Nello studio delle tradizioni e delle usanze religiose dell’antica India, un posto fondamentale viene riservato agli Yantra, le formule mistiche composte da diagrammi e figure geometriche, all’interno delle quali vengono collocati Mantra e oggetti sacri, necessari per lo svolgimento delle cerimonie sacre.
In termini tecnici, lo Yantra è uno strumento necessario al sacerdote o Brahmana per attrarre e convergere le energie o potenze mistiche che vengono evocate attraverso la recitazione di formule sacre intonate in forma di canto, all’interno dello spazio sacrificale, che rappresentano le manifestazioni a volte celesti come i Deva, a volte divine, come gli avatar di Vishnu. Tra gli altri elementi tecnici sono presenti il fuoco sacrificale e diversi articoli o contenitori come quello dell’acqua del Gange, per purificare ogni elemento utilizzato, il burro chiarificato, frutti e diversi cerali che devono essere sacrificati nel fuoco.
La potenza degli Yantra viene descritta negli Shastra, le antiche scritture rivelate, a partire dalla narrazione dei sacrifici compiuti dalle antiche personalità mistiche come i rishi vedici, e poi sistematizzate nelle diverse sezioni, tra le quali quella del Karma-kandha, dello Yajurveda. Ai nostri sguardi moderni vengono frequentemente scambiati come forme di superstizione o forme di idolatria non ben definita. Sono invece un elemento centrale della cultura Vedica indiana che si intreccia integralmente con le conclusioni filosofiche delle scritture.
Differenti Yantra sono collegati con differenti divinità e specifici Mantra dove ogni segno, simbolo e formula è specificamente connessa con precise divinità. Nella struttura dello Yantra vi sono componenti che vengono a ripetersi, come i cinque elementi originali della creazione materiale, terra, acqua, fuoco, aria ed etere, che danno forma alla struttura stessa dei diagrammi, così come si ripete lo schema cerimoniale attraverso la realizzazione della puja o cerimonia, attraverso il canto o recitazione di invocazioni, preghiere, contenute nei Veda, e l’intonazione di Mantra che permettono di convogliare e controllare le forze della natura, per spingere la divinità a manifestarsi. Vi sono Yantra per neutralizzare gli effetti negativi di malefici o Karma negativo; Yantra per invocare le divinità che presiedono i pianeti che determinano il destino degli esseri, a predisporre una conformazione favorevole e auspiciosa; Yantra per accogliere la discesa della personalità suprema del Signore come maestro originale di ogni sacrificio.
Lo Yantra è organizzato come un quadrato, dal perimetro e dalle proporzioni ben definite, all’interno del quale prendono posto diagrammi geometrici, sovente formati da triangoli intersecati e con cerchi, inseriti all’interno di fiori di loto stilizzati e dai molteplici petali, all’interno dei quali vengono inseriti i caratteri che compongono le formule sacre dei Mantra, al centro del quale si trova il Bindu, il punto focale o zero del in cui si concentra l’energia, talvolta occupato da un Lingham, che è la rappresentazione della Divinità.
Per la verità gli stessi Chakra sono degli Yantra, specifici, conosciuti anche come Mandala, nei quali sono riassunti i differenti livelli di esistenza degli individui nei diversi piani di coscienza. Nella descrizione della fisiologia sottile del corpo umano nello Yoga, sappiamo che Kundalini-shakti riveste un ruolo primario. All’interno del percorso energetico specifico che questa energia primordiale deve compiere per risalire i differenti Chakra, con l’obiettivo di farla giungere nello Yukta-triveni, un punto situato sopra il palato duro e corrispondente al terzo occhio tra le sopracciglia, nel quale si trova l’inserzione dei tre principali canali energetici, per permettere all’adepto di realizzare l’illuminazione mistica, la coscienza deve attraversare e superare i rispettivi piani e livelli di identificazione che la ancorano al mondo fenomenico, per liberare le potenze nascoste che lo guideranno nel suo percorso di emancipazione.
Se per la maggior parte di noi Ashtanga, Hatha e gli altri stili di Yoga rappresentano un combinato di tecniche ed esercizi fisici e respiratori, nella loro originale ideazione sono gli strumenti che devono guidare verso la realizzazione di sé, nel percorso interiore di consapevolezza dei diversi piani di coscienza che esprimono gli Yantra o Chakra. Si indica l’incarnazione stessa come Sharira-yantra che si trasforma in base in base al piano di coscienza che vive.
Quando il corpo del praticante di Yoga raggiunge la corretta disposizione durante la Sadhana, si parla di Asana-yantra per indicare che il corpo diventa un canale di ricezione e trasformazione dell’energia. Quando la mente e l’intelletto sono fissi nello stato di concentrazione si parla di Dharana-yantra per indicare come le coperture sottili della coscienza raggiungono uno stato di fissità su un punto. Un elemento caratteristico tradizionale dell’India è l’importanza che viene data all’influenza che i pianeti esercitano sugli individui, concetto che troviamo anche in una parte delle molteplici informazioni relative ai significati dei Chakra, che sono dominati da specifici pianeti.
