Ho nella mia libreria un volume di diversi decenni fa che ha un titolo che ogni volta mi fa molto sorridere: Cristianesimo e cattolicesimo romano. Il libro nasce in ambiente protestante, in particolare in ambiente valdese, ma riassume in maniera efficace il pensiero nato dopo la Riforma protestante del XVI secolo, con tutte le successive evoluzioni del caso. Il ‘500 è stato un secolo terribile dove tutti si ammazzavano per la religione, ma così come oggi a nessun cattolico verrebbe in mente di bruciare un eretico, nessun protestante si sognerebbe mai di affogare un anabattista in un fiume come in effetti avvenne a Ginevra.
La mia simpatia per questo titolo vi farà anche capire che ho simpatia e assonanza con la Riforma di Lutero e di Calvino che ho studiato in maniera approfondita, anche se troppo brevemente, alla Facoltà Teologica Valdese di Roma. La vita mi ha allontanato da quel pensiero e dalla fede cristiana, ma se oggi potessi ancora definirmi cristiano sarei sicuramente Valdese, alla cui chiesa devolvo da decenni il mio 8 per Mille. Invece, oggi sono uno di quelli che il nuovo Papa definirebbe «ateo», che soffre di una certa «forma di ateismo» perché non credo che Gesù Cristo sia Dio. Per quello che può interessare a qualcuno, penso che Ieoshua di Nazareth sia un grande illuminato, il più grande della Storia. Peraltro non sono affatto ateo – che il nuovo Papa lo sappia, e anche voi – perché credo in quello che magistralmente, secondo me, è stato definito il «Divino senza forma», o Brahman, o Om, o Spirito Santo, che secondo un eminente teologo cattolico è assolutamente assimilabile alla sillaba Om.
Quindi, quando è stato eletto questo Papa da un lato sono stato anch’io preso dalla curiosità che ci potesse essere una svolta nella Chiesa cattolica (svolta che era stata timidamente e confusamente iniziata da Francesco) e dall’altro quando ho visto di chi si trattava, in qualche modo mi sono rasserenato. Non perché sia un sostenitore delle sue tesi molto cattoliche “vecchio stampo”, ma perché in questo modo si genera una chiarezza che prima non c’era. Le Monde ha dedicato a Leone XIV un articolo nel quale sostanzialmente si chiede chi sia veramente perché, secondo il quotidiano francese, che cosa possiamo aspettarci non è chiaro. Secondo me invece è chiarissimo, possiamo aspettarci quella che definirei «un trionfo del cattolicesimo romano». E non è una cattiva notizia per nessuno. E vi spiego il perché.
Molti anni fa scrissi nel mio blog su Oggi un articolo che diceva più o meno così: è inutile chiedere alla Chiesa cattolica quello che questa istituzione non può dare. I preti sposati, le donne sacerdote e la comunione ai risposati, sono “sogni” inarrivabili perché in qualche modo costituiscono questa istituzione. E allora, dicevo, se siete risposati e volete fare la comunione entrate in una chiesa protestante e partecipate alla Santa cena. O in una chiesa Anglicana, in cui il rito della messa è uguale a quella cattolica, ma cambia solo la teologia.
Ecco, ora posso tranquillamente fare questa stesso ragionamento e – ripeto – non credo sia una cosa negativa. Credo e sostengo che la Chiesa cattolica sia un corpus con delle leggi e delle caratteristiche che possono essere solo queste e che forse cambieranno nell’arco di un millennio, come del resto sono cambiate rispetto a 1000 anni fa, ma che nella sostanza rimarrà sempre questa cosa, che piaccia o meno. Quindi se non piace, “prego accomodatevi da un’altra parte”. Esattamente come non entrereste mai in un club per cambiarne le regole, non si può rimanere in una religiose pretendendo che assuma le regole che piacciono a noi. Questo significa che tutti coloro che non sono d’accordo con questo Papa o altre regole, o dogma, si ritrovano nella scomoda posizione di dovere mettere in discussione la propria appartenenza. Che più che di conversione ci sia bisogno di “riconversione”. Il Cristianesimo è una galassia di chiese e di comunità e capisco che sia scomodo, che costringe a fare delle scelte, a rivedere dei ragionamenti, ad assumere delle posizioni che non si vorrebbero assumere, ma non possiamo pretendere che le cose siano diverse da come sono. Quindi ben venga questo nuovo Papa, che porti più chiarezza rispetto a quella che finora non c’era stata, e tutti sappiano che cosa è veramente la Chiesa cattolica. Se piacerà, ci resteranno, se non piacerà le porte delle Chiese protestanti sono tutte aperte e vi accoglieranno a braccia aperte.
Nello stesso tempo una maggiore chiarezza dogmatica impedirà quell’atteggiamento italico per il quale in fondo ci sentiamo tutti buddhisti, tutti cattolici e tutti induisti, perché dobbiamo “unire”. Dobbiamo stare uniti e in pace, sì, ma sottolineare le differenze non è una dichiarazione di guerra, bensì di chiarezza. «Non possiamo non dirci cristiani» diceva Benedetto Croce e in parte aveva ragione perché se nasci in un contesto così forte, sei permeato da questa religione. Ma una religione può – e forse deve – dare i confini della sua appartenenza, senza escludere umanamente. La chiarezza altrui aiuta la chiarezza nostra. Una porta può essere aperta, ma non è necessario sbatterla se la si vuole chiudere. Ci si può parlare comunque e volere bene comunque. Questi sono i veri ponti da lanciare, ponti umani, intellettuali e civili. Le più belle virtù laiche cui possiamo aspirare.

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