Ciò che è stato non si può più cancellare. Lo sappiamo molto bene noi che abbiamo vissuto, abbiamo rischiato e abbiamo più rimorsi che rimpianti. Sono state le nostre esperienze, la lunga lista di errori, di accadimenti, di casualità e di causalità che hanno prodotto quello che siamo oggi.
Ed è vero che ciò che è stato non si può cancellare, ma è vero anche che ciò che è stato costruisce ciò che siamo oggi e domani. Nessun errore può chiamarsi tale se non sarà vissuto invano.
Nessun accadimento sarà perso se ne avremo fatto consapevolezza dell’essere, se trasformerà il nostro “Dna cerebrale”, la nostra coscienza.
Molte volte noi abbiamo paura di aprire perché aprire per noi significa rischiare. Se apri qualcosa, temi di dover chiudere qualcosa o di perderti qualcosa. Ma molto spesso chiudersi significa non avere il coraggio di compiere un’esperienza. Mentre è aprendoci all’eventuale errore che chiudiamo un cerchio.
Chiudere un cerchio significa dare compimento a un’emozione per uscire da una serie di pensieri ossessivi. Quando chiudi un cerchio e ne sei consapevole, quando trovi il coraggio di farlo in modo consapevole, allora ti si apre davanti una nuova parte di te.
Questo è ciò che accade quando lasciamo che la Shakti si apra a noi, e lasciamo che incontri Shiva. Quando lasciamo che l’energia incontri la coscienza e dia vita all’esperienza della Vita. E su questo tema che farò un seminario a settembre. Perché abbiamo la necessità di aprirci all’energia, ma non in modo incondizionato, bensì unendola alla coscienza. Quando l’energia si unisce alla coscienza non possiamo perdere noi stessi. La parte più autentica di noi.
Quante volte abbiamo lasciato che la vita fosse chiusa e compressa dentro di noi? Ci vuole coraggio per aprire ed è necessario cercare l’armonia dell’apertura perché un vulcano può esplodere in modo rovinoso o tracciare nuove valli e nuove vie. Il fiume di lava può essere distruttivo o armonico.
Nella via del Tantra proviamo a far sì che l’unione tra energia e coscienza sia armonia perché l’armonia porta la vita, non la distruzione. Eliminiamo le vritti che ci tormentano e lasciamo che una nuova strada appaia davanti a noi. Ecco a cosa serve lo Yoga, ad avere dentro abbastanza armonia e consapevolezza per far sì che l’incontro tra Shakti e Shiva non sia distruttivo ma porti alla costruzione di un nuovo percorso.
Ogni epoca porta nuove sfide e questa è un’epoca completamente nuova che ci prospetta challenge impensabili. Un’epoca in cui tutto sembra verosimile e nulla è più vero. Dove realtà e fantasia si equivalgono e la logica ha lasciato lo spazio a una sorta di ineducazione sociale. Dove conta ciò che non conta affatto: in alcuni ambiti è il lusso, il soldo, in altri una spiritualità farlocca che giustifica tutto.
Il punto è che non è necessario giustificare. È sufficiente vivere a fondo la vita, accettando di sopportare le conseguenze delle nostre azioni. Questa è la differenza tra aprirsi e chiudersi alla Vita, alla Shakti. Vivere fino in fondo talvolta, se non spesso, significa mancare di coerenza e ci vuole coraggio anche per ammettere che non siamo il monolite delle leggende sull’uomo e sulla donna perbene.
L’estate è il momento in cui l’incoerenza può emergere, in cui assieme ai pantaloni più corti possiamo mettere in mostra le nostre fragilità, come ci ricordava Gianni De Berardinis nel suo bell’articolo. Aprirsi significa anche aprirsi a questa fragilità. Che in realtà è la forza dei coraggiosi.


C’è una vera e propria letteratura del “FalsoVero Yoga”. Un mare di Illuminati incompresi che sanno qual è LA VIA, si accaniscono a suon di reel, uno contro l’altro, per convincersi a vicenda che il proprio yoga è quello VERO! Ma diciamocelo, quanti praticano per “espandere la coscienza”? Quanti rispetto a chi nello yoga cerca semplicemente uno spazio di riposo dallo stress? Chi cerca la via dello Yoga, la trova. Nel frattempo gli infiniti rigagnoli che discendono dalle montagne delle diverse attività che tentano di appiccicare definizioni accanto a questa parola ormai così abusata, che proseguano pure la loro corsa nel nome del “Bisogna pur campare”. Ma credo che sia l'ora di cessare il conflitto almeno laddove dovremmo trovare il principio della pacificazione interiore...
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Viviamo immersi nel rumore e questa condizione non fa che alimentare le nostre turbolenze mentali. Ma i testi di yoga fondanti per la nostra pratica parlano del silenzio indicandolo con il termine «Mauna», il silenzio consapevole. E per sperimentare lo non è necessario isolarsi in un eremo, possiamo inserire brevi spazi di silenzio intenzionale nella routine quotidiana. Momenti di presenza a noi stessi. Il prezzo da pagare? Viaggiare controcorrente...
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