Per fare un esempio si utilizza il Bagala-mukhi-yantra per convogliare il massimo potere generato dall’influsso di Marte. Molto diffuso e conosciuto in tutta l’India è il Nava-graha-yantra che viene indossato in forma di talismano come monile, secondo regole precise, o ubicato in posti precisi della propria casa e, ancor più tradizionalmente simboleggiato dal Navaratna, il gioiello che contiene le pietre preziose o dure relazionate con tutti i pianeti, collocate intorno al Rubino centrale, che rappresenta il Sole, per armonizzare il proprio cielo natale allontanando le cattive influenze. Ovviamente tale discorso riguarda ancor di più le divinità che si vogliono invocare, per esempio con il Dhakina-kalika-maha-yantra o lo Yantra di Kali, per ottenere il successo nella propria pratica, o il Saraswati-yantra per ottenere l’apertura del centro superiore della conoscenza.
All’interno degli Yantra, i Mantra rivestono un ruolo fondamentale poiché rappresentano la chiave per ottenere la riuscita dello scopo che gli Yantra si propongono. I Mantra sono la manifestazione sonora di personalità divine o mistiche che si vogliono invocare. La loro recitazione appartiene sia alla tradizione Tantrica che Vedica.
- Nella tradizione Tantrica sono il punto di arrivo della pratica della Sadhana e il focus della meditazione.
- Nella tradizione Vedica sono officiati dai Brahmana o sacerdoti che devono rispettare una rigida serie di norme vediche perché il sacrificio abbia un esito favorevole.
Il Mantra Gayatri, che possiede un suo Yantra, è uno dei Mantra più importanti. Questo Mantra viene ricevuto direttamente dal proprio maestro spirituale, che lo recita direttamente nell’orecchio del discepolo, quando si riceve l’iniziazione Brahminica con il caratteristico filo di cotone che viene indossato dalla spalla sinistra verso il fianco destro. Nella tradizione, questa vibrazione sonora disvela i segreti più reconditi relativi alla conoscenza del mondo materiale in tutte le sue manifestazioni. Racchiude in sé le conclusioni filosofiche delle Upanishad e i principali inni vedici. Glorifica e offre invocazioni alle principali personalità mistiche che governano l’universo e celebra il suo funzionamento attraverso il corso del tempo, che viene scandito dal percorso del Sole sul suo carro universale.
D’altronde la letteratura vedica è una letteratura formata da testi che spesso sono una lunga selezione di mantra che, con la stessa modalità della Gayatri, concentrano una quantità di significati e simboli che racchiudono il sapere del mondo. Un esempio di questo lo si trova nella Chandogya-upanishad dove si dice che:
«Quando un uomo sta per morire, la parola si riassorbe nel Manas, (mente) questa nel Prana, (soffio vitale), il prana nel fuoco, il fuoco nella suprema divinità»
indicando in un verso una molteplicità di concetti che richiederebbero un approfondimento di significati. Nel verso successivo ci offre una metafora illuminante sulla concezione del nostro interiore:
«C’è un vaso con la bocca rivolta in basso ed il fondo in alto. In esso è contenuta la conoscenza universale. Sul bordo sono seduti i sette rishi. La parola è l’ottavo che è associato ai Veda».
Il vaso con la bocca rivolta in basso ed il fondo in alto è la rappresentazione della nostra testa. In essa in effetti, nel cervello, viene riposta tutta la conoscenza poiché le funzioni sensoriali, che rappresentano gli antichi saggi vedici, sono collocate nell’encefalo. Questo mantra si riferisce agli organi dei sensi come ai sette saggi Gotama, Bharadvaja, Vishvamitra, Jamadagni, Vasishtha, Kashyapa e Atri che sono seduti sul bordo del vaso; la facoltà della parola rappresenta è associata ai Veda, perché da essa vengono ascoltati e recitati nella forma sacra di Mantra.
Gli organi sensoriali esperiscono tutta la nostra conoscenza del mondo che può essere compresa solo attraverso la parola, in particolare la parola sacra. Così la bocca che offre in sacrificio la recitazione di Mantra diviene al contempo l’organo che li produce ma anche ne consuma il contenuto e, perciò, si dice che colui che così realizza diviene l’assimilatore di tutto ed ogni cosa rappresenta un alimento. La Sarvasara-upanishad ci chiarisce che, quando la mente è attiva tramite gli organi sensoriali rivolti verso le attività esterne, sotto il favore di Aditya, il Sole, essa percepisce le forme oggettive e ciò viene chiamato Atma o coscienza di veglia.
Quando si è liberi dalle impressioni degli organi sensoriali dello stato di veglia, ma si percepisce direttamente mediante le impressioni dell’organo interno, la mente, questo viene chiamato Atma o coscienza di sogno. Gli organi sensoriali sono sospesi, per cui non vi è cognizione e distinzione di attività sensoriale, ciò viene chiamato Atma o coscienza di sonno profondo. Si dice che i Mantra abbiano il potere di risvegliare la coscienza illusa dalle manifestazioni materiali e dalle identificazioni, per ricondurla allo stato di illuminazione.
Mantra e Yantra sono l’aspetto meno coltivato e conosciuto della cultura indiana per ovvi motivi. Sarebbe un atto di rispetto e considerazione non banalizzarne la bellezza e la ricchezza culturale con approssimazioni piuttosto scadenti e arruffate che vengono realizzate per dare un certo folklore alle pratiche più svariate che rientrano nel novero dello Yoga di tutti i tipi. Molto interessanti e colme di bellezza sono invece le immagini tradizionali reperibili facilmente online dall’iconografia antica che ritrae Yantra, Mandala e Chakra dai colori e dalle rappresentazioni affascinanti che raggiungono la medesima bellezza delle statue degli alto e basso rilievi delle facciate dei templi indiani.

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