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  • Immagine del redattoreElena Tommaseo

La vita e la morte “scorrono” sulle rive della Yamuna inquinata

Abbiamo incontrato le persone che si incontrano e lavorano ai bordi di uno dei fiumi più sacri e inquinati dell'India, non lontano dal centro frenetico di Delhi

 

Di recente un'occasione di lavoro mi ha visto trascorrere sei giornate lungo la riva del fiume Yamuna, in tre punti diversi, uno a Nord, uno al centro e uno al Sud di Delhi. Sono state sei giornate intense, due delle quali a celebrare una festa hindu molto importante, la Chhath pooja, un ringraziamento al Dio Sole per la vita che senza di lui non sarebbe possibile, e una preghiera speciale di buon auspicio per i propri figli.

 

La ragione che ha spinto le persone che accompagnavo a seguire il percorso della Yamuna (tutti i fiumi qui in India si declinano al femminile), nel tratto che attraversa la metropoli di Delhi, era di capire come viene vissuta da chi ci si rapporta quotidianamente, a differenza della grandissima maggioranza della popolazione per la quale non esiste quasi. Sulla cartina il fiume occupa un'area marginale rispetto alle zone residenziali, pochi ci vanno, magari più che altro per assistere alla cremazione di qualcuno a loro vicino.

Si tratta di uno dei fiumi più sacri dell'India, essendo uno dei tre affluenti della sacra Ganga, il Gange, eppure anche di uno dei più inquinati al mondo.

Come si conciliano queste due cose? Come le persone riescono ad adorarlo, a ricavarne sostentamento e, al contempo, ucciderlo?

L'India delle contraddizioni, certo, eppure per ognuna delle persone con cui ho parlato la Yamuna è «meri maa», mia madre.

 

La Yamuna puzza di ammoniaca, con il caldo anche di fogna, nei due, tre mesi che precedono i monsoni le sue acque sono nere e dense e conta un numero di bolle di gas che affiorano sulla sua superficie maggiore del solito. Partendo da Yamunotri, la sua sorgente nello Stato dell'Uttarakhand, con il monsone arriva a Delhi color caffè latte per via del fango che si tira dietro durante il suo devastante passaggio in montagna, dove ogni anno travolge qualche casa incautamente costruita in punti a rischio. Quando giunge in città, e vengono aperte le chiuse, la sua forza è potente. Lo scorso luglio è uscita dai suoi argini tornando a riprendersi il posto dietro al Forte Rosso, quello che le era stato usurpato decenni fa dalla circonvallazione.


Le rive di Wazirabad sulla Yamuna.

Durante tutto l'anno, per 22 chilometri, questo fiume si carica di tutto quello che una città da 22 milioni di persone può riversarvi. Partendo da un po' sopra Wazirabad, nella Yamuna entrano tutti gli scarichi domestici, industriali, i pesticidi delle coltivazioni, già questo basta a far capire come possa essere considerato un “fiume morto”.

 

Proprio a Wazirabad ho conosciuto Yunus Khan: il signor Khan ripara le camere d'aria di biciclette, motorini e autorickshaw che passano davanti al marciapiedi dove lui tiene i suoi attrezzi bene ordinati su un muretto, appena prima del ponte che attraversa il fiume. Qualche anno fa aveva una bottega in condivisione proprio nei pressi della Jama Masjid a Old Delhi, ma dopo il Covid non ha più potuto riprendere il suo posto.


Yunus Khan.

È una persona gentile, lo avevo conosciuto un mese prima, quando ero andata in avanscoperta e ci eravamo fatti una bella chiacchierata fra una riparazione e l'altra. Vorrebbe riuscire a comprarsi un crick a pressione per poter espandere il business anche alle automobili, ma sembra molto sereno, nonostante i 4 figli da mantenere.

 


Scendendo al fiume si incontrano dei pescatori, alcuni pescano con la canna, altri con un ramo, altri ancora con le reti da piccole e precarie barche di legno.

