Per comprendere questo passaggio bisogna intendere che i vortici di pensiero si fondano sulla contrapposizione degli opposti e questa contrapposizione si crea quando si sviluppa una disarmonia tra la nostra componente razionale dell’io pensante e quella inconscia, emotiva della psiche.
Prima di insistere su questo tema bisogna riflettere sul fatto che ciò che ci caratterizza come individui non è la componente razionale, ma quella psichica. La ragione è quel sistema di regole accettate per definire le cose come sono, per esempio per stabilire che un libro è un oggetto fatto di carta al cui interno sono stampati dei caratteri che esprimono dei significati che portano informazioni. La ragione determina, cioè pone una fine, un confine al significato di un oggetto o di un concetto e risponde al principio di non contraddizione per cui se una cosa è A non può essere B, se è una cosa non può essere un’altra o il suo contrario.
Ma un libro può essere anche un supporto per la testa mentre schiaccio un pisolino al parco, oppure un oggetto contundente se lo lancio a qualcuno che mi fa arrabbiare. Un libro notoriamente può essere un tramite per un viaggio verso nuove esperienze che mi apre verso l’infinito e, viceversa qualcosa che chiude le possibilità e definisce senza libertà concetti chiusi.
Il principio di non contraddizione non stabilisce la verità ma descrive una realtà attraverso un linguaggio che deve essere accettato da tutti per prevedere i comportamenti. La persona che ha in mano un libro è ragionevolmente possibile che lo usi per leggerlo e non per lanciarlo. Questo è l’ambito della ragione dove tutti siamo simili, adottiamo comportamenti stabiliti e ci si attiene a contesti specifici.
La psiche è un’altra cosa. Nella psiche il libro assume nello stesso tempo e simultaneamente differenti significati, anche in contraddizione tra loro, ma tutti vissuti come reali. È in questo contesto che le inclinazioni di un individuo costituiscono un elemento chiave per la lettura della natura di una persona. Per inclinazioni si possono intendere come quelle qualità proprie di ogni individuo che definiscono la sua natura, il suo carattere, la sua tendenza ad assumere determinati comportamenti.
Gli stati d’animo che talvolta erompono dal substrato della mente, sono condizioni di conflitto interiore in cui la coscienza si trova a dover fronteggiare atteggiamenti opposti. Improvvisamente si può essere coinvolti in atteggiamenti di aggressività invece che di calma, di falsità invece che di sincerità, desiderio di possesso invece che distacco e via dicendo. I contrasti che si sviluppano nell’intimo di un individuo, che coinvolgono la sfera personale con effetti dirompenti sui tratti distintivi della propria psicologia, possono condurre a profonde crisi personali.
Non il pensiero razionale dominante a livello sociale ma i pensieri inconsci condizionati dalla psiche sono il nodo dei vortici di pensiero, vritti. Questo elemento è di primaria importanza nello sviluppo del Sadhana Yoga. Con precisi termini sanscriti lo Yoga ci parla della tappa in cui si giunge ad Anartha-nivrtti, la consapevolezza verso le attitudini ereditate vita dopo vita, sorte dalle attività interessate, dal contesto sociale e culturale che condizionano la natura di ogni essere.
Nel sistema educativo dello Yoga, Yama e Nyama servono per preparare lo studente ad affrontare le complessità del proprio bagaglio di esperienze interiori più o meno conflittuali. La capacità di controllare la mente può avvenire solo quando il nostro lato non conscio smette di ribollire e la comprensione filosofica delle scritture vediche va al di là della mera interpretazione intellettuale.
Gli Yama non violenza (Ahimsha), veridicità (Satya), mancanza di desiderio verso le proprietà altrui (Asteya), continenza (Brahmacharya) e assenza di desiderio di possesso (Aparigraha) e i Nyama purezza (Saucha), contentezza o soddisfazione (Santosha), ascesi (Tapas), studio delle scritture (Svadhyaya) e abbandono o rifugio nel Signore (Ishvara-pranidhana) nascondono il loro fine reale dietro la diffusa convinzione che si tratti di regole e principi da rispettare.
La cultura vedica intende Maya come la rappresentazione della mente mondiale, la matrice che ha creato per generazioni la forma mentale degli individui. Maya rappresenta la totalità dei sentimenti e delle emozioni trasmessi per generazioni. L’esperienza di come conosciamo il mondo avviene attraverso questa mente o onda universale, separando la coscienza individuale dalla coscienza totale.
Nel cervello la formazione reticolare è la principale responsabile dell’attività cosciente dell’io. È un’estesa rete formata da materia grigia commista a materia bianca che comprende che possiede connessioni con i tratti nervosi ascendenti e discendenti funzionando come un importante stazione di collegamento con il talamo e la corteccia cerebrale. La connessione diretta degli impulsi con la corteccia è responsabile della consapevolezza. Sulla base di queste informazioni anatomiche possiamo comprendere come rispondere a un impulso fisico naturale richiede un tipo di impegno meno profondo dal punto di vista della coscienza che non rispondere a un bisogno interiore.
