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  • Immagine del redattoreMario Raffaele Conti

«Vikalpa», lo Yoga e la pericolosa illusione di sentirsi speciali

I movimenti che animano la nostra coscienza sono parte integrante della nostra vita di donne e di uomini. Forgiano il nostro destino, lo edificano o lo distruggono, perché la formula alchemica della felicità non è stata ancora inventata o se qualcuno lo ha fatto è talmente difficile da mettere in pratica che è perfino inutile provarci. E naturalmente sto parlando della felicità come si intende a livello popolare, non della Felicità con la maiuscola che assicura una via di realizzazione del Sé come lo Yoga. No, non puoi tenere sotto controllo le variabili. Troppo difficile. Tempo perso.


Lo Yoga, invece, propone l’osservazione di quel che accade e la faccenda è molto meno complessa anche se si porta dietro i suoi problemi. Conosciamo i primi due vortici della mente (le vritti) indicati da Yogasutra di Patanjali, pramana e viparyaya, cioè il ragionamento corretto e non corretto, che contengono migliaia di variabili nella vita reale. Non c’è «IL» ragionamento giusto e non c’è «IL» ragionamento non corretto. O meglio c’è, ma dipende dal nostro stato di risveglio. Se prendiamo lucciole per lanterne perché ci siamo appena svegliati (o surfisti per foche come è accaduto a me alle Hawaii) è necessario fare qualcosa prima di poter ragionare nel modo più corretto. Almeno prendere un caffè. Puoi avere tutti i diplomi e le lauree del mondo e comunque puoi prendere ancora lucciole per lanterne. In Fiesta di Ernerst Hemingway c'è una frase che dice proprio questo: «Non c’è ragione perché le cose al buio debbano apparire sempre diverse da quando c’è luce. Al diavolo, proprio non c’è ragione».

 

Se nello Yoga non pratichi, se non ti metti sul sentiero con la volontà e l’intenzione, non possiamo sperare di discernere. Perché Pramana e Viparyaya ci interrogano sul discernimento.

Ma ci avviciniamo alla terza di vritti che più dovremmo temere perché è tra i responsabili dei disastri della Storia nostra e dell’umanità. In sanscrito si chiama Vikalpa e ci sono diverse traduzioni e concezioni su di essa. Eccone alcune: «La concettualizzazione che non ha una sostanza reale»; «le parole che non corrispondono alla realtà»; Swami Satyananda Saraswati la chiama «la convinzione senza fondamento», «l’immaginazione senza la base di un oggetto, in cui l’oggetto è inesistente».

Dice Satyananda che è la mente che si riempie di fantasie e idealismi, sono «le mete immaginarie degli aspiranti spirituali che vivono in un mondo di idee che non è altro che vikalpa».


Pensate a tutte le volte in cui si crede di essere ciò che non si è, ai fondamentalisti che si illudono di incarnare l’ideale, anzi la perfezione dell’ideale. Pensate all’eterna ricerca dell’uomo, come la chiama Yogananda, cioè la ricerca di un Senso al tutto, e questo Senso molti lo chiamano Dio. Ogni cultura ha la propria visione e tutti sostengono che la loro è quella vera. C’è una frase di Krishnamurti che è illuminante in proposito: «Gli uomini che hanno sganciato la bomba atomica su Hiroshima dissero che Dio era con loro. Quelli che volarono dall’Inghilterra per distruggere la Germania dicevano che Dio era con i loro piloti. I dittatori, i primi ministri, i generali, i presidenti, tutti parlano di Dio, hanno un’immensa fede in Dio. La gente che dice di credere in Dio ha distrutto metà del mondo e il mondo è completamente infelice». Non voglio dire che Dio sia un’illusione, non lo credo e non mi permetterei mai. Voglio dire: siamo certi che dare un volto e un nome a Dio sia utile per conoscerlo? O è un modo per dividere, separare, possedere nel nome di Dio?


Ma dicevo che questa vikalpa-immaginazione è deleterio per la società e anche per l’umanità. Spesso mi riferisco alla figura di Adolf Hitler per descrivere con un'iperbole degli stati d’animo o degli atteggiamenti mentali che poi risultano estremamente deleteri per la persona che li vive e per le persone che la circondano. In un libro straordinario dal punto di vista storico scritto da uno psicoanalista americano durante la guerra, Walter Langer, viene analizzata la personalità di Hitler. Il libro Nella mente di Adolf Hitler (ma i titoli sono diversi, vedi le foto sotto), è il fondamento di tutti i libri storici dedicati al dittatore.



