Il nostro ambiente ci interroga ogni giorno ormai, da settimane. Il caldo ci attanaglia a qualsiasi latitudine. Non si salva nemmeno più l’Europa del Nord. Le città sono diventati forni. I benpensanti ci accusano di accendere i condizionatori che aumentano ancora di più le temperature (ed è vero), ma nessuno dice niente ai centri commerciali che mantengono una temperatura da freezer, 24 ore su 24. Non ci dicono niente perché è esattamente quello che vogliono che facciamo: rinchiuderci lì e comprare.
Non è neppure più una battaglia “da ambientalisti”. È una battaglia per sopravvivere. Non è più una battaglia ideologica. Vent’anni fa mi sentivo dire da gente apparentemente acculturata che il global warming era qualcosa di inventato dai verdi. Chissà adesso cosa penseranno. Non credo ai ravvedimenti, ci hanno anche fatto un film: davanti all’asteroide che precipitava sulle teste, c’era ancora chi gridava alla cospirazione. È così.
È dagli Anni 80 che le compagnie petrolifere sanno che saremmo arrivati a questo punto. Lo sapevano, perché sapevano che l’anidride carbonica avrebbe fatto il suo corso e avrebbe modificato il clima sul nostro pianeta. Dunque sono cinquant’anni che nessuno fa niente. I nostri campi mancano di acqua, ma – governo dopo governo – nessuno ha pensato di costruire bacini coperti e riparati dal sole.
Le temperature aumentano soprattutto nelle città, ma nessuno ha pensato di sostituire l’asfalto con materiali che scaldano meno e che assorbono la pioggia. Hanno rifatto piazze a Milano, ma trincerandosi dietro ai divieti delle sovrintendenze, nessuno ha pensato di riempirle di alberi alti e con le fronde folte. Si dice che non si può. Però si può tutto il resto. Si possono comprare armi, si possono affamare popoli, distruggere case, si possono andare a seppellire le scorie atomiche in luoghi popolosi, come avviene nel nord della Normandia. Si possono nascondere le malattie che nascono in quei luoghi. Si può fingere che la Senna sia pulita e si mandano a nuotare atleti e persone ignare che non lo è. Si può continuare a far entrare centinaia di migliaia di macchine ogni giorno nelle grandi città, come avviene a Milano, si possono allevare milioni di capi di bestiame che vengono poi abbattuti e le cui carni marciscono sui banconi dei supermercati e dei negozi. Si può fingere che tutto questo non faccia marcire l’aria. Si può gridare contro i vegetariani e i vegani, si possono invocare maledizioni contro chi non pratica le religioni di Stato, ma nessuna religione sta maledicendo chi sta uccidendo il mondo.
Sapete, io ormai non sono più giovane, ma ho un nipote che ha solo un mese e mi chiedo che mondo troverà tra 20-30 anni. Mi chiedo quale sia la mia responsabilità, che mi assumo ogni giorno, ma soprattutto la responsabilità di tutti quei vecchi che governano il mondo. Ottantenni che premono i grilletti dalle loro stanze di potere. Ci vorrebbe ancora Bob Dylan a cantare Masters of War 2026.
Lo so, queste mie parole sono inutili però in questi giorni sul Corriere della Sera ho letto delle parole di un architetto che dice cose estremamente logiche. Si chiama Mario Cucinella. Dice: «Guardiamo in Spagna: da sempre ombreggiano le strade con le todas, tendaggi ancorati fra i palazzi, una antica tradizione andalusa. Fanno ombra, riducono il calore, sono temporanei, si fanno velocemente. Servono pavimenti carrabili, più chiari e drenanti. Portare il verde in centri storici è una cosa bellissima. Oggi siamo in un’altra era, ma con attenzione gentilezza, si può cominciare a pensare di trasformare alcune piazze minerali in piazze verdi».
E ancora: «La responsabilità della Soprintendenza è zero. È più facile dire no che sì. Poi però quando arriva la statistica delle persone che muoiono di calco, quelle responsabilità hanno un nome e un cognome». E finalmente, la direzione: «Ci vogliono leggi che impongano scelte, che dicano “nella tua città devi ridurre il calore di tot gradi”».
Già, la politica. Non quella dei cori da stadio, degli haters, dei bianchi e dei neri, dei proclami qualunquisti, delle sparate elettorali. Ci vorrebbero persone serie che pensano alla gente veramente. «Individuiamo dove si possono piantare alberi, mettere superfici drenanti, fare ombra», grida nel deserto l’architetto sul Corsera.
Dovremmo andare tutti di più in bicicletta, mentre ogni giorno piovono 200.000 macchine a Milano e ogni volta che fanno una pista ciclabile, gli automobilisti insorgono. Anche io vado in auto, ma non in città, in città vado a piedi o prendo la metropolitana. Mio figlio va in bicicletta al lavoro e ogni giorno prego perché non gli accada nulla, perché ci sono SUV enormi che vanno a tutta velocità. E – ancora nessuno – fa niente, vigili non se ne vedono.
Ecco, nessuno fa niente. Poi ci sono le polemiche, poi consigliano di bere e di non uscire a mezzogiorno. Ma nessuno fa niente. E tutti alzano i condizionatori e molti – chi non li ha – va nei centri commerciali dove le temperature sono assurde. La guerra la pagano sempre i poveri. E sono sempre di più. Ma tra non molto, i poveri saremo noi perché l’energia non c’è per tutti. L’intelligenza artificiale sta prosciugando il pianeta, lo sapevate? I grandi data center usano moltissima acqua per il raffreddamento delle macchine. Servono milioni di litri d’acqua per mantenere le macchine alla giusta temperatura. E serve energia, spesso prodotta da combustibili fossili. E il riscaldamento aumenta.
