Mentre guardavo mia mamma muoversi con grazia nei suoi esercizi di Tai Chi sulla spiaggia di San Juan a Tenerife, dove ha passato gli ultimi 12 anni della sua vita, vedevo un riflesso di quello che facevo da oltre 20 anni allora, con lo Yoga: ritrovare una dimensione in cui il corpo si muove, l’atto del respiro diventa consapevole, l’attenzione si concentra su quello che c’è, così come è. Io cerco quella energia dormiente che purifica e trasforma la coscienza, lei cerca quella forza vitale nella lentezza di movimenti misurati, precisi e armoniosi, sono due modi solo apparentemente diversi che in realtà vanno nella stessa direzione: la realizzazione che ciò che siamo non è il dolore che ci accompagna né la storia che ci ha formato, che la calma trasforma ogni gesto e il silenzio rivela la nostra vera natura. Io che ho bisogno di imparare tramite espressione e condivisione, lei che lontana da tutto ritrova il suo ritmo, entrambe percorriamo la strada della consapevolezza, ognuna con i propri ritmi, i propri tempi, i propri dubbi e bisogno di conferme e forse senza mai incontrarci davvero.
Mentre la vita ci faceva muovere fuori sincrono, capivo che le nostre strade erano parallele per caso, che siamo persone molto diverse e che lì non ci saremmo mai incontrate davvero, ma che le nostra strade solo apparentemente erano la stessa ricerca di una pace che fosse libera dal dolore che ci ha accompagnate per tanto tempo. Solo con la sua morte il nostro incontro si è spostato dentro, in quel silenzio in cui le forme non ci sono più e materia ed energia tornano a essere uno senza tempo.
Il Kriya mostra un modo per fare della vita un atto consapevole, attraverso ogni respiro, ogni movimento, ogni gesto quotidiano fatto di presenza e osservazione. La mente si purifica gradualmente da paure, desideri e abitudini inutili mentre emerge il Pensatore, capace di osservare senza giudicare e la cui natura non è mai, mai, accumulare esperienze straordinarie, ma vivere in modo stabile con semplicità, gentilezza e rispetto. Il Tao la forza invisibile e infinita che permea ogni manifestazione, il ritmo naturale della vita: allinearsi al Tao significa sviluppare intuizione, calma, prontezza e libertà interiore, saper lasciare andare, scegliere il non-agire e trovare stabilità nel centro immobile di se stessi. In questo senso Kriya e Taoismo raccontano la stessa realtà come un flusso e la nostra funzione è imparare a muoversi con esso, invece di remare contro. Nel Kriya Yoga si trasforma la coscienza e si purifica la mente, in entrambi l’energia vitale primaria si trasforma in energia cosciente e quindi in coscienza luminosa, per entrambi il fine è il ritorno a uno stato di armonia interiore e naturale in cui mente e corpo non sono separati, come spirito materia sono le due parti di un intero.
Kriya Yoga e Taoismo si incontrano nel momento presente, in quello spazio in cui possiamo cambiare prospettiva e iniziare a vedere oltre il nostro rumore interiore, quando la mente si fa calma, ma vigile, e lentamente – ma inesorabilmente – le azioni cominciano a nascere senza sforzo. Non si tratta di reprimere la mente o ignorare emozioni e desideri, ma invece di farci trasportare dalla loro corrente impariamo a osservarli, comprenderli e scegliere cosa alimentare. La nostra mente è programmata per cercare piacere e fuggire dal dolore (spoiler: questa è la genesi del karma!) ma le scienze interiori ci offrono metodi pratici per interrompere il circolo di reazioni automatiche, coltivare presenza e consapevolezza per iniziare ad agire da una lucidità già grande di noi.
Il Taoismo chiama «wu wei» questa non-interferenza consapevole, che non significa immobilità, ma azione senza forzature e senza personalizzazione; nel Kriya impariamo a lasciare che le decisioni emergano da sole, arrendendo la volontà all’intuizione e in entrambi non si parla di conseguimenti personali, ma di quell’energia che può essere percepita come la guida interiore del Satguru o il flusso del Tao, che non impone nulla, ma trasforma da dentro chi si allinea o si arrende. Così le azioni diventano spontanee, generose e prive di aspettative, la mente smette proiettare e calcolare ma diventa progressivamente strumento di chiarezza, percezione e discernimento. Kriya e Taoismo convergono in un fatto fondamentale: l’energia vitale (Prana o Qi, per gli amici) può essere raffinata, armonizzata e trasformata, in un processo di pulizia e fortificazione della mente, nell’umiltà e nella chiarezza interiore che la rende progressivamente uno strumento di creazione, perché non si tratta di mai di cercare fuori, ottenere e accumulare, ma solo di allinearsi al flusso della vita e fidarsi.
Lo so che “non ci fidiamo più”, ma sulla via della ricerca interiore le parole «fede» e «fiducia» sono parenti stretti, ci piaccia o no: entrambe vengono da fides, che indicava il fatto di contare su qualcosa senza averne una prova, solo che per noi cercatori non basta che quel qualcosa venga da un qualcuno (appartenente a tutti i culti antichi e moderni a cui state pensando, di qualsiasi tipo), ma serve un atto volontario di resa, per lasciarsi guidare dall’intuizione transpersonale di verità e farne esperienza diretta. In questo senso, la ricerca interiore non chiede mai di credere ciecamente a niente ma di imparare a fidarsi della profondità da cui emergono le domande e che contiene le risposte. Che effetto ci fa pensare che quella felicità e quella pace che cerchiamo non siano nella prossima conquista, ma nella profondità di ciò che siamo adesso?
Taoismo e Kriya Yoga sono percorsi distinti con codici diversi, ma hanno un punto invisibile di incontro in quella consapevolezza del Sé che non ha altra dimensione che il momento presente; entrambi indicano che la realizzazione non è un premio da ottenere, ma una esperienza di coscienza stabile e luminosa, che è sempre stata presente, entrambe sono vie senza mediazione che conducono alla stessa meta: coltivare chiarezza e presenza in ogni gesto, respiro, pensiero e diventare il Pensatore che agisce il accordo con l’Ordine naturale della Vita.

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