«Dopo oltre 108 giorni e innumerevoli passi attraverso molti stati, arriviamo nella capitale della nazione con il cuore colmo di gratitudine. Accogliamo con calore tutti coloro che desiderano prendere parte a questi ultimi, sacri momenti». I 19 monaci vietnamiti della Walk for Peace che stanno camminando da 108 giorni dal Texas a Washington D.C., per 3.700 chilometri, sono arrivati. Guidati dal venerabile Bhikkhu Pannakara, hanno sconfitto il gelo, la neve, le vesciche, la fatica, con l’obiettivo unico di portare la Pace nella gente di un Paese lacerato. «Non camminiamo per protestare, ma per risvegliare la pace che già vive dentro ciascuno di noi», ha detto più volte il loro leader.
E l’11 febbraio, tutti si sono uniti alla Meditazione Globale di Amorevole Gentilezza che hanno tenuto allo Smith Center della George Washington University. «Quando migliaia di cuori meditano insieme nello stesso istante, la nostra amorevole gentilezza collettiva si diffonde come onde, toccando i cuori,

guarendo le ferite e piantando semi di pace ovunque. La tua presenza conta. La tua meditazione conta. La tua amorevole gentilezza conta». Parole essenziali che vanno dritte al cuore. Il messaggio essenziale è: «La pace è molto semplice, ma ci aspettiamo troppo da essa», dice il venerabile Bikkhu. Invece è semplice: «Quando ti svegli la mattina, non iniziare la tua giornata al telefono. Respira, tieni il centro e scrivi: “Oggi sarà il mio giorno di pace”. Ogni mattina. Non guardarti indietro, il passato è storia: nessuno può cambiarlo. Quindi non tenerlo addosso. Lascialo andare e vai avanti. Più lo porti sulle spalle, più è pesante camminare. Ma ogni mattina ripeti la stessa intenzione: “Today is going to be my peaceful day, oggi sarà la mia giornata di pace”. Ogni mattina, quando vi svegliate, ricordate la mia frase: dovete scriverla con penna e carta. “Oggi sarà la mia giornata di pace”. Scrivetelo. Quando usate la mano e la testa insieme, vi rimane meglio. Scrivetelo e poi leggetelo più volte. Dite ad alta voce all’universo: “Oggi sarà la mia giornata di pace”, così nessuno potrà rovinarla… tranne noi stessi.
«Siamo gli unici che possono rovinare la nostra giornata. Qualunque cosa dicano o facciano gli altri: se non lo permetti, la tua giornata sarà pacifica. La mattina, quando vi svegliate: niente telefono. Prendete carta e penna e scrivete: “Oggi sarà la mia giornata di pace.” Rifate il letto, sistemate tutto bene: è un allenamento. Andate in bagno senza telefono: lavate i denti e poi pulite lo specchio così vi vedete meglio. Uscite: ancora niente telefono. Respirate, fate esercizio, colazione. Poi potete riprenderlo, ma limitatelo».
Tanto amore, tanta gente commossa fino alle lacrime, ha stupito anche loro: «Non mi aspettavo mai così tante persone quando ho iniziato», ha confessato il venerabile monaco. «La pace è qualcosa di cui le persone hanno davvero bisogno in questo momento e ho pianto quando ho visto per la prima volta la folla sul nostro cammino. È stata la prima volta nella mia vita in cui ho visto così tante persone uscire allo scoperto per la mia missione, per il mio messaggio, e questo mi ha davvero toccato. Mi ha toccato perché ho fatto qualcosa per aiutare le persone. È questo che ho sempre voluto fare. È così che cambiamo il mondo insieme. Non una sola persona, e nemmeno i venerabili monaci da soli, possono farlo. Ma ognuno di noi può fare la storia. Possiamo farlo?».
Una folla che non ha mai parlato di religione, non ha contestato il loro credo o altro, semplicemente si è sentita rappresentata nella loro volontà di pace. «Non parliamo mai di religione: parliamo solo di consapevolezza, compassione e amorevole gentilezza» ha spiegato Bikkhu. «Come potete vedere, molte persone qui non sono buddhiste, eppure oggi stiamo soggiornando in una chiesa battista, il che è meraviglioso. È bellissimo vedere pastori e venerabili monaci insieme per fare qualcosa per le persone, in pace».
E ancora: «Noi “adoriamo” una sola religione: oltre a tutte le religioni che pratichiamo – chiese, templi, qualunque religione nel mondo – io sono molto grato per tutte queste religioni, perché persone diverse hanno punti di vista e mentalità diverse, e ogni religione serve un certo gruppo di persone. Ma oltre a tutti gli insegnamenti di pastori, monaci, guru e maestri su come essere una brava persona e diventare migliori, abbiamo una religione comune che tutti gli esseri “praticano” ogni giorno: la religione della pace, della compassione, dell’amore e della gentilezza. Tutti la cercano, tutti pregano per questo… e quel tempio è dentro di noi. Quindi dobbiamo continuare a “praticarla” e promuovere amorevole gentilezza, compassione e pace, così che possano diffondersi e fiorire nel mondo».
Dopo aver raggiunto il Lincoln Memorial, cammineranno ancora un poco, fino al Maryland dove un pullman li riporterà a Fort Worth in Texas. E da lì altri 9-10 Km a piedi per tornare all’Hương Đạo Vipassana Bhavana Center, loro monastero da dove tutto è iniziato. Da dove la pace si è irradiata in una nazione e nel mondo intero.

