Il mondo dello yoga terapia presenta una contraddizione di fondo. In Italia, la legge afferma che il termine “terapia” può essere utilizzato esclusivamente da medici e operatori riconosciuti in ambito curativo. Peraltro termini come «arteterapia» o «cromoterapia» vengono usati senza problemi e qui sottolineo la contraddizione, mi chiedo quale sia il criterio che abbia determinato questa decisione. Secondo la legge italiana, l’insegnante di yoga non può e non deve parlare di «yogaterapia» perché non ne ha l’autorità. Coerentemente la YANI, la principale associazione italiana di insegnanti yoga, non riconosce seminari e formazioni che usano il termine yoga abbinato alla terapia. Peraltro sappiamo che la confusione regna sovrana e pratiche psicofisiche tra le più variate vengono denominate yoga. D’altro canto però, sono sempre più numerosi gli ambiti sanitari come ospedali e hospice in cui lo yoga viene utilizzato come terapia di supporto; gli insegnanti yoga vengono chiamati per assistere le persone in ambito terapeutico, riconoscendo così di fatto l’efficacia della pratica per il riequilibrio della persona in senso lato. Ciò che possiamo affermare è che la terapia con un approccio yogico cura l’anima della persona che ne trae beneficio.
Si confrontano così due visioni dell’uomo, una occidentale che osserva il corpo umano frammentato, l’organo a sé stante che va trattato e curato, l’altro, quello dello yoga che, come scienza e filosofia di vita, osserva la totalità dell’essere, corpo, mente in una unità inscindibile. Lo yoga parla di kosha per indicare i vari piani dell’essere che devono essere armonizzati per accedere alla salute, e poter così operare nel mondo con il pieno accesso alle proprie facoltà.
I kosha svolgono diverse funzioni:
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Annamaya Kosha. Anna in sanscrito significa «cibo». Rappresenta la struttura fisica del corpo, cioè la parte del corpo che si sviluppa dal cibo di cui ci nutriamo. Qualunque squilibrio che avvertiamo a livello del corpo, come tensioni o dolori muscolari, crampi, dolori delle ossa, appartengono a questo involucro. Quando siamo presenti e consapevoli del nostro corpo, il nostro stato di coscienza è centrato su questo aspetto relativo a Annamaya Kosha.
Il secondo involucro Pranamaya Kosha, Prana è la forza vitale, dunque riguarda l’aspetto funzionale ed energetico, cioè il corpo pranico. Per corpo pranico non si intende unicamente il corpo respiratorio, ma anche quell’aspetto energetico che dà impulso e fa funzionare i nostri organi interni, primo tra i quali il diaframma. Dopo avere sperimentato il corpo, avvertiamo i movimenti del respiro o l’azione del respiro in tutto il corpo. Il nostro stato di coscienza è centrato sul corpo respiratorio o corpo pranico, l’obiettivo della pratica è quello di ampliare la capacità di espansione e ritrazione nei punti sofferenti del corpo.
Manomaya Kosha è il terzo involucro. Mano si riferisce alla mente, manas. La nostra mente si sente triste o felice; sono stati emozionali basati sulle sensazioni che riceviamo attraverso gli organi di senso. Lo yoga ci invita a sospendere il legame dei sensi con la realtà esterna, e a connetterci con il nostro corpo dall’interno. Manas ci porta a recepire gli stimoli sensoriali che provengono dall’interno, quando la nostra mente non è disturbata da oggetti, luce, profumi, rumori che provengono dall’esterno. Questo ci libera dai legami esteriori, anche se temporaneamente.
Vijnanamaya Kosha è il quarto involucro, Vijnana è la conoscenza. È il livello governato dal pensiero, cioè il kosha dell’intelletto che permette la riflessione e l’elaborazione del sapere. Sapere e conoscenza sono due esperienze diverse, il sapere è il risultato di una riflessione che ci porta a prendere la giusta decisione davanti a un evento.
Anandamaya Kosha è il quinto involucro, Ananda è lo stato di beatitudine. Dopo aver attraversato gli altri piani che costituiscono il corpo, l’obiettivo è quello di raggiungere uno stato interiore senza disturbi, essere felici, stare bene. È uno stato di consapevolezza, di pace, di tranquillità che possiamo raggiungere abbandonando le tensioni nel corpo fisico, in quello respiratorio, mentale e coscienziale, lo stato di Ananda.
Osservando così i vari piani in cui la pratica yoga può essere orientata, possiamo comprendere come il corpo umano abbia una sorprendente capacità di autoguarigione e di riequilibrio. La medicina osserva guarigioni inspiegabili quando il paziente è in grado di richiamare questa meravigliosa e potente capacità. Detto ciò, qui non si nega affatto l’efficacia della medicina allopatica. Quando ho sviluppato un piccolo tumore, non ho avuto dubbi sulla necessità di affidarmi alla medicina occidentale che mi ha curato sembra, efficacemente. Ma personalmente, ho scelto di abbinare la medicina alternativa, e continuo a curarmi con rimedi omeopatici come faccio da quando molti anni. Non nego che questo mix inusuale mi dia allegria.

C’è una vera e propria letteratura del “FalsoVero Yoga”. Un mare di Illuminati incompresi che sanno qual è LA VIA, si accaniscono a suon di reel, uno contro l’altro, per convincersi a vicenda che il proprio yoga è quello VERO! Ma diciamocelo, quanti praticano per “espandere la coscienza”? Quanti rispetto a chi nello yoga cerca semplicemente uno spazio di riposo dallo stress? Chi cerca la via dello Yoga, la trova. Nel frattempo gli infiniti rigagnoli che discendono dalle montagne delle diverse attività che tentano di appiccicare definizioni accanto a questa parola ormai così abusata, che proseguano pure la loro corsa nel nome del “Bisogna pur campare”. Ma credo che sia l'ora di cessare il conflitto almeno laddove dovremmo trovare il principio della pacificazione interiore...
Nello Yoga e nel Tantra, Shakti rappresenta l'energia che permea l'esistenza e che trova nella relazione con la coscienza la propria espressione. Ma che cosa orienta questa energia? L'intenzione è il punto di partenza di ogni percorso, mentre Saraswati, dea della conoscenza, della parola e della creatività, ci introduce al potere del discernimento. Un viaggio nella mitologia e nella filosofia indiana, fino allo Śri Yantra, simbolo dell'incontro tra Shiva e Shakti
Viviamo immersi nel rumore e questa condizione non fa che alimentare le nostre turbolenze mentali. Ma i testi di yoga fondanti per la nostra pratica parlano del silenzio indicandolo con il termine «Mauna», il silenzio consapevole. E per sperimentare lo non è necessario isolarsi in un eremo, possiamo inserire brevi spazi di silenzio intenzionale nella routine quotidiana. Momenti di presenza a noi stessi. Il prezzo da pagare? Viaggiare controcorrente...
Tra le montagne dell’Himalaya, sei sillabe accompagnano da secoli la vita spirituale di milioni di buddhisti: «Om Mani Padme Hum» è il mantra della compassione, legato ad Avalokiteshvara, il bodhisattva che ha fatto voto di liberare tutti gli esseri dalla sofferenza. Ma qual è il suo autentico significato? Attraverso gli insegnamenti del Dalai Lama, le fonti antiche e le interpretazioni della tradizione tibetana, scopriamo come queste sei sillabe racchiudano un percorso di trasformazione della mente, nel quale compassione e saggezza diventano inseparabili
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