Viaggiare ieri e oggi, cosa è cambiato? In un’epoca in cui il modo di viaggiare dei più sta radicalmente cambiando, mi trovo a confrontarmi con una realtà molto diversa da quella a cui sono sempre stata abituata. Vengo dalla generazione delle cabine telefoniche, dell’unica telefonata in un mese, a carico del destinatario – mamma e papà – , delle mappe stese sul marciapiedi o, in alcuni viaggi dal budget eccezionale, sul cofano rovente della macchina. Vengo dall’epoca in cui non si prenotava niente, si arrivava e si girava in cerca di una guest house menzionata sulla guida, o si piantava la tenda in campeggio, se c’era, altrimenti dove ci si poteva sentire al sicuro, alle volte anche solo dove c’era un bel panorama e il nulla intorno… Vengo dall’epoca della Lonely Planet, de Le Guide du routard cartacee, della Moleskine nera o del semplice quaderno dove riportare i propri sentimenti e impressioni. Dal tempo delle diapositive imposte in serate “dedicate” agli amici che non potevano esimersi dal rito, perché era reciproco.
Ripensandoci si faceva per portarli in viaggio con noi o era l’alba remota dei primi like? Dagli anni in cui l’autostop era normale e non si percepiva come pericoloso. Della playlist delle vacanze registrate sulla cassetta e ascoltata con il walkman durante lunghe trasferte in pullman o in treno, quando si guardava fuori dal finestrino aperto, con il vento fra i capelli e, talvolta, le lacrime che scendevano lente lungo le guance. I pensieri persi in una storia d’amore appena finita, nei mali del mondo o nella pura e semplice commozione di assistere ad un tramonto e sentirti parte dell’Universo intero.
Scrivo queste righe e mi perdo già in ricordi pieni si sensazioni forti, sentimenti di ogni tipo, insegnamenti che arrivavano puntuali, genti che si conoscevano lungo la strada, persone del luogo o che, come noi, viaggiavano allo stesso modo e condividevano le loro esperienze suggerendo itinerari o Paesi da visitare. E viceversa. Niente rotelle, ma zaini in spalla, davanti e di dietro, niente internet e telefonini, niente pappa pronta, niente social media. Solo un gran desiderio di conoscere e ci si preparava durante l’inverno, immergendosi in letture spesso consigliate da librai esperti e preparando un itinerario di massima, che poi spesso si riadattava durante il percorso quando capitava di ricevere delle dritte da altri viaggiatori. Zero necessità di mettersi in mostra, per chi? I selfie erano i maldestri autoscatti di gruppo, ma erano per i ricordi ed eravamo simpaticamente goffi. Quel tramonto ti entrava dritto nell’Anima, non nell’obiettivo dello smartphone, qualche volta si provava ad immortalarlo con la modalità manuale della reflex e, se veniva fuori, lo scoprivi un mese dopo, quando emozionati si rientrava a casa dal negozio di fiducia che sviluppava e stampava i rullini…
La vita, che non manca mai di sorprendermi, mi ha portato ad occuparmi di turismo per lavoro, 14 anni fa. Chi mai lo avrebbe detto, io che vengo dal mondo della grafica, ovviamente su carta stampata, io che arrossivo dalla timidezza durante le interrogazioni in classe, io che poi mi trovo avolte a parlare, con addirittura il microfono in mano, davanti a qualche decina di persone.
La vita… Le esperienze, soprattutto quelle che mi hanno portato fuori dalla mia comfort zone, mi hanno insegnato tanto, e tante cose di me che non conoscevo, che se ne stavano lì, buone in disparte, forse rassegnate o forse in attesa che “mi svegliassi” e le invitassi ad unirsi a me in questo gioco che ora sono le mie giornate. Lavoro, alle volte con fatica perché, diciamocelo, camminare tutto il giorno, parlando e spesso in un clima che certo non aiuta, qui in India, non è facile. Eppure non lo so, mi sveglio felice di iniziare una nuova giornata e di fare quello che faccio, di abbracciare la vita ed accogliere quello che mi da. Senza chiedere troppo la lascio fare, qualcosa mi sta guidando e io assecondo, perché ho capito che lei sa quello di cui ho bisogno, ci siamo finalmente trovate, all’alba dei 50 anni, ora ne ho 61. Meglio tardi che mai.
Io conduco delle visite guidate a Delhi, la città dove vivo da anni e che ho iniziato a frequentare nel lontano 1997, qualche volta accompagno nei tour, di un paio di settimane, i gruppi di turisti italiani che vengono per conoscere alcune zone dell’India, ma quello che veramente amo è parlare di quel poco che so, pormi come tramite fra le due culture, quella che mi appartiene dalla nascita e quella che mi ha accolta qui.
Mi ricordo bene di quello che provavo nei miei primi viaggi in India, un misto di sentimenti da far girare la testa. Un’infinità di domande che non trovavano risposta, o ne trovavano troppe e in contraddizoine fra di loro. Piano piano ho iniziato a comprendere qualcosa, perlomeno leggere un po’ fra le righe e provare quella sensazione che oggi mi fa sentire completamente a mio agio qui, dove vivo da sola e dove mi sento assolutamente a casa. Confrontarmi con le tantissime persone che ho conosciuto negli anni mi ha reso, credo, più empatica e mi ha dato tanti spunti per adattare anche il lavoro alle loro esigenze.


