«Di recente ho visto un articolo sull’Atlantic intitolato ” Che fine ha fatto lo yoga? “. Non sapendo che fosse successo qualcosa allo yoga, l’ho aperto. Il sottotitolo spiegava la tesi: “Lo yoga, a quanto pare, non è più il simbolo per eccellenza della salute olistica in America, come lo era un tempo”». Chi scrive su Substack è Philip Goldberg, autore di alcuni libri estremamente utili per conoscere l’impatto del sentiero indiano sulla società americana.
Riferisce di un articolo scritto da Rheana Murray. «Durante una recente lezione di Pilates, dove mi sono allenata con movimenti ritmici sotto pannelli a infrarossi fino a sudare sulle punte delle dita, ho incontrato una mia ex insegnante di yoga», dice la giornalista di Atlantic; «i nostri tappetini erano a pochi centimetri di distanza nella stanza illuminata al neon. Dopo la lezione, l’ho salutata e le ho detto che non vedevo una lezione di yoga così affollata da un bel po’ di tempo. Lei ha scrollato le spalle. “Lo yoga”, mi ha detto, “è morto”».
Da questo scambio nasce una riflessione interessante: «Ovviamente stava esagerando: lo yoga è ancora molto popolare. Per certi versi, è più diffuso che mai. La gente lo pratica negli aeroporti, negli uffici, nelle carceri, nelle scuole. Ma le sue parole hanno messo in luce un aspetto che ho notato anch’io: lo yoga, a quanto pare, non è più il simbolo per eccellenza della salute olistica in America, come lo era un tempo».
Che ci sia un calo di iscritti è sotto gli occhi di tutti. Dal 20 al 30 per cento di iscritti in meno. In favore di cosa? Questo è il dilemma. Corsi di ballo, tango…? Anche il pilates arretra, anche se meno. In America (che anticipa sempre mode e modi) il dato più significativo proviene da Walla, una piattaforma che gestisce le attività e le prenotazioni dei centri fitness: −25% delle lezioni di Yoga offerte dagli studi con più di tre anni di attività, nel 2026. La riduzione riguarda l’offerta di lezioni, non direttamente il numero degli iscritti. Tuttavia, costituisce un segnale concreto del cambiamento in corso.
L’inchiesta individua diverse cause: aumento dei costi di gestione, concorrenza di Pilates e allenamento muscolare, abitudine alla pratica domestica acquisita durante la pandemia e cambiamento degli interessi del pubblico. Alcuni centri continuano ad avere successo, ma lo ottengono anche attraverso una progressiva riduzione dello spazio dedicato allo Yoga tradizionale.
Un’indagine commerciale di Orbital, relativa a Stati Uniti e Canada, ha censito 33.873 studi attivi di Yoga e Pilates e analizzato anche le attività segnalate come definitivamente chiuse 24,6% degli studi Yoga e il 10,6% degli studi Pilates.
L’European Studio Booking Report 2026 ha analizzato oltre 8.100 prenotazioni in 17 centri europei, soprattutto nei Paesi nordici, tra luglio 2025 e giugno 2026: risultano cancellate il 25,5% delle prenotazioni e, nei nove centri che registrano le presenze, il 7,8% delle partecipazioni previste si conclude con un’assenza senza cancellazione. Il campione comprende Yoga, Pilates e altre discipline: non misura quindi un calo specifico delle iscrizioni Yoga, ma documenta alcune difficoltà nella gestione delle presenze.
Il 3 ottobre 2026, The Guardian ha raccontato il fallimento di Triyoga, uno dei marchi storici dello Yoga londinese. La chiusura improvvisa, avvenuta a settembre, ha lasciato circa 100 insegnanti senza gli ultimi compensi. Il caso testimonia la fragilità economica anche di realtà affermate, pur senza dimostrare un calo generale della domanda.
