«Eppure il vento soffia ancora
Spruzza l’acqua alle navi sulla prora
E sussurra canzoni tra le foglie
Bacia i fiori, li bacia e non li coglie…»
Sembrano le parole di una poesia piena di speranza; nonostante l’uomo perda spesso il rispetto per la natura, Lei c’insegna che l’invisibile, ciò che non riusciamo a distruggere, come il vento, continuerà a soffiare accarezzando anche noi. Sono parole di una canzone, «Eppure soffia», scritta nel 1975 da Pierangelo Bertoli, cantautore che ha vissuto una vita da guerriero, a muso duro, come recita il titolo di un’altra sua celebre canzone, un combattente per il sociale, per gli altri.
Pierangelo, scomparso il 7 ottobre 2002, al quale è dedicato ogni anno il Premio Pierangelo Bertoli, era grato alla vita nonostante a soli dieci mesi venisse colpito da una grave forma di poliomielite che lo privò della funzionalità degli arti inferiori e lo costrinse a vivere muovendosi su una sedia a rotelle. E per questo motivo all’epoca il cinismo dei mezzi televisivi evitò spesso di invitarlo, c’era imbarazzo: oltre alle barriere architettoniche anche quelle mentali. Mentre lui, senza alcun problema, si faceva trasportare sul palco fino allo sgabello a scena aperta aggrappato alla schiena del suo grande amico-musicista Marco Dieci. Nonostante la grave disabilità, non ha mai espresso vittimismo, si è mostrato per ciò che era, nelle sue idee, nella sua laicità e nel suo essere.
«Mio padre era un uomo felice, pieno di vita e di speranza. Era contro lo strapotere, la diseguaglianza e sosteneva sempre che trattare male la natura era come maltrattare i propri figli», mi racconta Alberto, uno dei tre figli di Pierangelo e Bruna Pattacini (gli altri sono Petra Lorna ed Emiliano) che ne è diventato l’erede musicale oltre che direttore artistico del Premio Pierangelo Bertoli che nel 2026 festeggerà la sua tredicesima edizione.
Nel 1991 finalmente la Rai aprì per lui le porte di Sanremo dove assieme al gruppo sardo Tazenda cantò una intensa e struggente «Spunta la luna dal monte», un’altra luce di speranza. E lì ricevette uno dei più lunghi applausi nella storia di Sanremo. Lontano da steccati religiosi ma ricco di umanità Bertoli, uomo libero, ha costruito la sua vita sui pilastri di etica e morale. Un esempio che ci induce a fare, pur con visione laica e in quest’epoca tempestosa, molte riflessioni.
Nella complessità delle relazioni umane e nel cammino verso una vita piena e significativa, i concetti di etica e morale assumono un ruolo centrale. Essi rappresentano le basi sulle quali costruire la coesione sociale, il rispetto reciproco e la crescita personale, soprattutto nel contesto di un percorso spirituale autentico. Nella vita quotidiana, etica e morale sono le bussole che orientano le decisioni, favorendo comportamenti rispettosi, giusti e altruisti. Quando le persone agiscono secondo principi etici, si crea un ambiente di fiducia e collaborazione, indispensabile per una società armoniosa. La moralità condivisa permette di stabilire norme di convivenza che tutelano i diritti di ciascuno e promuovono il benessere collettivo. Per molte tradizioni spirituali, vivere secondo principi etici non è solo un dovere esteriore, ma un modo per coltivare la propria interiorità, favorendo la pace interiore e la consapevolezza. La morale, in questo contesto, diventa un modo di incarnare i veri valori spirituali nella vita di tutti i giorni, trasformando le azioni quotidiane in espressione di un cammino di evoluzione interiore.
