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  • Immagine del redattoreElia Perboni

L'Orchestra del Mare, la musica è il riscatto delle vite perdute

Aggiornamento: 21 feb

Sono i resti di tragedie, di sogni spezzati finiti alla deriva. I barconi dei migranti, senza più il loro carico di disperate speranze, diventano scoloriti pezzi di legno galleggianti inanimati, portati a riva dalle correnti, vuoti della presenza di uomini e donne che spesso la terra non sono riusciti a toccare.


Quelle consumate e fragili imbarcazioni, simbolo di un’umanità finita ai margini, sono state recuperate e portate a una nuova vita, hanno affrontato, vuote, un altro viaggio verso mani che le hanno trasformate in strumenti musicali, onde sonore: l’arte della musica che si trasforma in una rinascita spirituale, una memoria che vive.

Pezzi di legno nobilitati nella loro metamorfosi (nelle foto sotto) fino a risuonare in uno dei più grandi templi della musica, il Teatro alla Scala di Milano, e dare vita a un concerto straordinario, emozionante dell’«Orchestra del Mare».  




È il percorso del progetto, non a caso titolato Metamorfosi, nato per volontà della Casa dello Spirito e delle Arti in collaborazione con il Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria. Sì, perché le mani che hanno accolto le barche abbandonate nel porto di Lampedusa e le hanno trasformate negli archi di un’orchestra, sono quelle dei detenuti dei laboratori di liuteria delle carceri di Opera, Monza, Rebibbia e Secondigliano (in quest’ultimo è stata costruita anche la chitarra che Sting ha suonato lo scorso anno nel carcere napoletano), seguiti dall’esperienza di grandi maestri esperti.


Legni ben diversi dai pregiati abeti e aceri utilizzati nella liuteria, legni crepati, intrisi di gasolio e di salsedine, legni con tante crepe “da guarire”, eppure casse armoniche in grado di suonare Bach e Vivaldi. I legni “rinati” sono stati illuminati sul palco del teatro più importante del mondo in una serata a sfondo benefico con l’intento di offrire un futuro a questi progetti e nella quale la musica ha messo così al centro simbolicamente il richiamo alla dignità della persona, quella dei migranti e, anche, quella dei detenuti.


Quei legni, nella loro nuova forma-strumento hanno trovato l’accoglienza e il tocco finale di altre mani ancora, quelle di grandi solisti quali il violinista Gilles Apap e i violoncellisti Mario Brunello e Giovanni Sollima che hanno dialogato con i tredici strumentisti dell’Accademia dell’Annunciata diretta da Riccardo Doni. Ed è stato quel legno che ha attraversato il mare a far vibrare il Terzo Concerto Brandeburghese di Bach,  L’Inverno di Vivaldi, il celebre Preludio di Kreisler, White Man Sleeps del compositore sudafricano  Kevin Volans e Violoncellos Vibrez di Giovanni Sollima.


Tutto esaurito a La Scala per l'Orchestra del Mare.


Grande musica, onde emozionali e l’impossibilità a distogliere lo sguardo da quegli strumenti, alzati in aria come bandiere dai musicisti nel gran finale e che mantengono in superficie i colori tenui dei gozzi. Impossibile non pensare a quel mare, chiedersi dove saranno quegli esseri umani, chi ce l’ha fatta o chi starà dormendo per sempre nei fondali.


Dentro le barche recuperate c’erano i segni di vita del viaggio disperato in mezzo a onde alte come muri: vestiti, salvagenti, biberon. Ed è per contrastare la cultura dell’indifferenza e dello scarto che l’Orchestra del Mare non si ferma qui, altri strumenti del mondo mediterraneo si aggiungeranno in futuro, e altri teatri apriranno le porte in Italia e all’estero per l’approdo di questi legni: la musica che “viene a galla” apre il cuore e diventa preghiera universale, una grande carezza per “loro”.



I maestri dell'Orchestra del Mare ringraziano al termine del concerto.

 

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