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Siamo parte di un mistero che si chiama «Universo» (e la prova è in mostra a Milano)

Ci sembra di sapere tutto. Almeno tutto quello che ci serve per vivere o sopravvivere. Poi attorno ci scoppia la pandemia. il riscaldamento globale, ci vediamo morire gli alberelli sotto casa, scarseggiare le medicine in farmacia, tre o quattro pazzi minacciano di fare esplodere il mondo, il conto in banca crolla, e forse capisci di non sapere tutto quello che ti serve per sopravvivere. O che non basta e non basterebbe comunque. Qualcuno si spiega tutto con le cospirazioni, ma un ricercatore autentico di fronte a ciò che non conosce, studia, si informa in modo scientifico, e capisce che più di tanto non si può sapere. Perché oltre c'è solo il mistero.


Così entrare alla mostra Unknown Unknowns. An Introduction to Mysteries è stato come approcciarmi a un balcone dal quale intuire - perché capire sarebbe perfino troppo - «Quello che non sappiamo di non sapere», che è il titolo italiano dell'esposizione che si svolge alla Triennale di Milano fino all'11 dicembre. E che vi consiglio.


Lo splendido scalone della Triennale che porta alla mostra «Unknown Unknows».

«Mappare i bordi dell'ignoto contemporaneo», è il fine della mostra milanese, percepire «una forma di conoscenza che rispetta l'ignoto, a volte abbracciandolo, a volte attraversandolo, a volte eludendolo. Ma sempre accettandolo come presenza costante della nostra vita».


Siamo da sempre con lo sguardo all'insù. Cerchiamo di comprendere quello che sta dentro di noi attraverso la contemplazione poetica e scientifica del firmamento. «Firmamento» è un termine bellissimo, specialmente oggi in cui la parola «universo» è molto inflazionata. «Firmamento» deriva da firmamentum, volta di sostegno del cielo, dal verbo firmare che significa «rinsaldare». Come se lo sguardo su ciò che presumiamo infinito rinsaldasse il nostro legame con l'assoluto e l'insoluto. Col mistero. Nel 1609 Adam Eisheimer dipinse Fuga in Egitto e - stupore - disegnò nel cielo la Via Lattea. O qualcosa di simile, almeno. Quello che non sapeva è che la nostra è solo una delle 200 miliardi di galassie del nostro Universo. Che forse - sostengono i filosofi della Scienza - è solo uno di tanti (quanti?) universi paralleli. Ho i capogiri. E pensare che vorremmo sapere tutto.



Nell'ovale, i 2 miliardi di stelle della Via Lattea mappati dalla missione «Gaia» dell'Esa. (Foto DSL Studio).

Nelle Listening Chambers il neuroscienziato Antonio Damasio affronta il tema del sé e della coscienza, il fisico teorico Carlo Rovelli quello del tempo, il filosofo della biologia Telmo Pievani riflette sull’origine della vita e la fisica teorica Lisa Randall sui misteri dell’universo: «Nel momento in cui si riconosce che gli esseri umani e il contesto osservabile difficilmente possano rappresentare la somma totale della realtà, ci si trova di fronte al mistero più grande in assoluto», osservano.

E allora eccoci proiettati tra i ghiacci di un asteroide, tra le immagini del meteorite Tomanowos (venerato dai Nativi americani come «visitatore del cielo»), ad affrontare domande del tipo «Come è nata la vita sulla Terra» (e sono ancora tantissime le cose che la Scienza non sa). E anche «Dove è nata la vita sulla Terra?». Darwin ha immaginato il brodo primordiale, oggi gli scienziati pensano che fosse in profondità, spiega il professor Pievani. E chiosa: «Il resto dobbiamo immaginarlo».

E come sarà la vita su Marte, sulla Luna, se mai andremo davvero? Sarà possibile? Stanno studiando e c'è chi immagina cupole che possano ospitare la vita e proteggano dalle radiazioni dell'universo che ammazzerebbero anche un toro, diremmo noi esemplificando. I problemi fisico-chimici da affrontare sono enormi, ma la fantasia li precede e immagina, anticipa, forse.


Andrea Galvani, «Instruments for Inquiring into the Wild and the Shaking Earth». Sullo sfondo, Alighiero Boetti, «Mettere al mondo il mondo», 1975. Foto DSL Studio.

Sì, gli scrittori fantascienza immaginano e spesso ci azzeccano, i matematici creano le formule che rendono il mistero reale, lo spiegano per quel che possono, lo estrapolano dalla fantasia e lo consegnano nelle nostre mani. Ma è ancora tantissimo, troppo quello che non sappiamo,

Una cosa che sappiamo è che tra 4 miliardi di anni la Galassia di Andromeda si scontrerà con la Via Lattea. Non sarò qui a raccontarlo, né voi a leggerlo, ma la collisione avverrà e sarà il trionfo del dio Shiva, della trasformazione totale e assoluta.

La chiamano «fantascienza», la chiamano «scienza», la chiamano «spiritualità», ma alla fine della mostra capisci che solo un filo sottilissimo separa l'una dalle altre.

Ho i capogiri. Qualcuno ha un'aspirina?

Mario Raffaele Conti





Informazioni

23ª Esposizione Internazionale di Triennale Milano Unknown Unknowns. An Introduction to Mysteries - 15 luglio - 11 dicembre 2022


Orari Triennale Milano

Martedì – domenica

11.00 – 20.00 (ultimo ingresso alle 19.00)


Biglietti

22 euro (intero) / 18 euro (ridotto) / 11 euro (studenti)

Il biglietto è valido dal suo acquisto fino alla chiusura dell'Esposizione per visitare le diverse sezioni anche in giornate tra loro diverse.


Prevendite

triennale.org e vivaticket.com


Informazioni per le prevendite

biglietteria@triennale.org oppure +39 02 72434 208





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