Allora: in un bel bicchiere di rigore scientifico, versate profondità psicoanalitica quanto basta e una generosa dose di sensibilità letteraria. Mescolate con garbo e… voilà: ecco servita una lettura intrigante, densa e luminosa. La ricetta del cocktail in questione si chiama Corpo, umano. Sì, con la virgola in mezzo. Pubblicato da Einaudi, questo libro reca la firma di Vittorio Lingiardi, psichiatra, psicoanalista e saggista.
Al centro dell’opera c’è, of course, il corpo, ma non come semplice insieme di organi, bensì come paesaggio interiore, luogo di senso, emozione, memoria. Lungi dall’essere un tomo medico o una mera guida divulgativa, il volume si compone di brevi capitoli, ciascuno dedicato a una porzione del nostro organismo, dalla pelle al cuore, dal fegato al cervello. Una sorta di mappa anatomica poetica, tracciata con parole che accarezzano l’immaginazione e accendono il pensiero.
Lingiardi ci accompagna in un tour nella carne e nell’anima, ricordandoci che il corpo non è solo contenitore, ma contenuto: specchio delle emozioni, archivio dei traumi, palcoscenico delle relazioni.

Perché, ammettiamolo: il corpo, oggi, è ovunque visibile ma raramente compreso. Esibito, misurato, controllato, eppure dimenticato nella sua essenza più profonda. La medicina lo frammenta in funzioni da diagnosticare. Il digitale lo allontana dal contatto reale. La politica lo trasforma in simbolo, campo di battaglia o bandiera. Lingiardi ne esplora invece ogni segmento organico elevandolo a personaggio, dotato di una voce propria e di una storia autentica da raccontare, intrecciando le trame della scienza con quelle del mito, della psicoanalisi con l’arte, della letteratura con l’esperienza vissuta.
La scrittura è elegante ma per nulla elitaria, a tratti lirica, sempre colta e accessibile. Il tono è intimo senza essere confessionale, analitico però mai freddo. Il risultato è un libro che si legge come un saggio, si assapora come un poema e si ascolta come una seduta di riflessione condivisa.
In un’epoca in cui il corpo è spesso oggetto di mercificazione, negazione o idealizzazione, Lingiardi ci invita a riconoscerlo nella sua umanità fragile e potente. E a rileggerlo come luogo di senso, affetti e, per dirla con Battiato, centro di gravità permanente.
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Un viaggio attraverso le stagioni della vita, il tempo condiviso e il dolore della perdita. Con il suo nuovo progetto artistico, Alessandro Arrigo racconta la moglie Michela Auriti, scomparsa nel marzo 2026. Un diario visivo in cui le immagini diventano uno strumento per attraversare l’assenza e ritrovare, attraverso la creatività, il senso spirituale di un legame che continua
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