La letteratura più antica è quella vedica che prende il nome appunto dal termine Veda. Con la denominazione “Letteratura vedica”, vengono indicati quei testi che costituiscono il fondamento del Brahmanesimo e, al tempo stesso, il documento letterario in assoluto più antico della civiltà indiana.
Le origini di questa letteratura si fanno risalire ai tempi della conquista dell’India nord-occidentale da parte degli appartenenti al ramo ario della grande famiglia indoeuropea attorno al 2000 a.C.
Le origini della filosofia indiana, dell’Induismo, del Buddhismo e dello Yoga hanno radici indoeuropee e si consolidarono nella valle dell’Indo, l’odierno Pakistan. Miti, riti, religione, letteratura e filosofia dell’India antica sono una sincresia culturale tra le popolazioni nomadi indoeuropee provenienti dalla steppa siberiana chiamati Āri, con la civiltà Vallinda delle popolazioni dravidiche presente sul territorio indiano già dal 4000 a.C.. l’espansione di queste popolazioni da Est a Ovest stratificò la letteratura vedica, i suoi dèi, i suoi riti, i suoi miti, nell’arco di 2000 anni sino a raggiungere l’odierno Bengala. La lingua in cui sono composti questi antichissimi monumenti letterari è chiamata con il termine generico “antico indiano” o “antico indo-ario”, “vedico”. Da questa lingua ha origine la lingua sanscrita (sṃskṛtam “elaborato”, “confetto”, “perfetto”) risultato dell’elaborazione che i grammatici indiani, tra cui i grammatici Pāṇini e Patanjali, compirono sulla lingua dei testi vedici.
Il Veda, cioè quello che costituisce il sapere sacro per eccellenza, è dunque il punto di partenza di tutto il pensiero religioso dell’India. secondo la tradizione. I testi vedici sono frutto di una rivelazione udita dai mitici veggenti, detti ṛṣi, che ne sarebbero gli autori e che li avrebbero uditi (da Śruti “ciò che è stato udito”) attraverso una sorta di percezione soprannaturale ottenuta attraverso la meditazione ascetica.
La letteratura vedica ha un’estensione cronologica di molti secoli che crea stratificazioni letteraria definite dalla discesa e integrazione delle popolazioni da Est a Ovest integrando via via le popolazioni che incontravano, i loro riti e i loro miti. questa stratificazione letteraria consiste in molte opere che trattano i vari soggetti tutti di stampo religioso nel senso più alto del termine. La parte più antica di questi testi è costituita dalle Saṃhitā, “raccolte” di inni (sūkta, chandas) di vario genere: invocazioni, benedizioni, formule sacrificali, litanie, scongiuri, maledizioni.
Attorno a queste raccolte di inni del RgVeda si andarono formando successivamente delle opere di accompagnamento dal contenuto ritualistico e speculativo che servono da spiegazione e commento ai testi delle Saṃhitā: i Brāhmaṇa (i libri delle scienze sacrificali), gli Āraṇyaka (i libri delle foreste) e le Upaniṣad (testi filosofici esoterici). Questo corpo di conoscenze sacre, secondo la tradizione brahmanica e induista, non è stato originariamente composto dagli uomini ma trasmesso così come è ai “cantori” delle origini (ṛṣi) e quindi è indicato con il termine di apauruṣeya (non composto da alcuno). Il corpo dei testi appartenenti alla Śruti è ritenuto l’autorità principale della religione induista. Appartengono alla Śruti:
La letteratura vedica è così stratificata:
1) Le Saṃhitā (संहिता): Ṛgveda (ऋग्वेद), Sāmaveda (सामवेद), Yajurveda (यजुर्वेद) e Atharvaveda (अथर्ववेद), composte, secondo gli studiosi, tra il 2000 a.C. e il 1100 a.C.
2) I Brāhmaṇa (ब्राह्मणं), commentari alle quattro saṃhitā composti secondo gli studiosi tra il 1100 a.C. e l’800 a.C.
3) le Āraṇyaka (आरण्यक), testi esoterici riservati agli eremiti delle foreste o comunque recitati al di fuori del contesto dei villaggi, composte secondo gli studiosi, tra il 1100 e l’800 a.C.
4) le Upaniṣad (उपिनषद) vediche, opere di ulteriore approfondimento composte, secondo gli studiosi, tra l’800 e il 500 a.C.
Nei Brāhmana viene illustrato il rito sacrificale in ogni suo particolare e si da una spiegazione della sua origine e dei procedimenti rituali tramite il riferimento a leggende che ne forniscono la giustificazione sul piano mitico. Più astratti e speculativi, gli Āraṇiaka offrono soprattutto interpretazioni simboliche dei riti. Le Upaniṣad rappresentano infine la prima testimonianza della speculazione filosofica indiana: è in queste opere che cominciano infatti ad affermarsi quei principi del pensiero filosofico che saranno fecondi di sviluppo sino ai giorni nostri, come l’identificazione dell’anima universale (brhaman) con l’anima individuale (ātma), la legge del karman (azione) che determina le condizioni delle esistenze successive, la dottrina del saṃsāra, cioè il ciclo delle reincarnazioni (morti e rinascite). Le Upaniṣad nel loro complesso costituiscono quello che è chiamato Vedānta, cioè “la fine (anta) del veda”, e la corrente di pensiero che ne deriva è denominata appunto Vedānda.
Da questa letteratura si sviluppano le prime scuole filosofiche dell’India antica (darśana, “punti di vista”) le ortodosse di stampo brahmanico e le eterodosse degli asceti rinuncianti:
Scuole ortodosse
1) Sāṃkhya, la scuola metafisica enumerativa della realtà
2) Yoga, la scuola di Patanjali (che assume la metafisica di Sāṃkhya)
3) Nyāya, La scuola di logica/epistemologica
4) Vaisheshika, la scuola atomistica
5) Mīmāṃsā che riprende il rituale vedico.
6) Vedānta che segue la tradizione Upaniṣadica.
Scuole eterodosse non accettano l’autorità dei Veda.
1) Chārvāka (scuola di pensiero materialistica e ateistica)
2) Buddhismo
3) Giainismo
Tali sistemi interpretativi prendono avvio dal pieno periodo del Brahmanesimo fino agli inizi dell’Induismo (dal IV secolo a.C. al IV secolo d.C.). La letteratura hindu è una sincresia di culture, le scuole filosofiche (darśana) si creano attraverso il dibattito filosofico, non danno risposte, ma creano domande. Le varie scuole filosofiche si compenetrano in diversi punti di vista per creare un sistema interpretativo della realtà e mezzi di conoscenza che espongono ognuna il proprio fine soteriologico per la liberazione che consiste nell’uscire dal ciclo del karman e delle rinascite (sāṃsara). Gli hindu le definiscono “strumenti per pensare”, da “mantra” (strumento della mente) edhanno il solo fine soteriologico: liberare gli esseri viventi dalla sofferenza e dalla frustrazione.

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