In un capitolo che si chiama Hitler come egli crede di essere, Langer riferisce alcune frasi che ci aiutano a capire meglio il significato di Vikalpa.

-       Hitler pensava di essere il più grande tedesco di tutti i tempi.

     Peccato che fosse austriaco.

-       Era convinto di avere una dimensione storica immensa. È riuscito a radere al suolo la Germania nel giro di 12 anni.

-       Affermava di non poter sbagliare. Dal punto di vista strategico in guerra ha sbagliato tutte le mosse. Non ne parliamo dal punto di vista etico e criminale. Anche se questo è un altro piano di lettura.

-       Asseriva di non fallire. Vogliamo parlare della guerra di Russia?

E poi c’era coté mistica:

-       Diceva: «Ho obbedito ai comandi che la provvidenza posto su di me».

-       Fino al punto in cui ha dichiarato: «Ho sempre pensato di essere come Gesù Cristo». Inutile dire che la provvidenza non gli avrebbe mai ordinato di eliminare 12 milioni tra ebrei, disabili, zingari, omosessuali, prigionieri di guerra, polacchi, ucraini, testimoni di Geova e oppositori politici.

 La storia ci insegna tantissimo.

 

Nessuno di noi è Hitler, ma il meccanismo immaginario di cui soffriamo è il medesimo. Stiamo parlando dell’immaginazione che creiamo nella nostra testa e che è priva di qualsiasi fondamento reale. Pensate all’immaginazione sulla quale basiamo la nostra relazione e le nostre relazioni che porta le stesse drammatiche conseguenze nella nostra vita e in quella di chi a che fare con noi.

Pensate alla montagna di pensieri illusori che è stata creata e viene creata dalla letteratura popolare, dai film a basso contenuto artistico, dai paradigmi e dai metri di misura grossolani usati a livello di massa per leggere la realtà.

Ho letto su un libro di narrativa che la frase «Tu sei una persona speciale, tu meriti di più» è forse l’illusione più pericolosa con cui abbiamo creato diverse generazioni di narcisi umani e spirituali.


Il campo di questa Vritti e vastissimo e sicuramente è un movimento della coscienza fortemente destabilizzante.

Siamo nel mondo del misunderstanding, il fraintendimento della realtà che anche a livelli sociali porta a drammi. O tragedie. Alcuni degli errori umani che facciamo nascono dalle proiezioni che sono Vikalpa. È come se prendessimo la prima sillaba di una parola e cercassimo di indovinare la parola stessa. L’errore è dietro l’angolo.

Pensate a quello che accade sui social, su WhatsApp: quante litigate avete fatto su WhatsApp perché avete interpretato una frase che nel contesto mentale di chi l’ha mandato aveva un significato completamente diverso?

Pensate a quante volte avete litigato perché la frase che vi siete sentiti dire non corrispondeva al vostro immaginario, aveva un significato diverso da quello che voi stessi vi aspettavate di percepire e quindi avete tradotto male l’intenzione. 

 

Ma non solo: Vikalpa si annida nella negazione del corpo, l'illusione che non ci serva per progredire spiritualmente. Se lo neghi, se annienti la corporeità, crei dei mostri e affondi nei malanni del corpo e della mente. Difatti coloro che predicano di rinnegare il corpo, le emozioni, il sentire, la cura per il corpo e per il proprio aspetto, di male ne fanno eccome. Se rinneghi chi sei tu, non sai più chi sei, vivi di esaltazione egoica e illusoria della personalità e causi disastri a te e agli altri. Se vuoi vivere la vita di un altro, anche di un santo, sei preda di Vikalpa. Se mentre pratichi non stai nel corpo, ma nell’immaginario del corpo, sei in Vikalpa.

Forse conviene tornare e restare con i piedi per terra, ben ancorati alla realtà delle cose, del nostro essere, della nostra autentica essenza. Con buona pace di Dorian Gray e dei suoi molteplici ritratti di oggi.



Foto di Gerd Altmann da Pixabay.




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