Le persone che vengono in India sono di tanti tipi diversi, ognuno con il suo carico sulle spalle, con le sue motivazioni, con la sua idea di che cosa significhi viaggiare. C’è chi semplicemente guarda, anche senza davvero “vedere”, chi scatta foto all’impazzata senza rendersi conto che ha la vita davanti agli occhi e la sta lasciando scorrere filtrata da uno schermo. Io vorrei che tutti potessero “vedere” e ci provo ad aiutarli in questo, ci provo, ma penso anche che non siamo tutti uguali e che ognuno è libero di vivere le proprie esperienze come crede.
Ogni settimana ricevo tanti messaggi privati da sconosciuti, attraverso i social media, soprattutto in alta stagione. Quelli più strani non li cancello, ma nemmeno rispondo, non più, perché sono una persona che lavora ed ha una vita. Ci sono persone che probabilmente immaginano che, chi vive all’estero, soprattutto in Paesi cosiddetti esotici, sia in perenne vacanza. A quelli scritti con educazione, dove si pongono domande a cui difficilmente uno potrebbe trovare risposta in rete, a quelli rispondo. A domande dove, per esempio, non mi si chiede che tempo farà in India (piccola l’India, stesso meteo a 2.500 km di distanza) ad Agosto. Perché scrivere a me, ad una sconosciuta, quando il meteo, oggi, si può controllare con Google? Inoltre le previsioni del tempo non sono in grado di farle.
Ho tutta una collezione di domande bizzarre che però, insieme a quelle sensate, mi hanno ad un certo punto fatto scattare un’idea, quella di scrivere un manuale che aiuti chi vuole venire in India a prepararsi sia prima, che durante il viaggio. Evidentemente i tempi sono cambiati, siamo più abituati ad avere risposte e riceverle in fretta, siamo meno disposti a cercare e più propensi ad aspettarsi che qualcuno si metta a nostra disposizione. Per me la preparazione al viaggio era già come iniziare ad intraprenderlo. Oggi forse, per molte persone, non è più così, oppure manca il tempo, siamo tutti troppo occupati a risolvere questioni pratiche che dovrebbero diminuire, dato che tutto sembra facilmente risolvibile con un click. Invece, a me pare, la vita sta diventando sempre più stressante e ci fa perdere di vista quello che veramente è importante; la cura. La cura di noi stessi, degli altri, delle cose che facciamo e come le facciamo.
Stando così le cose, perché un programma però davvero uno se lo deve cucire addosso, questo manuale non contiene itinerari, non è una guida, ma è lì per evitare snervanti ricerche online dove, capita anche a me, spesso si finisce impigliati proprio nella rete stessa. Si parte cercando un’informazione e scatta la matrioska che ti conduce, ad un certo punto, da tutt’altra parte. E ti perdi. Oppure si finisce in siti non ufficiali, dove ti spillano 100 al posto di 25 € per un visto di un mese. Di guide per studiarsi luoghi e itinerari ce ne sono tante, anche online, tutte queste guide offrono informazioni generali anche pratiche, io ho cercato di renderle più approfondite, di accompagnare le persone un po’ per mano, prima e durante il viaggio.
Dall’indice si può capire di che cosa si tratta e giudicare se potrà essere d’aiuto per i suoi contenuti. Ho pensato che pubblicare qualche pagina potrà dare un’idea di come è fatta. È in formato PDF, non troppo pesante, in modo che possa essere a portata di mano nel telefono ed essere consultata nel momento in cui serve avere una determinata informazione. Non ho tralasciato quello che per me è davvero importante, ovvero qualche suggerimento su come vestirsi in determinate situazioni, come porsi con le persone del luogo per poter infrangere quelle barriere, che spesso si ergono reciproche, solo a causa del timore di approcciarsi a ciò che è diverso da noi. Eppure non viaggiamo anche per questo? Per comprendere, per allargare i nostri orizzonti, per imparare cose nuove e, perché no, anche per mettere in discussione quello che per noi è sempre stato “il giusto”.
Ero restia a scrivere questo pezzo, che mi è stato proposto dal nostro direttore, restia perché non volevo pubblicizzare qualcosa che ho messo in vendita, ma le motivazioni che mi sono state date mi hanno alla fine convinto, poi è uscito così, come è uscito, un viaggio nel passato, con un piede nel presente. Il Mondo è in continuo divenire e ci si deve adattare, se qualcuno ha bisogno di essere preso per mano perché da solo non può o non ci riesce, va bene così. Per me viaggiare resterà come prima, anche se oggi l’autostop no, non mi da più sicurezza e qualche aiuto dalla tecnologia, che oramai fa parte del nostro quotidiano, lo prendo. Lo zaino in spalla sì, fino a che sarò in grado di reggerlo. Mi stavo dimenticando, il manuale si chiama: VADO IN INDIA! Manuale del viaggiatore consapevole.

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