In Italia la pandemia ha colpito duro: Il 30 giugno 2022 ha chiuso City ZEN, fiore all’occhiello tra i centri yoga del centro di Milano. Nel 2025 ha chiuso il centro di Via Morosini 16 dell’Integral Yoga Shanti. Nel comunicato ufficiale richiama le crisi economiche, la pandemia e i cambiamenti del mercato.
Rispirazioni ha già intercettato il fenomeno nell’aprile 2026 nell’articolo «Lo Yoga è in crisi: la colpa è di chi insegna o di chi forma?», Peggy Eskenazi, affronta le difficoltà economiche dei centri, la concorrenza online e la moltiplicazione delle formazioni per insegnanti. L’articolo è stato anche ripreso in un articolo del Post. In «Lo Yoga è diventato business, ma è un percorso di vita», di Francesca Magnone, racconta un confronto fra insegnanti sul tema «Yoga e mercato». La nostra Magnone descrive la moltiplicazione delle scuole, dei corsi e delle proposte commerciali, e solleva un problema culturale: la crescente richiesta di risultati immediati e la difficoltà di mantenere lo Yoga come percorso continuativo di studio e conoscenza.
Scrive Giulia Borioli sul sito di YogaFestival: «C’è una crisi silenziosa nel mondo dello yoga. Non se ne parla volentieri – fa male, disturba, rischia di sembrare “snobismo”. Eppure, è lì, evidente a chiunque abbia occhi per vedere oltre la superficie lucida delle locandine e dei feed social. Lo yoga sta perdendo se stesso. Non per mancanza di praticanti — non sono mai stati così tanti. Non per mancanza di scuole, di stili, di piattaforme, di contenuti. Lo sta perdendo proprio per eccesso di tutto questo. Perché quando una cosa diventa un prodotto, smette di essere una via».
Philip Goldberg la pensa allo stesso modo: «A quanto pare, “morto” significa che gli studi di yoga faticano a rimanere aperti e che lo yoga tradizionale ha perso il suo fascino nel mondo delle discipline fitness di tendenza. E così sia. Forse è un bene se, in seguito a tutto ciò, il pieno significato dello yoga potrà essere riscoperto in tutta la sua profondità».
Quello che va in crisi è il modello economico del “mollo il lavoro, faccio il maestro di yoga”. C’è ancora gente oggi che la pensa così, ma la realtà, spiega Atlantic è diversa: «Il declino è in atto da tempo. Gli studi di yoga, da sempre afflitti da margini di profitto esigui, hanno subito un duro colpo durante la pandemia. Gli studi indipendenti hanno chiuso; YogaWorks, una catena con sede in California, ha dichiarato bancarotta».
E non è l’unico giornale prestigioso a chiederselo: nel settembre 2020, il New York Times titolava: «È questa la fine degli studi di yoga a New York?». Prosegue Rheana Murray: «Anche dopo la ripresa del settore del fitness e il ritorno agli allenamenti in presenza, (…) su Reddit , gli insegnanti si lamentavano della scarsa affluenza alle lezioni. A maggio, un amato studio vicino a casa mia nella Hudson Valley ha inviato un’email con un disperato appello agli studenti affinché tornassero, definendo la sua attività attuale “insostenibile”». La catena YogaWorks Inc. ha lasciato alle spalle un pesante indebitamento legato ad acquisizioni precedenti e canoni d’affitto non pagati. E ha scelto di focalizzarsi esclusivamente sulle sue piattaforme digitali redditizie (YogaWorks Live e MyYogaWorks), continuando a offrire lezioni in streaming, on-demand e programmi di formazione per insegnanti.
