È difficile insegnare. Credo che sia tra le cose più difficili che abbia fatto nella mia vita. Certo io non ho partorito, se lo avessi fatto credo che quella sarebbe stata al primo posto tra le cose più difficili. Ma, nel mio caso, tenere lezioni di yoga è tra le cose più belle e al contempo più difficili che ogni settimana mi ostino a fare ormai da otto anni. Se non avessi la vicinanza di tanti amici e compagni di percorso che mi supportano (e soprattutto mi sopportano), se non avessi il mio piccolo e affezionato gruppo di allievi e allieve che mi seguono e mi permettono di offrire loro ciò che con dedizione ho da offrire (e che a mia volta ho ricevuto e ricevo dai maestri), avrei già mollato mille volte.
Una delle cose più difficili è rimanere calma quando dici che, tra le altre 2.445 cose che fai nella tua vita, tieni un corso di yoga. Sì, perché puntualmente dall’altra parte scatta lo sguardo sognante e partono frasi del tipo: «Ah beata te che non soffri di mal di schiena!»; «Eh, tu che ne sai dei dolori articolari!»; «Beata te che sei così sciolta!»; O, peggio del peggio: «Quindi tu non ti arrabbi mai!». In questo caso manderei volentieri il malcapitato a farsi benedire, ma no, ho imparato a trattenermi, sorridere e rispondere in modo pacato: «Veramente non sono un’aliena, ho solo detto che tengo un corso di yoga!». Sì, perché le persone amano tanto appiccicarti un ruolo, farti indossare una maschera.
In questa vita tutti e tutte siamo chiamati a ricoprire un ruolo, l’impiegata, l’avvocato, la mamma o il papà. Rispettare questi ruoli che per convenzione ci siamo dati, ci permette di vivere in società, una società dove è richiesto il rispetto di alcune regole, dove è richiesta un minimo di disciplina e dove è anche a volte sano essere un minimo rigidi e accettare di indossare quella maschera o quell’altra. La maschera diventa un problema quando non riusciamo più a togliercela, quando cioè magari a fine giornata ci togliamo quella da impiegata frustrata e indossiamo quella sorridente, accattivante, dolce e melensa di praticante yoga tutta peace and love, senza però accettare di continuare a provare la frustrazione per un lavoro che non amiamo, ma che siamo costrette a tenerci perché cavolo il mutuo lo vorrai pagare, o no?! E allora ecco una nuova costruzione, un nuovo peso da sostenere, un nuovo schema da seguire.
Una cosa che dico sempre è che nello Yoga ho trovato, e via via sto trovando, tutte le risposte alle domande che mi sono sempre fatta e continuano a sorgere, ogni giorno di questa difficile vita terrena. Ed è proprio così. Se quando ho iniziato, la mia pratica era principalmente tesa al raggiungimento di una performance, in continua competizione con me stessa prima e con qualche compagna o compagno di tappetino poi, un continuo cercare di dimostrare di essere all’altezza, nel momento in cui ho compreso che non stavo facendo altro che caricarmi di un altro peso. Quando invece lo scopo per cui ogni volta ritornavo sul tappetino era proprio l’esatto opposto, cioè il desiderio, ma ancor di più la necessità, di alleggerirmi, per poter arrivare al nocciolo, al fulcro della questione. Per poter trovare la riposta alla domanda delle domande: chi sono io? Allora tutto è cambiato.
Lì ho capito che se desideravo diventare “diamante” dovevo pulire, togliere (a hai voglia quanto c’è da togliere ancora!). È stato come spingere su un interruttore, da quel momento in poi tutto è cambiato, perché io sono cambiata. Ho tolto la maschera, ho smesso di voler sembrare ciò che non ero e soprattutto ho smesso di sforzarmi di sembrare altro.
Io sono io, con le mie imperfezioni, le mie ginocchia indolenzite, la mia schiena dolorante e quel “vaffa” che ogni tanto vorrebbe partire, ma sempre amorevole e accogliente. Mai rigidamente incasellata in quel ruolo di insegnante. Termine che, associato allo Yoga, proprio non mi va giù. Piuttosto sono perennemente allieva e soprattutto ricercatrice: una ricercatrice del profondo, così mi piace definirmi. Perché è lì, non fuori, ma dentro, che tutte le mie domande trovano sempre risposta. A volte con grande sforzo. A volte invece emergono così, improvvise e leggere. Come una bolla di sapone.

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