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  • Immagine del redattoreMario Raffaele Conti

Se questa estate arrivano gli Ufo

Aggiornamento: 22 ago

E in estate arrivano gli Ufo. Sempre. Non è un caso, non è strano che proprio quando abbiamo la possibilità di stare all'aperto in zone non troppo illuminate “appaiano” oggetti che svolazzano nel cielo buio e ci interrogano su chi siamo e da dove veniamo. E soprattutto da dove vengono “loro”. Se c'è un “loro” che ha un senso, in quest'epoca di «noi e loro», è proprio quello che riguarda gli alieni. Faccio una dichiarazione di intenti con le parole di Fox Mulder di X-Files: «I want to believe», voglio crederci. Non è «Ci credo», ma «Voglio crederci». Voglio crederci al di là dell'evidenza, del razionale, dell'immaginazione. Lo scrivo e lo dico con un sorriso e con candore un po' infantile, lo ammetto.


Comunque per quanto lo scetticismo sia un sano esercizio parlando di questi temi, sono stati centinaia (300 fino al 2000, l'ultimo il 14 novembre 2022) gli avvistamenti nella sola Roma, ne hanno parlato tutti i giornali questa settimana e hanno ricordato che perfino l'autista del presidente Antonio Segni nel 1963 si trovò di fronte un oggetto volante enorme, con la forma di due enormi piatti sovrapposti, che fece tremare l'auto e gli alberi intorno. Il suo si chiama “incontro ravvicinato del secondo tipo” e l'accaduto finì anche nel famoso Progetto Blue Book, il dossier dell'aeronautica americana che dal ’47 al ’69 raccolse documentazioni su 12.618 avvistamenti di oggetti volanti, il 5 per cento dei quali “non identificati” (da qui una famosa serie televisiva degli Anni 70, Project Ufo). Finché anche gli astronauti dell'Apollo 11 testimoniarono di aver visto luci e oggetti sulla superficie lunare («Sono qui, si sono fermati all'interno del cratere e ci osservano», dissero). E come loro altri astronauti e piloti. Perfino il presidente Obama ha ammesso che questi oggetti rappresentano un mistero, riconoscendo implicitamente l'esistenza di oggetti non (ancora) identificabili.


Solo che in questa estate più folle che mai, c'è un motivo in più per “crederci” e un motivo in meno per apparire matti: dei militari americani hanno giurato davanti al Congresso che sono stati testimoni di alcuni avvistamenti inequivocabili.

Il dipartimento della Difesa americano ha ammesso per la prima volta l'esistenza di un programma (non classificato ma noto a pochi) per indagare sugli “oggetti volanti non identificati”. Che non si chiamano più Ufo (fa molto telefilm Anni 70, quelli con il comandante Straker, Base Luna e gli intercettatori...), ma Uap, Unidendified Aerial Phenomena, fenomeni aerei non identificati.


Per la cronaca, hanno testimoniato Ryan Graves e David Fravor, due ex piloti della Marina degli Stati Uniti, e David Grusch, un veterano del combattimento militare statunitense decorato e ufficiale dell'intelligence del Pentagono. All'incontro Fenomeni anomali non identificati: implicazioni sulla sicurezza nazionale, la sicurezza pubblica e la trasparenza del governo, i primi due hanno raccontato di aver avuto incontri con oggetti sconosciuti nello spazio aereo di addestramento militare.

Sentite cosa hanno detto (leggete le testimonianze su Alive Universe, più sotto il link): «Mi chiamo Ryan "FOBS" Graves e sono un ex pilota di F-18 con oltre un decennio di servizio nella Marina degli Stati Uniti, inclusi due dispiegamenti nell'Operazione Enduring Freedom e nell'Operazione Inherent Resolve. Ho assistito in prima persona a UAP avanzati su più sistemi di sensori e sono qui per esprimere le preoccupazioni di innumerevoli equipaggi di aerei commerciali e veterani militari che mi hanno confidato i loro incontri simili. Posso dirvi che gli UAP avanzati sono un problema di sicurezza nazionale e di sicurezza aerea. È passato più di un decennio da quando il mio squadrone ha iniziato a assistere regolarmente a UAP avanzati che dimostrano manovre complesse e non abbiamo ancora risposte. Ho fondato Americans for Safe Aerospace per creare un centro di supporto, ricerca e istruzione pubblica per il personale di volo influenzato dagli incontri con UAP. Ora abbiamo quasi 5.000 membri e stiamo lavorando attivamente con più di 30 testimoni UAP che si sono rivolti a noi».


E ancora: «Mentre ci riuniamo qui, gli UAP sono nel nostro spazio aereo, ma sono gravemente sottostimati. Questi avvistamenti non sono rari o isolati; sono routine. Equipaggi militari e piloti commerciali, osservatori addestrati le cui vite dipendono da un'accurata identificazione, sono spesso testimoni di questi fenomeni. L'UAP che abbiamo incontrato e tracciato su più sensori si è comportato in modi che hanno superato la nostra comprensione e tecnologia. L'UAP potrebbe accelerare a velocità fino a Mach 1, mantenere la propria posizione contro i venti della forza degli uragani e sopravvivere ai nostri aerei da combattimento, operando continuamente per tutto il giorno. Non avevano alcun mezzo visibile di portanza, superfici di controllo o propulsione, niente che assomigliasse a un normale aereo con ali, flap o motori. Sono un ingegnere formalmente formato e non ho spiegazioni per questo. Gli equipaggi lungo la costa orientale continuano a incontrare UAP avanzati quasi un decennio dopo e l'identità di questi UAP rimane sconosciuta.».