«Vi assicuro che il vero yoga non è morto», chiosa Goldberg. «Non può morire. È intessuto nella trama dell’universo, come lo spazio e il tempo. È innato nel patrimonio umano, come la parola e l’amore. Chiunque aspiri a connettersi intimamente al Sacro, in qualunque modo lo concepisca, o a unirsi a qualcosa di più grande del proprio piccolo io, qualunque nome gli si dia, o a fondere la propria coscienza individuale con la coscienza del cosmo, o a scoprire la propria natura essenziale – tutte cose che si riducono alla stessa cosa – è uno yogi, anche se non ha mai messo piede su un tappetino da yoga e non riesce a piegarsi abbastanza da raggiungere una parte del corpo più in basso delle cosce». Come non essere d’accordo…

Sempre più persone si vantano di non guardare le notizie sugli organi di informazione e poi finiscono su siti dalla dubbia provenienza e autenticità. Ma voi andreste a prendere medicine da un carrozziere? No, e con le informazioni è la stessa cosa. Perché c’è differenza tra giornali che rispondono a visioni di editori o di politici, e siti che vengono confezionati all’estero, riproducono elementi di AI e hanno il solo scopo di destabilizzare le persone. Ma il punto è che quando si legge un giornale non ha senso cercare la “verità” sulle sue pagine. Sono punti di vista e di riflessione da cui dovrebbe partire una nuova ricerca per capire meglio la realtà. Poi qualcuno non si informa perché fatica a reggere le notizie che lo turbano. Ci fa male guardare le immagini? Dovremmo schermarci per non inquinare la nostra meditazione? Ma di quale razza di spiritualità stiamo parlando?! Una pratica che ci porta a non-guardare non è spirituale. È una recita a soggetto in cui ci illudiamo di essere superiori o dediti allo spirito. Ma è una finzione
Nel suo capolavoro «Il filo del rasoio», W. Somerset Maugham racconta la ricerca spirituale di Larry Darrel, un giovane americano che rinuncia alle certezze della società occidentale per interrogarsi su Dio, la morte e il significato dell'esistenza. Attraverso il confronto con la filosofia indiana e l'incontro con Ramana Maharshi, che ispirò lo scrittore, il romanzo esplora il confine tra fede e conoscenza, tra amore e attaccamento, e la possibilità di trovare una verità oltre i dogmi religiosi
Gli Yoga Sutra di Patanjali invitano a esplorare le radici profonde dei vortici di pensiero, spesso alimentati dalla dimensione inconscia più che dalla ragione. Desideri, attaccamenti e conflitti interiori generano inclinazioni contrarie che condizionano la nostra esistenza. Attraverso i principi di Yama e Nyama, lo Yoga propone un percorso di consapevolezza che supera la semplice osservanza di regole morali e conduce alla conoscenza della propria natura e alla trasformazione delle tendenze mentali
Che ci sia un calo di iscritti è sotto gli occhi di tutti. Dal 20 al 30 per cento di iscritti in meno. Anche il pilates arretra, anche se meno. Lo scrittore e insegnante di Yoga, Philip Goldberg, commenta: «A quanto pare, “morto” significa che lo yoga tradizionale ha perso il suo fascino nel mondo delle discipline fitness di tendenza. Forse è un bene se, in seguito a tutto ciò, il pieno significato dello yoga potrà essere riscoperto in tutta la sua profondità».
In una società che pretende tutto e subito, anche lo Yoga rischia di diventare un prodotto da consumare in fretta. Corsi per insegnanti in poche settimane, scelte affidate ai social e una ricerca spirituale che perde profondità. Eppure lo Yoga richiede tempo, impegno, ascolto e la capacità di fermarsi. Scegliere consapevolmente un maestro e una tradizione significa riconoscere il valore dell'esperienza, lasciare che maturi dentro di noi e riscoprire il senso autentico del proprio percorso interiore
Bastano pochi minuti di meditazione per modificare l’attività cerebrale? Uno studio del 2026 rivela cambiamenti già dopo due o tre minuti, con un picco intorno al settimo. Una ricerca sui monaci tibetani, promossa anche grazie al Dalai Lama, suggerisce invece che anni di pratica possano produrre effetti più duraturi. Due studi che distinguono gli effetti immediati della meditazione dalla trasformazione profonda della mente, principio fondamentale delle tradizioni yogiche e buddhiste