Il venerabile Bhikkhu Pannakara ha guidato diverse meditazioni pubbliche in questa lunga Walk for Peace. Eccone due che ci possono aiutare nella meditazione quotidiana.
Meditazione di consapevolezza
La consapevolezza è molto semplice. Ma, certo, per molti di noi è anche molto difficile, perché non siamo ancora abituati: non abbiamo questa abitudine.
Respiriamo ogni secondo, ed è per questo che siamo vivi, ma non prestiamo attenzione al respiro. Non siamo consapevoli del respiro che entra e che esce. Ora è la nostra occasione, il nostro momento, il nostro turno: guardare dentro di noi e osservare ogni respiro che entra ed esce.
Quando inspiri, sii consapevole di quel respiro che entra.
Quando espiri, sii consapevole di quel respiro che esce.
Dentro, fuori. Dentro.
È un passaggio molto basilare che voglio condividere con voi, così sapete come riportare la concentrazione a questo momento presente.
È molto importante vivere nel momento presente, qui e ora.
Abbiamo vissuto nel passato e inseguito il futuro, mentre questo momento presente- qui e ora – è ciò che conta davvero per noi.
Può renderci persone molto buone, ma può anche renderci persone molto cattive: dipende da ciò che pensiamo in questo momento.
E quando respiriamo, sorgeranno pensieri. Non è perché respiriamo che i pensieri sorgono: i pensieri sorgono già comunque, milioni e milioni di pensieri diversi.
È solo che non li vediamo, perché siamo troppo occupati a fare altro: mangiare, cucinare, correre, parlare, viaggiare… e andiamo sempre dietro a tutte queste cose.
Quindi rallentiamo.
Torniamo indietro.
Guardiamo il respiro che entra e che esce.
Questo è l’unico lavoro che dobbiamo fare adesso.
Se lo facciamo, se facciamo una cosa sola, allora possiamo vedere i pensieri.
Possiamo “prendere” una cosa alla volta: se ci concentriamo qui, allora vediamo i pensieri.
E quando vediamo un pensiero sul passato o sul futuro, spesso lo inseguiamo.
Per molti di noi, per ora, l’obiettivo è semplicemente imparare a riportare la mente indietro: praticare come riportarla a questo momento presente col respiro.
È fondamentale, perché abbiamo passato la vita a inseguire il mondo esterno. Non abbiamo l’abitudine di tornare indietro, quindi è difficile osservare i pensieri.
Allora facciamo così: quando un pensiero sorge, riconoscilo – mentalmente: “pensiero, pensiero” – e poi torna qui.
Inspira, espira.
Un altro pensiero appare: lo riconosci e torni qui.
Riconosci e torni.
Torni, torni, torni.
Il nostro lavoro è riportare la concentrazione a questo momento presente, che è il respiro.
E se sentiamo qualcosa nel corpo – per esempio un insetto che cammina sul viso, intorpidimento, prurito – sono solo sensazioni.
Le riconosci: “sensazione, sensazione, sensazione”, e torni qui.
E se ci sono suoni – persone che parlano, rumori, diversi tipi di suoni – non dobbiamo chiederci “cos’è?” o “chi è?”: riconosciamo “suono” e torniamo qui.
Il nostro lavoro è riportare la mente al momento presente.
La meditazione per il 2026
Nel 2026 dovremmo fare qualcosa di meglio per noi stessi. Come esseri umani, meritiamo di meglio. Non dobbiamo vivere così, nella sofferenza.
Possiamo essere migliori, possiamo vivere felici e in pace ogni giorno. Ma richiede sforzo, richiede energia da parte nostra. Se non possiamo avere pace nel nostro mondo interiore, non ci sarà pace nel mondo.
Quando pratichiamo la consapevolezza del respiro, portiamo pace a noi stessi: attenzione a ogni respiro che entra, a ogni respiro che esce dalle narici.
Mettiamo consapevolezza al respiro che entra e a quello che esce, come un guardiano al cancello che sa chi entra e chi esce.
Solo sapere, con attenzione, ogni respiro in entrata e in uscita.
Tutto qui.
Senza forzare il respiro a essere lungo o corto: respiriamo normalmente.
Quando inspiriamo possiamo anche contare o dire mentalmente “in”; quando espiriamo “out”.
E quando sorgono pensieri – quegli “animali selvaggi”, la mente scimmia – la mente salta di qua e di là.
Quindi quando un pensiero appare, cosa facciamo?
Ne siamo consapevoli, lo riconosciamo, lo osserviamo, e riportiamo la concentrazione al respiro.
Non proviamo a scacciarlo, non proviamo a eliminarlo.
Lo riconosciamo e torniamo al respiro. Inspiro, espiro.
La mente salta ancora: lo riconosci, torni.
Riconosci, torni.
Torni, torni, torni.
Questo è il punto: allenare la nuova abitudine di tornare al momento presente, a ogni respiro che entra e che esce.
Se facciamo così, sapremo cosa sta succedendo nella mente e non la inseguiremo più.
Contate mentalmente inspirate “uno”; espirate “uno”. Poi “due”, “due”… fino a cinque e poi si ricomincia, ecc.
E quando si sbaglia, si ricomincia da capo finché non si fa giusto.
La mente si annoia molto in fretta se fai solo “inspira, espira”, perché la scimmia vuole saltare.
Quindi aggiungi un compito: respirare e contare. Due lavori, un po’ più “divertente”, e aiuta la concentrazione.
Questa pratica ci aiuta a concentrarci sul qui e ora.
Così abbiamo pace.
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