Ho appena finito di leggere un buon libro del collettivo Wu Ming, Ufo78, che prende spunto da una stagione di avvistamenti in Val di Susa per raccontare l'epoca del rapimento Moro e di Gladio, ma per parlare anche di fenomeni celesti inspiegabili e di altri spiegabilissimi.

Il tema è di attualità per vari motivi, insomma. Da sempre sono sensibile all'argomento perché sono cresciuto con i libri di Peter Kolosimo, era uno degli autori preferiti da mio padre che era gentilmente appassionato a questi argomenti; e non è un caso per me che il protagonista di Ufo 78 sia proprio un giornalista, ufologo e fantarcheologo che si rifà proprio alla figura di Kolosimo, il primo a far conoscere al grande pubblico le teorie - tutte da dimostrare - sugli avvistamenti alieni nella storia antica, di cui si conserverebbero tracce nelle incisioni nelle vestigia antiche.


Il collettivo Wu Ming ha detto di Kolosimo che era «un marxista-leninista visionario, un comunista duro e impuro. Credeva nella rivoluzione, e pensava che le scoperte sulle origini extraterrestri delle civiltà umane avrebbero contribuito alla nostra consapevolezza. Voleva collegare passato remoto e futuro utopico, e così liberare il mondo. Il suo interesse per i dischi volanti – solo uno dei tanti argomenti di cui si occupò – era nutrito da questa passione politica».

Ho fatto in tempo a conoscerlo negli Anni 80, non ricordo molto di quell'intervista per Radio Monte Carlo, ma ricordo il suo sguardo da visionario. Gli sono molto affezionato. Nella vita bisogna essere visionari, saper guardare oltre.


Poi è arrivato Mauro Biglino e ha fatto di più: ha trovato “tracce aliene” nella Bibbia. Se pensate che sia una sciocchezza, aspettate a giudicare: in quattro libri (per la Uno Editori) ha fatto a pezzi le tre religioni monoteiste ipotizzando che il Dio della Bibbia sia un “alieno”. In La Bibbia non parla di Dio è andato oltre, ma Biglino matto non è. Lui è un biblista vero, uno che ha tradotto 17 libri dell’Antico Testamento per l’edizione San Paolo della Bibbia. Prima di avere una rivelazione al contrario: «Ho capito, traducendo alla lettera, che nell’Antico Testamento si racconta del patto tra un guerriero degli Elohìm, Yahwèh, con la famiglia di Giacobbe. Niente di più. Tutto il resto è una rielaborazione teologica», mi ha detto tempo fa. «Io dico che colui di cui parla la Bibbia non è Dio. Nella Bibbia non compare la parola “Dio”, né le parole “eternità” e “creare”. E il racconto delle origini è la rielaborazione di testi sumero-accadici e fenici. L’inghippo sta nella traduzione delle parole El (singolare), Elohìm (plurale) e Yahwèh, che vengono usati come sinonimo di Dio. Ma così non è».

Proseguiva l'intervista fatta anni fa per il mio blog su Oggi:

https://blog.oggi.it/mario-raffaele-conti

«Non ho nessuna prova, ma penso che gli Elohìm siano il corrispettivo degli Anunnaki dei testi sumeri-accadici che erano esseri provenienti da un altro mondo. Mi dicono che un sacco di gente tra le alte gerarchie vaticane conosce la verità. Lo sanno anche dei cardinali, ma ci vuole coraggio a dirlo. Quando ho iniziato a raccontarlo ho perso il lavoro di traduttore».

Difficile dire se avremo mai la ventura di assistere a uno sbarco in stile Incontri ravvicinati del terzo tipo. Di certo questi militari - come fa notare Biglino - hanno giurato di aver visto Uap, non farfalle. E non ho potuto non fargli una domanda...

Biglino, ma gli Elohìm della Bibbia sono ancora tra noi?

«Non mi stupirebbe».

La morale della favola sta nel fatto che, se davvero prima o poi si paleseranno a noi i marziani o gli Elohìm o i Grigi, la montagna di regole, teorie, teoretiche, esegesi, dogmi, certezze religiose crolleranno su loro stesse. Solo le filosofie che teorizzano l'espansione della coscienza (non gli aperiyoga e la ginnastica spruzzata di Oriente) e i messaggi d'amore dei grandi profeti, da Gesù a Maometto, si ergeranno dalle ceneri del pensiero dell'umanità. Come Highlander, ne rimarrà uno solo, e sarà la pratica di espansione della coscienza.


Questo si ricollega a una teoria tanto bizzarra quanto affascinante, quella del dottor Steven M. Greer, un medico d'urgenza autore di spettacolari documentari (Unacknowledged e Close Encounters of the Fifth Kind: Contact Has Begun, su Amazon Prime) che ha “inventato” una meditazione che attirerebbe le sfere di luce e che sostiene che la velocità di questi Uap è determinata dal fatto che hanno trovato il modo di muoversi alla velocità della coscienza. Veloci come la coscienza attraversano l'universo o gli universi.



Sarà un'idea bislacca, ma potrebbe avere un senso. Anzi, un “fantasenso”.

Fatevi un sorriso, I want to believe.

Buoni avvistamenti e buona estate a tutti!


Mario Raffaele Conti


Foto di Thomas Budach da Pixabay.


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