Un'altra categoria di persone che si guadagnano da vivere grazie alla Yamuna sono i divers. Si tratta di uomini, per lo più ragazzini, che trascorrono la giornata in mutande tuffandosi in acqua alla ricerca di qualcosa da rivendere. Mi dicono che spesso la gente getti monete attraversando il ponte, o dai ghat del tempio che si trova proprio lì sopra, alle volte recuperano interessanti oggetti che hanno fatto parte di qualche rituale, addirittura denti d'oro e piccoli gioielli appartenenti alle persone che sono state cremate nelle vicinanze. C'è chi raccoglie noci di cocco usate per i rituali, che galleggiano intorno al ghat... anche queste si possono rivendere...


I pescatori a Wazirabad sulla Yamuna.

A qualche decina di metri si sta costruendo un ponte per far passare una nuova linea della metropolitana. Lì conosco gente che è venuta dal Rajasthan per lavorarci e sotto al ponte in costruzione sembra che la pesca non vada male...

 


Sopra e sotto i«Divers» di Wazirabad.
Nelle foto sopra, i giovanissimi «divers» di Wazirabad,


Scendendo 6-7 km più a Sud si arriva a Nigambodh Ghat, questo è il tratto del fiume che conosco e bazzico già da anni, il più “centrale” e il più frequentato.

Nonostante tutto anche questo non ha ancora finito di sorprendermi. Qui da qualche anno vanno i ragazzini, soprattutto il fine settimana, dopo che qualche “instagrammer” ha lanciato questa zona vicino al crematorio più antico della città come uno dei luoghi ideali per fare fotografie e video. D'inverno arrivano stormi di uccelli bianchi (nella foto sotto) che si prestano volentieri ad animare le immagini in cambio di salatini lanciati loro dalle barche e questa è la stagione in cui si possono incontrare coppie di novelli sposi, di fidanzati, di ragazzine in cerca di popolarità sui social; i loro vestiti a festa stonano completamente con quanto li circonda ma, alla fine, come al solito, tutto si amalgama armoniosamente: i barcaroli si guadagnano da vivere anche con queste persone e gli uccelli si riempiono lo stomaco.



Una coppia di novelli sposi sulla Yamuna a Nigambodh Ghat.

Probabilmente nessuno dei leccati istagrammer si è mai avventurato sotto il ponte di ferro, sulla riva opposta, dove sembra di essere in aperta campagna.

Shyam ci accompagna remando lentamente, con il suo sguardo come al solito perso chissà dove. Lo conosco da anni, ha un sorriso gentile, e gentile lo è, ma ha sempre anche un'aria malinconica. In questi giorni è in lutto, ha perso il suo fratello minore.


Shyam sulla sua barca.

La sua vita è stata sempre qui, ha ricordi di quando la Yamuna era pulita e rispettata, quando ci lavavano i panni e le stoviglie e ne bevevano le acque; di quando la gente saliva sulla barca di suo padre per farsi portare al piccolo Samadhi al centro del fiume, una piattaforma sulla quale 200 anni fa fu cremato un santone che veniva dall'Uttarakhand. Ricorda di quando, in seguito, anche lui prese ad accompagnare le famiglie a spargere le ceneri dei loro cari e un po' alla volta prese il posto di suo padre. Oggi tante cose sono cambiate, spargere le ceneri qui sembra quasi oltraggioso e, per quanto riguarda i giovani tiktoker, lui non ha un account social sul quale farsi pubblicità come fanno invece i suoi concorrenti più intraprendenti.


Muhammad Yamin accanto alla sua baracca.

