Tema: Il valore dei legami autentici, della presenza, della cura reciproca, e di come musica, yoga e vita ci insegnino a mantenere e riconoscere l’amicizia.
Nessuna offesa se non vi cito tutti: il mio cuore è pieno di amici, visibili e invisibili.
Nello yoga impariamo che la vita è un equilibrio sottile.
Tra energia e ascolto, tra movimento e presenza.
E questo vale anche per le relazioni.
Senza amici non si fa nulla.
Gli amici sono i nostri specchi.
I nostri compagni di cammino.
Quelli che ci ricordano chi siamo davvero.
Negli ultimi tempi ho riflettuto su quanti amici mi siano rimasti nella musica e nella vita.
Non sempre sono stato bravo a mantenerli.
Spesso per spostamenti, silenzi, percorsi diversi.
Come accade a chi vive di musica, tra radio, tv, studi di registrazione.
Ci si incontra intensamente. E poi ci si perde.
Senza litigare. Senza volerlo.
Eppure la musica unisce.
E l’amicizia vera resiste, anche quando sembra lontana.
Non è un contratto da onorare.
Non scatta alcuna penale se non ci sentiamo ogni giorno.
L’amicizia è presenza.
Attenzione. Cura reciproca.
È una pratica silenziosa: sa aspettare. Sa allontanarsi senza rancore. Sa tornare senza spiegazioni.
Negli ultimi due anni, la malattia mi ha impegnato molto.
Mi ha tolto energie, leggerezza, tempo.
Eppure non ho mai smesso di sentire i miei amici.
Anche solo una parola, una voce, un gesto inatteso.
Perché l’amicizia, quando è vera, è nutrimento per l’anima.
Proprio come una respirazione profonda.
O una postura meditativa.
Ci sono momenti sorprendenti.
Come quando Emilio L. oggi affermato autore Tv , 44 anni dopo, mi richiama per portarmi in video su Rai 2 a «Formidabile Discoring».
E capisci che certi fili invisibili tra le persone non si spezzano.
Si allungano soltanto.
Penso ad Andrea R., che ha suonato con me in «Priceless» il mio primo album solo.
A Giampaolo Abb., che vedo poco ma sento come un fratello di sangue:unico.
Ad Alberto e Fiorella, i Pasqualotti… tanta, tanta bella gente. A Fabio Pianigiani che mi ha portato “fuori dal buio” nel momento piu’ oscuro della mia vita.( con una canzone che ha voluto produrre per me nel suo studio)
E poi a Mario & Co, un altro Mario, Stefania Bett., Enrico, Pino di Cost., e il nuovo amico Giamma Pic.
E tutti gli amici che mi arrivano grazie ad Anna, la mia compagna, che è un ponte, non un filtro.
E poi c’è la magia dell’amicizia che arriva da chi non ti conosce davvero.
Persone che non avresti mai immaginato eppure senti vicine.
Sincere.
Quel gesto inatteso ti ricorda che l’energia buona esiste.
Che l’apertura verso gli altri è sempre un dono.
Penso a canzoni amiche come You’ve Got a Friend di Carole King.
A You’ve Got a Friend in Me di Randy Newman.
A Lean on Me di Bill Withers.
A You’re My Best Friend dei Queen.
A With a Little Help from My Friends dei Beatles.
Canzoni che celebrano presenza, sostegno, lealtà, il piacere di condividere la vita.
La musica ci insegna a riconoscere l’amicizia.
A sentirla. A custodirla.
Come nello yoga custodiamo il respiro e l’attenzione.
Quest’anno ho compiuto 70 anni.
Ho festeggiato 50 anni di musica: tanti amici ritrovati. Tanti nuovi.
E alcuni silenziosi, altri ormai assenti giustificati purtroppo, ma sempre presenti nel cuore.
Ho imparato che non conta quante persone conosciamo.
Conta quante sappiamo ascoltare, accogliere, sentire vicine, anche senza parole.
Senza amici in fondo non so stare.
Ma non sono un socialone a tutti i costi.
Mi piacciono gli scambi veri: di opinioni, di esperienze, di vita… e di chitarre.( anche fisici)
L’amicizia, come lo yoga e come la musica, è pratica quotidiana: richiede attenzione, cura, presenza, apertura e gratitudine.
Yoga e musica vivono in perfetta armonia. Come gli amici.
Anna dice che ho un’agenda che fa paura per quanta gente conosco.
