Supermercato. Sono alla cassa. Davanti a me c’è una donna, corpo minuto, 65-70 anni, che poggia sul rullo una confezione di patate. Prima di posare i miei acquisti le chiedo se ha altro. Abbassa gli occhi e mi dice: «No, solo questo grazie». Ho avuto una percezione potente. Mi ha attraversato una forte tristezza. Sono rimasto colpito dalla sua dignità. C’era dignità anche nel suo vestire. Non ha aggiunto altre parole, ha pagato con alcune monete e se n’è andata.
Mi sono guardato attorno: una montagna di cibo, mega offerte, pigne di colombe pasquali avanzate. Il superfluo che alimenta la macchina del consumismo sfrenato, inutile. La società degli scarti. Ma soprattutto il confronto con chi ce la fa sempre meno. E sono tanti, invisibili per pudore e, soprattutto, per un alto senso di dignità chiusa in un silenzio che racconta molto. La dignità non è l’assenza di sofferenza, ma il modo in cui la si attraversa: con forza, consapevolezza e senza il vittimismo che scaturisce dalla continua lamentela. La dignità è il rispetto che la persona deve a se stessa, che porta a tutelare la propria onorabilità e a non cercare scorciatoie che minino il proprio valore.
Il filosofo Immanuel Kant pone la dignità su un piano di universalità basato sulla natura spirituale dell’uomo, sulla coscienza del dovere e sulla capacità di porre a se stesso dei fini. Per Kant, ciò che ha un prezzo può essere sostituito da altro, mentre ciò che è superiore a ogni prezzo, e non ammette equivalenti, ha una dignità. In un periodo cupo come il nostro la dignità è un valore incondizionato che viene messo a rischio da guerre, dinamiche economiche che privilegiano il profitto sulla vita, e in generale da qualsiasi forma di autorità che domina per paura invece di guidare con rispetto.
La dignità è intesa come un valore intrinseco, inalienabile e nobile della natura umana, che porta ad affrontare situazioni difficili con compostezza e responsabilità, spesso interpretata come la capacità di sostenere la sofferenza senza cedere alla lamentela sterile. Essa rappresenta una “barriera fragile” contro la barbarie e l’umiliazione, permettendo di mantenere la propria essenza e il rispetto di sè anche di fronte a condizioni esistenziali estreme.
Per l’uomo spirituale, come sostiene Paramhansa Yogananda, la dignità umana è la consapevolezza della propria natura divina, che porta l’uomo a elevarsi al di sopra della materialità per riscoprire la propria beatitudine interiore e amare il prossimo. La dignità dell’uomo è diventata oggi un concetto centrale nel dibattito sulla bioetica, il diritto e la giustizia sociale. E l’immagine di quella donna è l’emblema e specchio di questa nostra contraddittoria realtà.
Mi torna in mente Franco Battiato e una sua bellissima canzone, «E ti vengo a cercare». Un testo in cui l’amore e l’incontro sono gli elementi fondamentali per tutelare la dignità personale e sociale. Dice: «Questo secolo ormai alla fine/saturo di parassiti senza dignità/Mi spinge solo ad essere migliore/con più volontà…». Forse è proprio questo il punto. La dignità non è solo qualcosa da difendere, ma anche da riconoscere. Negli altri, prima ancora che in noi stessi. Perché a volte basta un incontro fugace, alla cassa di un supermercato, per ricordarci ciò che conta davvero.
C’è una vera e propria letteratura del “FalsoVero Yoga”. Un mare di Illuminati incompresi che sanno qual è LA VIA, si accaniscono a suon di reel, uno contro l’altro, per convincersi a vicenda che il proprio yoga è quello VERO! Ma diciamocelo, quanti praticano per “espandere la coscienza”? Quanti rispetto a chi nello yoga cerca semplicemente uno spazio di riposo dallo stress? Chi cerca la via dello Yoga, la trova. Nel frattempo gli infiniti rigagnoli che discendono dalle montagne delle diverse attività che tentano di appiccicare definizioni accanto a questa parola ormai così abusata, che proseguano pure la loro corsa nel nome del “Bisogna pur campare”. Ma credo che sia l'ora di cessare il conflitto almeno laddove dovremmo trovare il principio della pacificazione interiore...
Nello Yoga e nel Tantra, Shakti rappresenta l'energia che permea l'esistenza e che trova nella relazione con la coscienza la propria espressione. Ma che cosa orienta questa energia? L'intenzione è il punto di partenza di ogni percorso, mentre Saraswati, dea della conoscenza, della parola e della creatività, ci introduce al potere del discernimento. Un viaggio nella mitologia e nella filosofia indiana, fino allo Śri Yantra, simbolo dell'incontro tra Shiva e Shakti
Viviamo immersi nel rumore e questa condizione non fa che alimentare le nostre turbolenze mentali. Ma i testi di yoga fondanti per la nostra pratica parlano del silenzio indicandolo con il termine «Mauna», il silenzio consapevole. E per sperimentare lo non è necessario isolarsi in un eremo, possiamo inserire brevi spazi di silenzio intenzionale nella routine quotidiana. Momenti di presenza a noi stessi. Il prezzo da pagare? Viaggiare controcorrente...
Tra le montagne dell’Himalaya, sei sillabe accompagnano da secoli la vita spirituale di milioni di buddhisti: «Om Mani Padme Hum» è il mantra della compassione, legato ad Avalokiteshvara, il bodhisattva che ha fatto voto di liberare tutti gli esseri dalla sofferenza. Ma qual è il suo autentico significato? Attraverso gli insegnamenti del Dalai Lama, le fonti antiche e le interpretazioni della tradizione tibetana, scopriamo come queste sei sillabe racchiudano un percorso di trasformazione della mente, nel quale compassione e saggezza diventano inseparabili
Appena fuori Varanasi, luogo d'eccellenza dell'induismo, sorgono i resti del luogo in cui il Buddha insegnò le Quattro Nobili Verità ai suoi primi discepoli. È il sito di Sarnath, oggi elevato dall'Unesco a Patrimonio mondiale. Ecco la sua storia e perché deve tutto il suo fascino a un grande imperatore, Ashoka
Oggi siamo schiavi dell'attrazione per il cellulare. Eppure sappiamo che quando la mente vaga, entrano in gioco processi che coinvolgono il recupero dei ricordi, l’esperienza autobiografica, l’immaginazione di scenari futuri e la costruzione di associazioni tra informazioni anche lontane. Tutto questo può creare un terreno favorevole alla comparsa di intuizioni e soluzioni inattese. Il consiglio, allora, è semplice: concedetevi il lusso, ogni tanto, di vincere contro il fascino per il telefonino e introducete un confine tra lui e voi. È una pratica “salva-neuroni” che genera un effetto sorprendentemente...



