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La Svezia ha paura del deserto dei tartari

Aggiornamento: 17 lug 2023

Si fanno i dispetti. Aerei russi compiono una toccata e fuga sfiorando il cielo svedese. E la Svezia, insieme con la sorella Finlandia, partecipa con entusiasmo alle manovre militari di 14 Paesi Nato nel mar Baltico davanti alla Russia. Perché non ci siano dubbi su chi è in questo momento il suo partner preferito, la prima ministra svedese Magdalena Andersson incontra a Stoccolma il generale Mark Milley, capo di Stato maggiore dell’esercito degli Stati Uniti. Tuttavia, il Paese scandinavo ha precisato chiaramente che, se venisse accettata la sua richiesta di entrare nella Nato, non vuole armi nucleari e basi permanenti nel suo territorio. Fin qui la cronaca.


È stata una notizia sorprendente che la Svezia abbia deciso, dopo oltre due secoli, di lasciare la sua proverbiale neutralità su tutto, per schierarsi. Ma è stata una scelta logica, anzi obbligata. Non poteva essere altrimenti, dopo una lunga Storia fatta di straordinari successi, atroci sconfitte e inquietanti paure; e in più, per noi, un inaspettato colpo di scena.


È una storia che comincia da lontano, talmente lontano che ne parlano Plinio il Vecchio, in un frammento in cui descrive la Scatinavia, che ritiene una grande isola inesplorata; e Tacito nel suo volume De Origine et situ Germanorum. Lo storico romano accenna al «potente e numeroso popolo degli Sueoni… forti anche nello stesso Oceano per la flotta oltre che per uomini e armi» con navi straordinarie, che invece di avere la prua e la poppa hanno due prue, per cambiare direzione senza inutili manovre. Sono i progenitori dei vichinghi e degli attuali svedesi, che il loro Paese non lo chiamano Svezia, bensì Sverige, che deriva da Svea rike, cioè «regno dei Sueoni».


Per parecchi secoli non si parla più dei Sueoni. I vichinghi sono re dei mari, alternando commercio e pirateria. Nelle loro avventurose navigazioni scoprono anche l’America, ma si guardano bene dal dirlo (in questo molto diversi da quei chiacchieroni degli italiani, tipo Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci). Nel Trecento una regina, Margherita, riesce a unificare i Paesi nordici, ma i tre non riescono ad andare d’accordo e appena può la Svezia torna a separarsi. È un periodo di particolare attività per gli svedesi all’inizio del Seicento. Altro che neutrali, il loro esercito è il più forte e temuto d’Europa, riescono a combattere tre guerre quasi contemporaneamente, tutte combattute e vinte da re Gustavo II Adolfo, detto «Il Leone del Nord»: la guerra di Kalmar contro la Danimarca, la guerra d'Ingria contro la Russia e la guerra contro la Confederazione Polacco-Lituana.


E qui siamo costretti a criticare William Shakespeare: in Amleto si sa «c’è del marcio in Danimarca» e a risolvere la situazione viene evocato un principe Fortebraccio, di passaggio per andare a sfidare la Polonia. Shakespeare non distingue gli scandinavi: afferma che Fortebraccio è norvegese, ma a combattere con i polacchi sono stati soltanto gli svedesi… Il Leone del Nord Gustavo Adolfo ama combattere: è già riuscito a portare via territori alla Russia e alla Polonia, si getta con entusiasmo nella Guerra dei Trent’Anni: si allea con la Francia di Luigi XIII e del cardinale Richelieu contro l’imperatore d’Austria. Ottiene una serie di vittorie, ma non tutti i suoi soldati sono felici di combattere: tanto che alla battaglia di Lützen in Sassonia qualcuno gli spara alle spalle. Il re vince, ma perde la vita. Gli succede la figlia Cristina, che ha appena sei anni ed è sotto tutela, contesa tra la madre, una zia e il primo ministro. Quando finalmente diventa davvero regina non si diverte a farlo e dopo pochi anni abdica per trasferirsi nella città che ama di più, Roma, dove anima la vita artistica.



Inizia un rapido declino della Svezia, che si scontra col sempre più potente impero russo. Durante la Grande Guerra del Nord, gli svedesi subiscono la più pesante sconfitta, in Ucraina, da parte dello zar Pietro il Grande. Cent’anni dopo, nel 1809, una ferita mortale: la Russia strappa alla Svezia metà del suo territorio a Oriente, creando il Granducato di Finlandia. La Svezia può rifarsi solo con un vicino più debole: fa guerra alla Norvegia nel 1814 e la convince ad accettare l’unione dei due Paesi; 90 anni dopo, senza litigare, ognuno riprende la sua indipendenza. Gli svedesi si dedicano ad altro: Alfred Nobel scopre la dinamite e poi, per farsi perdonare, crea i Premi Nobel; mentre Gideon Sundbäck inventa la più innocua cerniera lampo.


Anche se sbandiera la propria neutralità, la Svezia ha una grande paura: quella di poter essere attaccata da un nemico, noto o ignoto, all’improvviso e da una posizione inaspettata. Oltre il Circolo polare artico, in Lapponia, viene costruita a Boden un’enorme fortezza che si affaccia sul vuoto, su un’immensa pianura gelata. Qui una guarnigione sperduta, formata da 5 mila uomini, che diventano 15 mila durante le guerre mondiali, aspetta ogni giorno che arrivino da Oriente i nemici, che siano russi, mongoli, tartari…


È sconcertante: sembra, anzi è, la Fortezza Bastiani del romanzo di Dino Buzzati Il deserto dei tartari. Possibile che sia una coincidenza? Che lo scrittore abbia immaginato ciò che altrove era una realtà? Buzzati, in realtà, potrebbe averne sentito parlare. Nei primi Anni 30 Vittorio Beonio Brocchieri, inviato del Corriere della Sera e aviatore, sorvola quelle zone, chiede di poter atterrare a Boden, gli è negato il permesso perché è un aeroporto militare; successivamente il giornalista vi arriva ugualmente in treno. Tornato a Milano, Beonio Brocchieri sicuramente ne ha parlato con i colleghi: forse anche con Buzzati, che ne avrebbe tratto ispirazione per il suo capolavoro…



Fino ad oggi la Svezia ha mantenuto la sua neutralità, anche se ha continuato a “invadere” il mondo con nuovi particolari eserciti: calciatori, come Skoglund, il trio Gre-No-Li, Hamrin, Jeppson, Ibrahimovic; e gente di spettacolo, come Ingmar Bergman, Greta Garbo, Ingrid Bergman, Anita Ekberg, Ingrid Thulin, Liv Ullmann, Harriet Andersson, Max von Sydow, Erland Josephson.





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