Ma un’agenda piena dice tutto e niente.
Conta chi resta. Chi arriva. Chi ti ascolta senza dover capire tutto.
Io credo nell’amicizia.
E credo anche in voi che mi leggete, pur non conoscendomi davvero.
In fondo potremmo diventare amici anche così.
Anche se non sono più tanto famoso.
Riflessione finaleIn questo articolo ho voluto parlare dell’amicizia come pratica quotidiana, come yoga del cuore: respirare, ascoltare, curare i legami.
Ho citato amici che mi sono stati vicini, ma il mio cuore è pieno di persone che non ho potuto nominare.
L’energia dell’amicizia va oltre i nomi, oltre i giorni, oltre le distanze.
E quando impariamo a riconoscerla e nutrirla, proprio come facciamo con il respiro nello yoga o con le note nella musica, la vita diventa più armoniosa e leggera.
“Rispiriamoci” insieme con l’amicizia, oggi e sempre.
Grazie per avermi letto.

C’è una vera e propria letteratura del “FalsoVero Yoga”. Un mare di Illuminati incompresi che sanno qual è LA VIA, si accaniscono a suon di reel, uno contro l’altro, per convincersi a vicenda che il proprio yoga è quello VERO! Ma diciamocelo, quanti praticano per “espandere la coscienza”? Quanti rispetto a chi nello yoga cerca semplicemente uno spazio di riposo dallo stress? Chi cerca la via dello Yoga, la trova. Nel frattempo gli infiniti rigagnoli che discendono dalle montagne delle diverse attività che tentano di appiccicare definizioni accanto a questa parola ormai così abusata, che proseguano pure la loro corsa nel nome del “Bisogna pur campare”. Ma credo che sia l'ora di cessare il conflitto almeno laddove dovremmo trovare il principio della pacificazione interiore...
Nello Yoga e nel Tantra, Shakti rappresenta l'energia che permea l'esistenza e che trova nella relazione con la coscienza la propria espressione. Ma che cosa orienta questa energia? L'intenzione è il punto di partenza di ogni percorso, mentre Saraswati, dea della conoscenza, della parola e della creatività, ci introduce al potere del discernimento. Un viaggio nella mitologia e nella filosofia indiana, fino allo Śri Yantra, simbolo dell'incontro tra Shiva e Shakti
Viviamo immersi nel rumore e questa condizione non fa che alimentare le nostre turbolenze mentali. Ma i testi di yoga fondanti per la nostra pratica parlano del silenzio indicandolo con il termine «Mauna», il silenzio consapevole. E per sperimentare lo non è necessario isolarsi in un eremo, possiamo inserire brevi spazi di silenzio intenzionale nella routine quotidiana. Momenti di presenza a noi stessi. Il prezzo da pagare? Viaggiare controcorrente...
Tra le montagne dell’Himalaya, sei sillabe accompagnano da secoli la vita spirituale di milioni di buddhisti: «Om Mani Padme Hum» è il mantra della compassione, legato ad Avalokiteshvara, il bodhisattva che ha fatto voto di liberare tutti gli esseri dalla sofferenza. Ma qual è il suo autentico significato? Attraverso gli insegnamenti del Dalai Lama, le fonti antiche e le interpretazioni della tradizione tibetana, scopriamo come queste sei sillabe racchiudano un percorso di trasformazione della mente, nel quale compassione e saggezza diventano inseparabili
Appena fuori Varanasi, luogo d'eccellenza dell'induismo, sorgono i resti del luogo in cui il Buddha insegnò le Quattro Nobili Verità ai suoi primi discepoli. È il sito di Sarnath, oggi elevato dall'Unesco a Patrimonio mondiale. Ecco la sua storia e perché deve tutto il suo fascino a un grande imperatore, Ashoka
Oggi siamo schiavi dell'attrazione per il cellulare. Eppure sappiamo che quando la mente vaga, entrano in gioco processi che coinvolgono il recupero dei ricordi, l’esperienza autobiografica, l’immaginazione di scenari futuri e la costruzione di associazioni tra informazioni anche lontane. Tutto questo può creare un terreno favorevole alla comparsa di intuizioni e soluzioni inattese. Il consiglio, allora, è semplice: concedetevi il lusso, ogni tanto, di vincere contro il fascino per il telefonino e introducete un confine tra lui e voi. È una pratica “salva-neuroni” che genera un effetto sorprendentemente...