Dice Greenpeace: «Si stima che una risposta di un tool di intelligenza artificiale generativa consumi circa 10 volte più energia di una normale ricerca su Google, secondo i dati riportati recentemente anche dalla Banca Centrale Europea. I data center di intelligenza artificiale hanno bisogno inoltre del doppio dell’acqua rispetto a quelli tradizionali per funzionare, secondo le stime dell’Öko-Institute».
Provate a confutare questi dati: «Uno studio realizzato dall’Öko-Institute per Greenpeace, stima che l’uso globale di acqua per il raffreddamento dei data center quadruplicherà da 175 miliardi di litri nel 2023 a 664 miliardi di litri entro il 2030, pari al consumo annuo di acqua potabile di una città grande tre volte Milano. Il rapporto prevede anche consumi di elettricità undici volte superiori entro il 2030 rispetto a quelli del 2023 e fino a cinque milioni di tonnellate di rifiuti elettronici in più entro lo stesso anno a causa dell’espansione dei data center e delle capacità di intelligenza artificiale».
La Cina sta realizzando data center sottomarini per IA al largo di Shanghai e a Hainan. A decine di metri di profondità, sfruttano l’acqua marina per il raffreddamento e sono alimentati da parchi eolici offshore per ridurre i consumi energetici e azzerare lo spreco di acqua dolce. «Tutto questo senza richiedere energia esterna con un potenziale risparmio di 40.000 tonnellate di acqua dolce all’anno che corrisponde esattamente a una quantità pari al consumo di una famiglia media in 100 anni», scrive Giuseppe Poderati su Greenreport.it. Geniale? Forse a breve termine, ma alla lunga? «Bisogna fare attenzione affinché l’oceano non venga sottoposto a una pressione crescente», mette in guardia Poderati. «Infatti, durante l’attuale era geologica conosciuta come Antropocene o Technocene, l’attività umana sta rimodellando gli ecosistemi marini».
Questo cambiamento climatico suona più come l’overture di una rivoluzione imminente. È necessario ripensare alla nostra vita quotidiana. Fare auto più piccole che consumano meno, viaggiare in treno quando è possibile, lasciare a casa l’auto per andare a fare l’aperitivo, abbassare i condizionatori nelle case e nei grandi centri e negli uffici, aprire gli occhi sugli effetti dei nostri comportamenti e indurre la politica a cambiare marcia. È così che avvengono le rivoluzioni non violente. È così che potremo salvare il Pianeta e noi stessi.
Chiunque pensi che si tratta “solo” di un problena ecologico, poi, sottovaluta l’argomento. È una questione squisitamente spirituale perché ha a che fare con la consapevolezza di sé, con l’empatia, con la gentilezza e con il rispetto del Tutto. Dicono che siamo la specie più intelligente e come tale abbiamo un’enorme responsabilità. Non di sfruttare ma di proteggere. Tu chiamala, se vuoi, compassione.

Questa è la seconda parte dell'articolo di Andrea Fugazza sul sacrificio nella cultura dell'India. E qui parla del fuoco e della Kundalini. «Nello Yoga mistico sappiamo che, quando l’adepto risveglia Kundalini-shakti nel primo centro energetico, situato alla base della colonna vertebrale, incanalandola nel canale centrale unita ad apana, il soffio vitale che governa questo centro energetico, facendola risalire incontra il fuoco di Agni nello stomaco che, scaldandola, la infiamma e la spinge verso l’alto unendola al Prana...».
Questa è l'ultima puntata della lunga intervista allo swami-cantautore in cui ci racconta la libertà di un viaggio on the road alla scoperta della musica. La via di Swami Nirvanananda per l'India e una vita ascetica è passato attraverso la fascinazione per gli Stati Uniti e la musica americana. Ma il suo messaggio oggi è francescano: si può vivere con poco e imparare ad ascoltare i suoni del divino attorno a noi...
I nostri articolisti sono tutti validi insegnanti di Yoga e qui trovate tutte le proposte in tutta Italia. Molti gli stili e le scuole di riferimento, ma su tutte c'è la serietà e lo studio profondo dei nostri autori
Cercavo un libro per rilassarmi e ho trovato un gioiellino di Murakami, «L'arte di correre». Non solo un libro sulla corsa, ma anche sulla forza, sul prendersi cura di noi e sul valore del coraggio di continuare. Per tornare ogni giorno al nostro centro
Per orientare l’esperienza, la conoscenza rappresenta una guida indispensabile. Mircea Eliade, suggerisce che la storia ha il potere di insegnare per il presente e per il futuro e nei testi del passato è possibile ritrovare il riflesso delle nostre attuali possibilità. E uno di questi libri a cui fare riferimento è «Yoga Sutra» di Patanjali. Ecco perché è indispensabile conoscerlo e seguirlo
L'una nata tra la Britannia e l'Irlanda, l'altra nell'antica Cina. I punti in comune ci sono, ma stabilirne i contatti è pressoché impossibile. Allora perché spesso vengono accomunati? Perché si fa riferimento al druidismo contemporaneo che non è la stessa cosa di quello antico. Ecco tutto quello che è necessario sapere per capire meglio



