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  • Immagine del redattoreElia Perboni

Beatles: la loro rivoluzione ci ha resi liberi, lo sapevi?

Nell’era della musica liquida, la cui vita è piuttosto breve, bruciata spesso in una fruizione rapida attraverso le nuove tecnologie della Rete, fa effetto osservare dopo sessant’anni qualcuno che si mantiene ancora in cima alle classifiche con una musica, che definire semplicemente pop è restrittivo, che aggrega ogni generazione; una musica viva nel tempo. È un fenomeno ormai entrato nella pagine della storia del Novecento e che si chiama Beatles.


I Beatles nel 1963 (Foto Ufficio Stampa).

Hanno rivoluzionato il mondo alzando soprattutto la bandiera del cambiamento, della sperimentazione, del sapere sempre guardare oltre e nel combattere le convenzioni usando spesso l’arma appuntita dell’ironia. Persino quando compongono nel periodo caldo della politica, nel 1968, una canzone come Revolution, una sorta di manifesto il cui titolo evoca la lotta e la ribellione, in realtà vanno controcorrente, sono “controrivoluzionari” che puntano il dito verso chi per affermare le proprie idee usa la violenza: «Dici di volere una rivoluzione, bene, tutti vogliamo cambiare il mondo. Ma quando parli di distruzione, sappi che non puoi contare su di me».


I Beatles nel 1968 (Foto Ufficio stampa).

Non sono mai allineati. Sono rivoluzionari anche quando abbandonano, agli esordi, i giubbotti di pelle legati all’immagine, allo stereotipo del rock’n’roll e segnano la fine dei ragazzi col ciuffo. Cambiano il modo di apparire, portano i capelli lunghi con la frangetta e vestono eleganti. Vanno controvento e sorprendono. Sempre. Non è solo moda, diventa costume, un’estetica che è atto di contestazione verso le vecchie generazioni. Dentro le case in tutto il mondo i ragazzi ascoltano la nuova musica, portano i capelli lunghi e si scontrano con il passato dei genitori. Dentro i vestiti ci sono i contenuti, nelle tasche c’è la musica nuova, soprattutto quella dei Beatles che segnano il percorso, sono avamposti seguiti da tutti, presi a esempio, baluardi di una nuova era. Hanno innescato un processo di autocoscienza collettiva. Ogni passo, ogni album è un cambio di rotta, una pagina nuova nella storia della musica. Era George Harrison che diceva: «Ricantare la stessa canzone è come ripetere la stessa barzelletta».


1965, le leggendarie frangette dei Beatles (Foto Ufficio stampa).

I Beatles spezzano anche le regole del frontman. Non c’è. Certo Lennon e McCartney sono le figure di spicco in quanto autori, ma i Beatles operano come un collettivo (non privo di scontri interni). Nella linea orizzontale del palco sono allineati, un corpo unico nel quale ogni elemento ha un ruolo determinante, impossibile da sostituire. Sono liberi di creare, usano il potere della popolarità e del denaro per essere indipendenti nelle scelte.

Ogni disco è una rivoluzione a sé per creatività, nuove direzioni da sperimentare, hanno oltrepassato le frontiere di genere nella musica realizzando un originale patchwork di stili, riferimenti filtrandoli e rendendoli loro. Come in Revolver che è una sorta di laboratorio con manipolazione di nastri, filtri e sovraincisioni o il capolavoro visionario Sgt. Pepper’ Lonely Hearts Club Band.



1967, i Beatles nell'anno di Sgt. Pepper (Foto Ufficio stampa).

Massimo Donà, filosofo e musicista jazz, nel suo saggio La filosofia dei Beatles racconta: «I Beatles, dopo la costruzione di individualità precise e caratteristiche molto diverse dimostrano che gli opposti non si elidono più l’un l’altro, ma convivono insieme. La famosa unità degli opposti di Eraclito l’hanno realizzata nel giro di pochi anni: insieme e perfettamente diversi con la capacità di incarnare lo spirito Beatles».

C’è poi l’inaspettato sguardo a Oriente, l’India, una porta aperta da George Harrison, l’ennesimo cambio di rotta, la “rivoluzione dello spirito”. La neuroscienziata e docente in Neuromusicologia Donatella Caramia, studiosa dei Beatles, ricorda che il numero quattro, quanti sono i componenti del gruppo, rappresenta in India il numero della stabilità. Ma anche Jung parla della quaternarietà come struttura stabile. Afferma la neuroscienziata: «Loro sono stati portatori di pace dopo il dramma della Seconda Guerra Mondiale, e hanno mostrato come accedere alla spiritualità attraverso il canale più potente: la musica» (da Yogananda mi ha cambiato la vita, Yogananda Edizioni).

Rivoluzione ed evoluzione vanno di pari passo nello scrivere, in poco meno di un decennio, le pagine della storia che hanno cambiato il mondo trasformando il pop in arte. Ha scritto Timothy Leary: «I Beatles sono mutanti. Prototipi di agenti evolutivi inviati da Dio, dotati di un misterioso potere di creare una nuova specie umana - una giovane razza di ridenti uomini liberi».


I Beatles nel 1969, l'ultimo atto (o quasi). (Foto Ufficio stampa).



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