Per fare un esempio, se mi prude una mano la gratto, se ho fame mangio. Nello Yoga si lavora per ridurre il numero di impulsi. Quando vi sono pochi impulsi derivanti dagli stimoli sensitivi che raggiungono il sistema reticolare, il numero degli impulsi si riduce progressivamente e il meccanismo di eccitazione viene meno. Come adeguarsi invece agli stimoli interiori come il bisogno di sicurezza, di affetto, di controllo, di felicità? Non sono certamente paragonabili a impulsi che si possono spegnere con un comando né tantomeno reprimere. Così i Vitarka o inclinazioni contrarie rivestono un ruolo chiave nella comprensione delle vritti, i vortici di pensiero, poiché ci segnalano come il nostro mondo interiore stia elaborando e compensando a tali necessità. Da sempre le scritture ci informano che la causa stessa dell’esistenza sia il desiderio.
I desideri popolano il nostro inconscio e la mente viene assorbita nella ricerca della soddisfazione di tali desideri. Quando sperimentiamo un’esperienza appagante o desiderabile, il nostro inconscio sviluppa un gusto o ruci e un attaccamento o ashakti per tale esperienza e per le emozioni e sensazioni che produce in noi, favorendo nella mente la tendenza a sviluppare inclinazioni discordanti causate dal mancato soddisfacimento di quel desiderio. A questo si possono sommare esperienze stressanti o traumatiche, sviluppate in qualunque momento della nostra vita, che incidono sui meccanismi di regolazione del desiderio che possono portare a elaborazioni psicologiche complesse e disturbanti.
L’intenso anelito della mente non si diluisce nelle tre fasi di veglia, sonno e sogno in cui il nostro inconscio in differenti maniere forza le nostre funzioni cognitive a elaborare piani o progetti per realizzare le nostre aspirazioni. Patanjali così dichiara nei Sutra:
«Per questo bisogna sviluppare pensieri che si oppongono a tali inclinazioni»,
consiglia di porre i contenuti della mente sotto un’accurata osservazione riflessiva per conoscere come siamo fatti e come si comporta la nostra psiche.

Sempre più persone si vantano di non guardare le notizie sugli organi di informazione e poi finiscono su siti dalla dubbia provenienza e autenticità. Ma voi andreste a prendere medicine da un carrozziere? No, e con le informazioni è la stessa cosa. Perché c’è differenza tra giornali che rispondono a visioni di editori o di politici, e siti che vengono confezionati all’estero, riproducono elementi di AI e hanno il solo scopo di destabilizzare le persone. Ma il punto è che quando si legge un giornale non ha senso cercare la “verità” sulle sue pagine. Sono punti di vista e di riflessione da cui dovrebbe partire una nuova ricerca per capire meglio la realtà. Poi qualcuno non si informa perché fatica a reggere le notizie che lo turbano. Ci fa male guardare le immagini? Dovremmo schermarci per non inquinare la nostra meditazione? Ma di quale razza di spiritualità stiamo parlando?! Una pratica che ci porta a non-guardare non è spirituale. È una recita a soggetto in cui ci illudiamo di essere superiori o dediti allo spirito. Ma è una finzione
Nel suo capolavoro «Il filo del rasoio», W. Somerset Maugham racconta la ricerca spirituale di Larry Darrel, un giovane americano che rinuncia alle certezze della società occidentale per interrogarsi su Dio, la morte e il significato dell'esistenza. Attraverso il confronto con la filosofia indiana e l'incontro con Ramana Maharshi, che ispirò lo scrittore, il romanzo esplora il confine tra fede e conoscenza, tra amore e attaccamento, e la possibilità di trovare una verità oltre i dogmi religiosi
Gli Yoga Sutra di Patanjali invitano a esplorare le radici profonde dei vortici di pensiero, spesso alimentati dalla dimensione inconscia più che dalla ragione. Desideri, attaccamenti e conflitti interiori generano inclinazioni contrarie che condizionano la nostra esistenza. Attraverso i principi di Yama e Nyama, lo Yoga propone un percorso di consapevolezza che supera la semplice osservanza di regole morali e conduce alla conoscenza della propria natura e alla trasformazione delle tendenze mentali
Che ci sia un calo di iscritti è sotto gli occhi di tutti. Dal 20 al 30 per cento di iscritti in meno. Anche il pilates arretra, anche se meno. Lo scrittore e insegnante di Yoga, Philip Goldberg, commenta: «A quanto pare, “morto” significa che lo yoga tradizionale ha perso il suo fascino nel mondo delle discipline fitness di tendenza. Forse è un bene se, in seguito a tutto ciò, il pieno significato dello yoga potrà essere riscoperto in tutta la sua profondità».
In una società che pretende tutto e subito, anche lo Yoga rischia di diventare un prodotto da consumare in fretta. Corsi per insegnanti in poche settimane, scelte affidate ai social e una ricerca spirituale che perde profondità. Eppure lo Yoga richiede tempo, impegno, ascolto e la capacità di fermarsi. Scegliere consapevolmente un maestro e una tradizione significa riconoscere il valore dell'esperienza, lasciare che maturi dentro di noi e riscoprire il senso autentico del proprio percorso interiore
Bastano pochi minuti di meditazione per modificare l’attività cerebrale? Uno studio del 2026 rivela cambiamenti già dopo due o tre minuti, con un picco intorno al settimo. Una ricerca sui monaci tibetani, promossa anche grazie al Dalai Lama, suggerisce invece che anni di pratica possano produrre effetti più duraturi. Due studi che distinguono gli effetti immediati della meditazione dalla trasformazione profonda della mente, principio fondamentale delle tradizioni yogiche e buddhiste