Il lato opposto del fiume è tutto diverso: sapevo di lavandai che ancora lavorano lungo la riva. Non ne vedo, ma conosco Muhammad Yamin che quel giorno è di festa, nel pomeriggio andrà con la famiglia a un matrimonio. Muhammad vive in una baracca instabile, la copia di quella che a luglio l'acqua si è portata via. Ci sono altre cinque famiglie accampate come la sua, accanto alla foresta, il loro sembra un piccolo villaggio. Anche il bisnonno viveva e lavorava lì: da allora non è cambiato nulla. Quando gli ho chiesto come mai in tante generazioni non fossero riusciti a costruirsi una dimora più stabile mi ha risposto che gliela demolirebbero perché il terreno è del demanio. Capisco.

Torniamo sull'altra sponda e intanto cala la sera.



La nostra ultima tappa è il cinema per i rickshaw walle, coloro che conducono il rickshaw a pedali. Qui l'atmosfera è surreale, penso che questa tenda venga utilizzata anche come dormitorio, fa freddo, ma fra un mese sarà molto peggio, e ci sono alcuni uomini avvolti in una coperta. Sta andando un vecchio film (nelle foto sopra, il cinema) e la canzone mi riporta ai miei primi viaggi in India, 26 anni fa, situazioni e atmosfere che si sono perdute.

 

Il “pac” della Yamuna: l'inquinamento è massimo.

Kalindi Khunj è la zona più a Sud, le immagini della bianca schiuma portata via dalla corrente hanno fatto il giro del Mondo, da qualche anno a questa parte in occasione della Chhath pooja, quando centinaia di persone, in gran parte donne, rendono tributo al Sole stando in piedi nelle acque per anche un'ora al tramonto e il giorno dopo all'alba.

Qui, qualche giorno prima del festival, abbiamo conosciuto alcune donne con le quali avremmo poi partecipato, insieme alle loro famiglie, ai due giorni più importanti della Chhath pooja.

Quel pomeriggio chi veniva al fiume lo faceva per suggellare l'inizio del digiuno con delle immersioni sacre, incuranti delle nuvole bianche di schiuma tossica che, viste da lontano, davano la poetica impressione di un Pac in movimento.


Sopra e sotto le abluzioni sacre in un fiume inquinatissimo.


Qui ci vivono anche dei contadini, i loro piccoli campi sono verdi, non ho idea della qualità del raccolto ma, come questi riescono a commerciare le loro verdure, ci sono anche dei pescatori che vendono il pescato agli abitanti zona.

Incontro dei bambini che camminano lungo la riva in cerca di cose da rivendere.


Uno di loromi porta una copia della Bhagavad-Gita, appena sottratta all'acqua e, mentre se ne va in cerca di altro, io la apro al sole sfogliandone le pagine di tanto in tanto per farla asciugare.

Anche qui c'è un piccolo tempio, più che altro un insieme di altarini disposti a quadrato su di una piattaforma di cemento. Qualche metro più sopra, in una capanna su una duna, vivono alcune persone. Una di loro, un uomo in mutande, ancora abbastanza giovane (nella foto sotto), ma alterato di prima mattina, mi racconta di essere lì per lavoro, security; trascina a riva i cadaveri di chi annega in quel tratto di fiume, 30, anche 40, ogni anno. Fatico a credere che questo numero corrisponda a realtà, anche dato il suo stato, ma mi spiega che la gente va a fare le abluzioni sacre, non sa nuotare, si spinge in punti dove, può capitare, si trovano improvvisamente mancare il terreno di sotto ai piedi e la loro vita termina lì, in quel tratto di fiume.



Mi racconta queste cose sdraiato davanti a me che sto seduta sulla sabbia, poi all'improvviso mi dice che le donne le trova tutte a pancia in su e, dopo essersi rotolato sulla pancia, mi dice che gli uomini li trova tutti così. Dopo essersi rimesso supino, e avermi raccontato che beve e mastica tabacco perché soffre d'amore, si copre gli occhi con l'avambraccio e cade in un sonno profondo, mentre io continuo a osservare le acque al posto suo...


Un sacro lingam sulle rive della Yamuna deturpate dalla sporcizia.

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