Anni fa uscì un libro sul druidismo che avvicinava l’agopuntura a una pratica di cura con le pietre calde poste su alcuni punti della schiena. Il paragone era affascinante, ma eravamo in piena epoca New Age in Italia e tutto era una divertente possibilità. In effetti, però, mettere accanto druidismo e taoismo è un’operazione rischiosa.
Certo, le somiglianze ci sono: la natura intesa come qualcosa di cui l’uomo fa parte, l’attenzione ai cicli, il valore attribuito al paesaggio, la ricerca di un equilibrio che non coincida con il dominio dell’ambiente. Ma quanto di questo parallelismo appartiene davvero alle culture antiche e quanto, invece, nasce dal nostro desiderio contemporaneo di trovare una parentela fra tradizioni lontane?
La domanda è più che mai utile quando si parla di druidismo, perché del taoismo possediamo un patrimonio enorme di testi, commentari, documenti storici e tradizioni sopravvissute fino all’età contemporanea. Dei druidi sappiamo molto meno. Non possediamo un loro equivalente del Tao Te Ching o dello Zhuang Zi. Non abbiamo trattati filosofici scritti dai druidi dell’antichità che ci permettano di ricostruirne con precisione il pensiero. Molte informazioni provengono da autori greci e romani, da fonti irlandesi e gallesi molto posteriori e, infine, dalle ricostruzioni nate in Europa a partire dall’età moderna.
La cautela aumenta quando si stabilisce che il druidismo antico e il druidismo contemporaneo non sono la stessa cosa. Il secondo contiene inevitabilmente interpretazioni, recuperi, invenzioni rituali e contaminazioni culturali sviluppatesi nel corso dei secoli. Questo non significa che il neodruidismo non abbia il suo fascino, ma che non possiamo attribuire automaticamente ai druidi vissuti in Gallia, Britannia e Irlanda fa tutto ciò che oggi viene chiamato “druidico”.
Uno dei punti di contatto riguarda la posizione dell’essere umano nel mondo. Nel pensiero taoista l’uomo non occupa una posizione separata dal processo naturale. Il Tao non è un dio creatore che governa il mondo dall’esterno. È la Via, il processo attraverso il quale le cose sorgono, cambiano e scompaiono. Il Tao Te Ching invita ripetutamente a osservare l’acqua, le valli, le piante, il vuoto, la debolezza e la trasformazione… L’acqua, in particolare, diventa una figura filosofica sorprendente. Non combatte contro gli ostacoli e tuttavia li supera. Occupa i luoghi bassi che gli uomini disprezzano. Non impone una forma alle cose, assume la forma che incontra. Anche nelle culture celtiche il paesaggio sembra possedere una dimensione che non coincide con quella di semplice spazio disponibile. Boschi, sorgenti, fiumi, alberi e alture potevano assumere funzioni rituali. Le testimonianze antiche collegano inoltre i druidi alla conoscenza della natura, dell’astronomia, del calendario e delle pratiche religiose.
E questo senza arrivare a parlare di “filosofia ecologica” dei druidi perché l’ecologia appartiene alle nostre categorie. Una società antica poteva considerare sacro un bosco senza possedere quella che oggi definiremmo una coscienza ambientalista. Il rispetto rituale della natura non coincide necessariamente con la tutela dell’ambiente nel significato moderno. La differenza è importante perché impedisce di trasformare gli antichi in ambientalisti contemporanei ante litteram.
Un’altra convergenza: taoismo e culture celtiche sembrano attribuire grande importanza alla trasformazione ciclica. Nel taoismo nulla rimane definitivamente ciò che è. Pieno e vuoto, crescita e declino, caldo e freddo, attività e quiete non costituiscono realtà indipendenti. Esistono attraverso la loro relazione. È il terreno filosofico sul quale si sviluppa la coppia yin-yang. Come molti sanno, yin e yang non significano semplicemente bene e male, ma qualità relative che acquistano significato attraverso la relazione reciproca. Il mondo non viene quindi diviso in due parti: viene osservato nel momento in cui cambia.
Anche il calendario rituale delle culture celtiche scandiva passaggi stagionali fondamentali. Samhain e Beltane, in particolare, segnavano momenti decisivi dell’anno pastorale. Successivamente la tradizione celtica e soprattutto il druidismo moderno hanno costruito intorno alle feste stagionali una vera e propria ruota dell’anno. Ma non possiamo mettere sullo stesso piano questa ciclicità e yin-yang perché la successione estate-inverno è un fenomeno astronomico e agricolo, mentre yin e yang costituiscono categorie cosmologiche utilizzate per interpretare fenomeni molto diversi. Il parallelismo diventa interessante se rimane un confronto, non se viene trasformato in equivalenza.
Il confronto diventa ancora più delicato quando compare la parola «energia». Nel linguaggio occidentale contemporaneo «energia» è diventata una parola quasi universale. Si parla dell’energia di una persona, di un luogo, di un albero, di una stanza. Proprio per questo bisogna domandarsi che cosa significhi quando viene utilizzata per tradurre concetti appartenenti ad altre culture.
Il termine cinese «qi» viene spesso tradotto con «energia vitale». Ma qi possiede una storia semantica e filosofica molto più complessa. Può indicare soffio, vapore, respiro, configurazione materiale e processo vitale. Nella medicina tradizionale cinese e nelle cosmologie sviluppatesi nel corso dei secoli assume significati ulteriori. Definirlo semplicemente “energia” rischia quindi di trasformare un concetto cinese in qualcosa che assomiglia molto alle categorie dell’esoterismo occidentale moderno.
Ancora più problematica è l’idea di cercarne automaticamente un equivalente druidico. L’awen, per esempio, appartiene alla tradizione poetica gallese e indica innanzitutto l’ispirazione poetica. Nel druidismo moderno il termine ha assunto significati spirituali più ampi. Trasformarlo nella versione celtica del qi è suggestivo, ma storicamente difficile da sostenere. Lo stesso vale per «nwyfre». Il termine è stato utilizzato nel druidismo moderno con il significato di forza o energia vitale, ma attribuirlo senza distinzioni alla religione dei Celti antichi significa cancellare secoli di trasformazioni culturali.
Potremmo andare avanti a lungo, ma alla fine rimane un problema: quando accostiamo taoismo e druidismo, stiamo realmente scoprendo una parentela filosofica oppure stiamo costruendo un’immagine dell’Oriente e dell’Occidente antico adatta alle nostre inquietudini?
Probabilmente accadono entrambe le cose. Esistono somiglianze che meritano attenzione, ma anche differenze enormi. Il taoismo nasce e si sviluppa all’interno della storia cinese e possiede testi, scuole filosofiche, istituzioni religiose, rituali, pratiche corporee, cosmologie e tradizioni mediche. Ciò che chiamiamo druidismo antico ci è invece arrivato attraverso testimonianze frammentarie e spesso esterne; ciò che oggi chiamiamo druidismo comprende una ricostruzione moderna che ha attraversato romanticismo, antiquaria, nazionalismi culturali, occultismo, ambientalismo e nuove forme di spiritualità. Mescolare tutto significa ottenere facilmente una filosofia universale nella quale Tao, qi, awen, yin-yang, triscele, spiriti, energie e cicli cosmici finiscono per dire più o meno la stessa cosa. Ma forse è proprio ciò che dovremmo evitare.

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