«Eppure Soffia» si distingue per il suo messaggio di speranza e di consapevolezza. Bertoli, attraverso le sue parole, invita l’ascoltatore a riflettere sul mondo che ci circonda, sottolineando come nonostante le difficoltà e le ingiustizie, il vento della speranza continui a soffiare, spingendoci a non arrenderci e a lottare per un futuro migliore. La canzone è un inno alla solidarietà, alla cura dell’ambiente e al rispetto reciproco. Uno dei temi centrali è infatti il rispetto per la natura. Bertoli evidenzia la fragilità del nostro pianeta e la responsabilità di ciascuno di noi nel preservarlo. La canzone richiama l’attenzione sulla necessità di adottare comportamenti sostenibili, di ridurre gli sprechi e di vivere in armonia con l’ambiente. In un’epoca in cui i cambiamenti climatici rappresentano una minaccia concreta, il messaggio di Bertoli assume una rilevanza ancora più forte. Oltre alla cura per la natura, «Eppure Soffia» sottolinea l’importanza del rispetto e della dignità di ogni essere umano. Bertoli ci invita a superare le divisioni, le ingiustizie e i pregiudizi, promuovendo una società più equa e solidale. La musica diventa così un veicolo di valori universali, capaci di unire le persone e di spronarle a un impegno civile.
Pierangelo Bertoli ha lasciato un’eredità musicale fatta di canzoni che non solo intrattengono, ma educano e sensibilizzano. «Eppure Soffia» rappresenta un esempio di come l’arte possa essere un potente strumento di cambiamento sociale, capace di ispirare azioni concrete e di rafforzare il senso di comunità. La sua musica ci ricorda che, nonostante le sfide, la speranza e il rispetto devono continuare a soffiare forte, guidandoci verso un mondo più giusto e sostenibile. È un invito a non perdere mai la capacità di sperare e di agire, perché il vento del cambiamento può soffiare ancora, se ascoltato con attenzione e cuore aperto.
«Eppure sfiora le campagne
Accarezza sui fianchi le montagne
E scompiglia le donne fra i capelli
Corre a gara in volo con gli uccelli
Eppure il vento soffia ancora»
Ti sei mai sentito o sentita a pezzi? Se non ti è mai accaduto, è come per chi non ha mai la febbre, non è detto che faccia bene. Sai quando affiora quella sensazione di sgretolamento, di terremoto dentro e fuori di te? A me è successo e vi racconto le difficoltà e i doni di questa esperienza
Quante parole sprechiamo. Quanti giudizi gratuiti diamo. Un tempo erano solo chiacchiere da bar, ora con i social stiamo inquinando il mondo. Eppure se prima di parlare, provassimo a fermarci e a immedesimarci almeno un po’ in ciò di cui stiamo per dire qualcosa cambierebbe. E sono certa che nella maggior parte dei casi capiremmo che la scelta migliore è tacere
Swami Anandananda e Swami Shaktidhara terranno un workshop a fine marzo nel capoluogo lombardo. Un'occasione per tutti per capire che yoga stiamo praticando e che yoga è necessario per l'uomo del nuovo Millennio. Perché se lo yoga fisico sta facendo il suo tempo, è più che mai necessario recuperare il valore autentico di questa disciplina spirituale che è “integrale” e riguarda tutti gli aspetti della vita dell'uomo
È la più poetica marcia per la pace di questo secolo. Ha preso il via il 26 ottobre 2025, da Fort Worth, in Texas, e la meta è Washington D.C., lontana più di cento giorni di cammino e dieci Stati. I protagonisti sono 19 monaci di tradizione buddhista vietnamita, tutti legati al Tempio Huong Dao di Fort Worth. «Questo è il nostro contributo, non imporre la pace al mondo, ma aiutarla a germogliare, un cuore risvegliato alla volta», dicono
Certo, 2.000 guru sarebbero decisamente troppi, ma il problema è che non ce ne sono (quasi) più. Tutto è nelle mani di singole monadi, spesso egoriferite. Dove sono i confronti? I dibattiti? Le scuole? Le pubblicazioni dei congressi? Esistono solo quelle degli accademici. E questo per lo hatha-yoga è un male. Mi ritrovo spesso a pensare al futuro dello hatha-yoga (che è quello che pratico e insegno), quello che usa il corpo come strumento di indagine, è quello che ha subito maggiormente i contraccolpi della società dei consumi e del capitalismo...



