Sono in via della Moscova a Milano, sto camminando per andare all’Agenzia delle entrate per aprire la nostra associazione (ve ne parlerò), e una ragazza che cammina davanti a me dice a voce sufficientemente alta: «Vorrei poter decidere nella mia vita, capisci?…».
È il focus di questo momento dell’anno. Arriviamo da un periodo in cui abbiamo potuto vivere con più intensità le nostre emozioni, abbiamo sentito nascere forse nuove sensazioni, nuovi amori, nuovi entusiasmi; abbiamo grandi aspirazioni per il futuro, grandi progetti per l’anno che ora comincia, sentiamo che vogliamo cambiare qualcosa nella nostra vita, ma non sappiamo ancora cosa.
Non è come cambiare un’abitudine: è come avere una nuova necessità. La necessità di lasciare esprimere una nuova energia, forse una nuova vita, una vita più soddisfacente e che ci corrisponde di più. In vacanza abbiamo sperimentato qualcuno di questi sprazzi di rinnovamento interiore, ci siamo sentiti forse più collegati con noi stessi e, arrivati in città, ci sentiamo disancorati dalla realtà e da noi stessi. Non ci ritroviamo più in quello che facevamo a giugno… Cosa dobbiamo fare?
Il punto interessante è comprendere che cosa significhi “decidere della propria vita”, capire cioè se sono soltanto i vincoli esterni che ci stanno stretti o è la stretta che noi mettiamo ai vincoli interni della relazione con ciò che sta fuori di noi, che sia famiglia o che sia lavoro. Qualsiasi percorso di ricerca interiore (per le religioni è diverso) ti insegna a osservarti, a guardare dentro di te, a capire le tue necessità più profonde. Ma quanto devono essere profonde queste necessità, nessuno ce lo dice. Quello che noi chiamiamo “necessità profonde”, talvolta sono soltanto desideri superficiali, affrontati in modo superficiale.
Vorremmo cambiare vita, lasciare la città, andare a vivere in campagna, avere un contatto più stretto con la natura. Poi magari vai a vivere in campagna e metti le trappole per le formiche… E non sto parlando di coerenza (chi mi conosce sa che è un termine che non uso, anzi la considero quasi una “malattia”, come l’ipocrisia), sto solo pensando a un pensiero che non riconosce la spinta più autentica che abbiamo dentro. Voglio andare a vivere in campagna? Ok, ma sono allergico al polline? So fare dei lavori manuali? Sono in grado di coltivare un orto? Sono disposto a lavorare tutti i giorni per tenere in ordine la terra o il bosco? Sono disposto a rinunciare all’aria condizionata, all’acqua calda sempre o un riscaldamento a 28°? Potrei continuare a lungo.
Sono le domande che mi pongo io quando mi viene voglia di andare a vivere in campagna. E vi risparmio le risposte perché ci sarebbe da ridere. Ma quello che mi interessa affrontare qui è questa distanza che esiste tra un desiderio o un progetto bellissimo e la realtà di ciascuno di noi; la conoscenza che ciascuno di noi ha di se stesso, delle nostre aspirazioni più vere e delle nostre capacità di affrontare le difficoltà e di adattarsi a condizioni diverse da quelle in cui siamo.
Sono ex separato ed ex divorziato e a tutti coloro che mi hanno chiesto se, a fronte di una crisi matrimoniale, consigliavo loro di separarsi o divorziare. La mia unica domanda è sempre stata: “Sei disperato? Perché le conseguenze sono pesanti per sé e per gli altri”. È un esempio. Ma a fronte di un bisogno di cambiare vita, siamo veramente pronti a fare un cambio radicale di abitudini? Siamo pronti a sopportare le conseguenze? Idealmente sì, ma ci siamo messi a tavolino a considerare tutto quello che accade se cambiamo la nostra vita?
Sono un teorico del Piano B. Se non ne hai uno di fronte a qualsiasi situazione della vita, sei uno sprovveduto e rischi di sfracellarti a terra. Il Piano B in qualsiasi situazione svela le nostre possibilità e i nostri punti di forza. È chiaro che quando sei smosso da una situazione che conosci per andare verso un nuovo status non è mai semplice. Tutti abbiamo – sempre – una battaglia da vincere nella nostra vita. E abbiamo – sempre – due possibilità: arrenderci o cedere alla trasformazione. «Vorrei poter decidere nella mia vita» è una bella frase a effetto, ma senza avere le basi che ci svelano il nostro «vero me», ci riporta solo nell’alveo in cui non riusciamo nemmeno a cambiare la marca di marmellata, “perché sono abituato/a così”.
Una volta una persona – che non medita né fa yoga – mi ha detto: «Ma se non so chi sono, come faccio a sapere cosa voglio?». Allora, penso fortemente, che l’unica affermazione utile a inizio autunno sia: «Vorrei capire un po’ di più di me stesso/a, capire perché penso in questo modo, perché reagisco sempre nella stessa maniera, perché non riesco a smettere di colpevolizzarmi, di lasciarmi calpestare, perché non riesco a fermarmi neanche due minuti a respirare…».
E il trasferimento in campagna? Ci pensiamo dopo, dai…

L'autunno è il momento in cui si scopre che il nostro vecchio stile di vita ci sta stretto e vorremmo cambiare tutto. Allora facciamo castelli in aria, progetti meravigliosi che hanno talvolta il difetto di non considerare le nostre effettive capacità di adattamento e di competenze. Però quando la spinta arriva, vale la pena di non ignorarla, perché spesso può condurre a conoscere meglio noi stessi, a iniziare a cambiare qualcosa dentro di noi e a preparare un Piano B...
Una ricerca del Pew Research Center in Asia dice che il buddhismo è l’unica tra le grandi religioni mondiali ad aver registrato una diminuzione in termini assoluti tra il 2010 e il 2020. Ma a leggere bene i dati, quello che è in crisi è il definirsi religiosi, ma non i valori che il buddhismo incarna né le tradizioni popolari che tramanda
Il valore da dare ad azione e inazione è spesso problematico. Lo sa anche Krishna. Che spiega come il segreto sia trasformare il nostro rapporto con il risultato una volta che l’azione è stata compiuta. E di stare attenti al potere del desiderio. L'inganno non sta nel piacere in sé, ma nella ricerca del piacere come motore della nostra esistenza...
Come una bambina, con gli occhi spalancati davanti alle meraviglie, cammino e guardo ogni cosa come se fosse la prima volta. Eppure, dentro di me, qualcosa sussurra che forse non è davvero la prima volta. Vi apro il mio “diario" dell'anima in questo luogo sacro...
I punti importanti di questo percorso non sono gli asana, ma queste quattro condizioni essenziali. E c’è molto ancora da fare in ambito formativo affinché gli insegnanti di yoga siano capaci di spiegare non solo le tecniche corrette, ma anche di comunicare che lo yoga ha lo scopo di rendere serena la nostra vita. Una vita normale e quotidiana che sta fuori dal tappetino
«The Dude and The Zen Master» (Il Drugo e il Maestro Zen) contiene un dialogo brillante e profondo fra Jeff Bridges e Bernie Glassman. E affrontano il concetto di «Mensch» che in tedesco significa «essere umano» nel senso più pieno del termine. Non un supereroe, ma una persona che ha raggiunto un livello superiore di esistenza...



