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Il coro delle tre sorelle del Baltico a Putin? «Kant, che ti passa»... la voglia di guerra

Aggiornamento: 17 lug 2023

Tre sorelle. Ci sono le Tre sorelle di Cechov, Mascia, Olga e Irina, orfane infelici di un generale dell’Impero russo:sognano di tornare a Mosca e intanto “si guardano vivere”. E ci sono le tre sorelle del Baltico, Estonia, Lettonia e Lituania, orfane felici dell’Impero sovietico: hanno l’incubo che Mosca possa tornare e intanto vivono guardandosi intorno con circospezione.


Delle Tre sorelle di Cechov ricordo la stupenda interpretazione di una grande attrice, Ilaria Occhini (di Cechov ero già innamorato…). Le tre sorelle del Baltico sono più difficili da interpretare. Si tende a confonderle e non sai mai in che ordine citarle: in ordine alfabetico, da sinistra a destra, dall’alto in basso. Per estensione e per numero di abitanti vince la Lituania, che ha una superficie di 65.200 km² e 2 milioni 800 mila abitanti. Segue la Lettonia con 64.589 km² e un milione 900 mila abitanti. La più piccola è l’Estonia con 45.228 km² e un milione 350 mila abitanti.


Ma poi non ti ricordi in quale degli Stati si svolge un avventuroso Rally automobilistico; quale è stato accusato da Amnesty International di maltrattare i migranti; in quale, secondo Putin, ci sono missili nucleari puntati contro di lui… Si confondono anche i servizi segreti russi; quello civile annuncia felice che la terrorista ucraina che ha ucciso Darya Dugina, figlia dell’ideologo di Putin, si è rifugiata in Estonia, mentre il servizio militare protesta: «Ma noi avevamo capito di dover preparare un piano per attaccare la Lituania, adesso ci tocca rifare tutto».


Le tre sorelle baltiche hanno avuto spesso un destino comune, sballottate prima tra impero russo e impero prussiano (con interventi estemporanei dei Cavalieri Teutonici e perfino della Svezia), poi tra la Germania nazista e la Russia stalinista. Le comuni disavventure non le hanno unite di più. Anzi, come capita spesso alle sorelle, ognuna tende a staccarsi dalle altre e vivere una propria indipendenza, legandosi o ispirandosi ad altri Paesi.


L’Estonia è la più settentrionale delle sorelle baltiche. Ma più che baltica si sente finnica, i suoi maggiori legami sono con la Finlandia. Nel periodo dell'indipendenza prima della Seconda guerra mondiale era attivo nella capitale Tallinn un Istituto italiano di cultura, diretto da Indro Montanelli “esiliato” dal fascismo per aver scritto che una volta, a letto, Mussolini aveva “fatto cilecca”.

Per l’Estonia, il primo passoverso la libertà dall’Urss fu nel 1980 quando si svolsero a Tallinn le gare di vela della XXII Olimpiade: per l’occasione ebbe il permesso di fabbricare gomma da masticare, fino ad allora rigorosamente proibita perché simbolo dell’odiato imperialismo americano.


Tallin. Foto di Angelo Giordano da Pixabay

In mezzo c’è la Lettonia, capitale Riga, divisa in quattro regioni dai nomi suggestivi: Curlandia, Livonia, Semigallia e Letgallia. All’inizio del Seicento fu occupata dalla Svezia, dominio durato un secolo. Seguirono varie disavventure, ma il legame con la Svezia rimane vivo ancora oggi: il primo caso accertato di “sindrome di Stoccolma”. I lettoni sono per lo più cristiani, con varietà di riti: luterani, cattolici, ortodossi; c’è una comunità ebraica, sopravvissuta allo sterminio nazista. Ma ci sono anche altre due religioni: la Dievturi e la Romuva; sono culti pagani politeistici, che hanno radici storiche legate al rapporto con la natura e alla venerazione degli antenati.


Riga. Foto di Makalu da Pixabay.

La Lituania è la più meridionale delle sorelle baltiche, con capitale Vilnius. Forse per questo è la più passionale, legata da un grande amore per la vicina Polonia, concluso con il matrimonio del granduca lituano Jogaila con la regina Edvige di Polonia e alla conseguente unione personale delle due corone. La confederazione polacco-lituana assunse nel Cinquecento il nome di Repubblica dei due Popoli. Ma alla fine del ’700 furono sconfitti, la Polonia spartita e la Lituania occupata dall’impero zarista, che non è mai stato gentile coi lituani. Non si voleva che esistessero: nei primi anni del Novecento le autorità zariste vietarono la pubblicazione di opere in lingua lituana che utilizzassero l’alfabeto latino, o cirillico o niente.


Vilnius. Foto di Peggy e Marco Lachmann-Anke da Pixabay .

Assaporata l’indipendenza i lituani si sono ribellati a nazisti e sovietici. I partigiani, che ispirandosi a Robin Hood hanno scelto di chiamarsi «Fratelli della foresta», hanno fatto anni di guerriglia contro lo stalinismo. La Lituania ha un pessimo vicino, l’exclave russa di Kaliningrad (un pezzetto di Russia fuori dalla Russia), dove si dice che ci siano più missili che abitanti. Un postaccio. Ma c’è chi ricorda che un tempo Kaliningrad non era un’exclave, non era russa e non era neppure Kaliningrad. Era l’antica, nobile Königsberg, patria di Immanuel Kant.


Ora, non so che cosa legga Putin, a parte i rapporti dei servizi segreti. Ci permettiamo di consigliargli la letturina di un’opera del grande filosofo: un centinaio di pagine, si intitola Per la pace perpetua. Tra le Nazioni, speriamo. Altrimenti, pazienza, anche solo per Putin…


La statua di Kant nella sua Königsberg. Foto di Наталия da Pixabay.




 

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