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Come “si diventa” buddhisti? Stefano Bettera risponde

The Buddhist Tapes/4 - Come seguire l'insegnamento di Siddharta

Siamo alla quarta e ultima parte delle interviste a Stefano Bettera, filosofo e scrittore, praticante e studioso del buddhismo.

Cliccate qui sotto per leggere gli altri tre interventi.




Domanda: Il buddhismo in Italia e in tutto l’Occidente è arrivato attraverso film, messaggi mediatici e un immaginario che talvolta è davvero… immaginario. Stefano Bettera, ci spiega che cos’è davvero il buddhismo oggi?


Stefano Bettera: «Sgombriamo subito il campo da un equivoco: il buddhismo non è uno stile di vita e non è una filosofia. O meglio, è anche queste cose, ma il buddhismo è una religione non tanto perché ci sia bisogno di presentarlo come un apparato di credenze dogmatiche (come per esempio il cristianesimo).

Il problema, cioè, non è il pensiero teologico buddista; il problema è la domanda da cui da cui scaturisce il percorso buddista che è una domanda di carattere religioso. A me non viene nessun’altra parola per definire il tipo di ricerca interiore che il Buddha ha fatto nel momento in cui ha iniziato il suo percorso di ricerca spirituale (anche se oggi il termine spirituale vuol dire tutto e niente).


Il punto è che, dopo il suo risveglio, il Buddha presenta una visione del mondo escatologica, religiosa. Il buddhismo è un percorso di salvezza e in quanto percorso di salvezza è pensiero religioso. Punto.

Poi possiamo discutere per anni su che cosa intendiamo per religione o non religione e se accumunare il buddhismo alle religioni occidentali (che poi occidentali non sono perché sono nate in Medio Oriente).


Quello che non è mai avvenuto nel mondo orientale è la divisione tra il pensiero religioso e il pensiero filosofico. Ma giustamente! Nell’antichità occidentale era esattamente la stessa cosa: lo stoicismo che noi identifichiamo come una corrente filosofica, è davvero una corrente filosofica? Lo stoicismo e il buddhismo dicono esattamente le stesse cose, ma noi abbiamo identificato il primo come pensiero filosofico perché il razionalismo aristotelico e platonico ha diviso la religione dal pensiero.


Questo è stato il percorso in Occidente, ma questa divisione in Oriente non è mai avvenuta, per cui a un indiano se gli parli della filosofia yoga non riuscirebbe a non definirla come non-religiosa.

Perché nasce dall’esigenza di dare delle risposte ultime alla vita. Le religioni questo sono. Non sono un apparato di credenze, sono uno smottamento verso la risposta esistenziale ultima e definitiva. Il buddhismo è una risposta esistenziale ultima e definitiva e la risposta è il nirvana. Fine.


Stiamo parlando di trascendenza. Il buddhismo oggi per me è questa cosa, è un percorso religioso non dogmatico, spirituale, profondamente filosofico in senso ultimativo. Non è un semplice percorso di pratica, non è meditazione. Ha una sua liturgia e un suo bisogno di sacro totale. Questo è quello che si perde nei percorsi come la Mindfulness, viene alienato il sacro. Il sacro è al centro di tutta la ricerca buddhista. La sacralizzazione della vita, sacralizzazione dell’uomo, delle relazioni e della comunità. Questo è il buddhismo per me oggi».


Domanda: La domanda è posta male, lo sappiamo: non si “diventa”, si scopre che qualcosa risuona dentro e si viene chiamati da una intuizione sottile che ci porta verso l’esperienza. Resta il dilemma di come orientarsi e di come iniziare bene in questa come in altre esperienze. Perché c’è un modo sano di farlo. Qual è secondo lei?


Stefano Bettera: «Il buddhismo, qualunque cosa noi intendiamo con questo nome, non si pratica da solo. Come ogni esperienza spirituale e religiosa è un’esperienza comunitaria, non individuale, per cui ti chiudi nella tua stanza e reciti i tuoi mantra e fai meditazione e arrivi al risveglio.


Il Buddha parla di tre gioielli: il maestro, l’insegnamento e la comunità. Sono tre livelli identici, necessari e insostituibili, del percorso buddhista e ti dice che non puoi eludere nessuno di questi tre elementi. Quindi è richiesta indiscutibilmente una parte di studio: chi pensa che il buddhismo sia solo meditazione, mi spiace dirlo, ma è fuori strada.


Il buddhismo non è la pratica, parola di cui molti si riempiono la bocca e che è diventata perfino fastidiosa. Perché praticare il Dharma non vuol dire praticare la meditazione, ma coltivare un diverso approccio nei confronti della vita. Quindi serve una parte profonda di studio: il Buddha dice che prima di sedersi a fare meditazione bisogna cercare di capire bene, focalizzarsi e studiare, comprendere. «Retta Visione» è il primo dei passi dell’Ottuplice pensiero. La pratica viene molto dopo. Studia, usa la tua testa, comprendi, rifletti.


Poi è necessario trovare un insegnante: confrontarsi con qualcuno che ha più esperienza è fondamentale. Non voglio entrare nella logica del transfer o del maestro su cui ci sarebbe da dire in termini di attenzione e prudenza.

E poi c’è la parte del Sangha, della comunità, perché l’esperienza spirituale è un’esperienza di carattere collettivo: non c’è nessuna tradizione filosofica e religiosa al mondo che non abbia postulato l’esigenza di una comunità perché tu vivi in relazione con gli altri, non da solo. Anche l’esperienza del Risveglio la vivi in relazione con gli altri.

Un gruppo di persone con cui fare un tipo di percorso è importante. Che non vuol dire che tu di debba legare per tutta la vita a un centro o a un maestro, queste sono futilità occidentali: viviamo questa cosa come se appartenessimo a una squadra di calcio, “il mio centro”, “il mio maestro”, “il mio lama”.


Quindi fate le vostre esperienze, i vostri errori, con cuore sincero, cercando di coltivare di fatto quello che più dei concetti sono le virtù del buddhismo che trasformano le persone: la gentilezza, la compassione e la generosità. Se avete fatto già questo nella vostra vita quotidiana avete smosso una montagna. Poi la prospettiva in cui inserisci l’azione è importante: il buddhismo lo fa in una logica molto precisa, per cui lo studio diventa importante. La vicinanza e l’esempio di coloro che vivono secondo questa scelta di vita è altrettanto importante. L’importante è cercare le persone con attenzione, fiducia e senso critico».


Il Buddha di Lake Shrine, l'oasi di Yogananda a Santa Monica (Usa).

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